Jacopo da Lentini
Poesie

Rim

XVI

PrecedenteSuccessivo
Link alle concordanze:  Normali In evidenza

I link alle concordanze si evidenziano comunque al passaggio

XVI

Dolce coninzamento

canto per la più fina

che sia, al mio parimento,

d'Agri infino in Mesina;

cioè la più avenente:                                     5

o stella rilucente

che levi la maitina!

quando m'apar davanti,

li suo' dolzi sembianti

m'incendon la corina.                                  10

 

«Dolce meo sir, se 'ncendi,

or io che deggio fare?

Tu stesso mi riprendi

se mi vei favellare;

ca tu m'ài 'namorata,                                  15

a lo cor m'ài lanciata,

sì ca difor non pare;

rimembriti a la fiata

quand'io t'ebi abrazzata

a li dolzi baciarti».                                      20

 

Ed io baciando stava

in gran diletamento

con quella che m'amava,

bionda, viso d'argento.

Presente mi contava,                                  25

e non mi si celava,

tut[t]o suo convenente;

e disse: «I' t'ameraggio

e non ti falleraggio

a tut[t]o 'l mio vivente.                                30

 

Al mio vivente, amore,

io non ti falliraggio

per lo lusingatore

che parla tal fallaggio.

Ed io sì t'ameraggio                                    35

per quello ch'è salvaggio;

Dio li mandi dolore,

unqua non vegna a maggio:

tant'è di mal usaggio

che di stat'à gelore».                                   40

 

 


PrecedenteSuccessivo
Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (VA1) - Some rights reserved by Èulogos SpA - 1996-2009. Content in this page is licensed under a Creative Commons License