Carlo Goldoni
Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno

ATTO SECONDO

SCENA NONA

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SCENA NONA

 

Cacasenno, poi Erminio

 

CAC.

Guardate che pisciona!

È picciola, e vuol far la braghessona.

ERM.

Olà, dimmi: chi sei?

CAC.

Io son solo, signor, non siamo sei.

ERM.

Domando, come hai nome?

CAC.

Voi mi parete un pazzo;

Vedete, uomo non son, son un ragazzo.

ERM.

Capisci, o testa sciocca:

Dico come ti chiami.

CAC.

Con la bocca...

ERM.

Di chi sei figlio?

CAC.

Di mio padre.

ERM.

E il padre

Chi è, come s'appella?

CAC.

Non si pela mio padre; oh questa è bella!

ERM.

(Sarebbe mai costui

Figlio di Bertoldin?)

CAC.

(Mi fa paura.

Vorrei fuggir, se si voltasse in ).

Guardate. (lo fa voltar dall'altra parte)

ERM.

Dove vai? (s'accorge che vuol fuggir e lo ferma)

CAC.

Son qua, son qua. (tremante)

ERM.

(Oh che bel turlulù).

Dimmi, saresti tu

Figlio di Bertoldino?

CAC.

Per l'appunto.

ERM.

Quando arrivato sei?

CAC.

Quando son giunto.

ERM.

Tu parli molto male.

CAC.

Voi siete un animale,

Perché non m'intendete,

E si vede che avete il capo tondo.

ERM.

Di che paese sei?

CAC.

Di questo mondo.

ERM.

Vuoi venir meco?

CAC.

Messer no.

ERM.

Perché?

Solo restar vuoi qua?

CAC.

Vuò cercar la mia mamma e il mio papà.

ERM.

(Vuò condurre, s'io posso,

Questa dinanzi al re vaga figura).

Vieni, vieni.

CAC.

Ho paura.

ERM.

Vieni a far colazione.

CAC.

Col pane, o col bastone?

ERM.

Vieni, e sarai contento.

CAC.

Ho paura di qualche tradimento.

ERM.

Orsù, perché tu veda

Ch'io ti parlo sincero,

Prendi questi denari e questi dolci:

Mangia, godi, trastulla, e non temere.

CAC.

Cose buone? denari? oh che piacere!

Me li donate a me? son tutti miei?

Mamma, venite pur tutta giuliva.

Cose dolci e denari? evviva, evviva.

 

Oh quanto contento

Ch'io provo, ch'io sento!

Le belle monete

Consolano il core,

E il dolce sapore

Diletto mi .

La la ra la le la,

La la ra la la.

(ballando e saltando parte)

 

 

 


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