Jacopo da Lentini
Poesie

Sonetti

XXXV

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XXXV

Diamante, né smiraldo, né zafino,

vernul'altra gema prezïosa,

topazo, né giaquinto, né rubino,

né l'aritropia, ch'è sì vertudiosa,                    4

 

né l'amatisto, né 'l carbonchio fino,

lo qual è molto risprendente cosa,

non àno tante belezze in domino

quant'à in sé la mia donna amorosa.              8

 

E di vertute tutte l'autre avanza,

e somigliante [a stella è]   di sprendore,

co la sua conta e gaia inamoranza,              11

 

e più bell'e[ste]     che rosa e che frore.

Cristo le doni vita ed alegranza,

e sì l'acresca in gran pregio ed onore.         14

 

 


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