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| Francesco Maria Piave Il corsaro IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena decima ed ultima. Detti, Corrado e Gulnara con alcuni Corsari
CORRADO E MEDORA (abbracciandosi): Sul lungo mio dolor!
ANCELLE: Ah! brilla per quell'anima
Ne Sarà dato ancor!
Che di' tu mai?
Mi contempla!
Gran Dio!
qui vegg'io!. . .
Per me infelice - vedi costei; Rischiò suoi giorni - pe' giorni miei. Ardea l'haremme, - salvai sua vita. Grata e pietosa - le mie ritorte Infranse, e tolsemi - da orrenda morte;
CORO: Oh
MEDORA: Grazie ti rendo - bella pietosa.
Grazie non curo - non merto omaggio; Troppo colpevole - fu il mio coraggio! I miei rimorsi - non vo' svelare; Ti farei fremere - raccapricciare. Saper ti basti - che sul mio core Più che pietade - poté l'amore.
Ah sì! l'adoro, Ma invano.
Io ti credea. . . Già spento, e vivere - più non potea Perdono. . .
Or apriti - terra! e m' avrai.
TUTTI: Frenar le lagrime - chi puote ornai?
O mio Corrado, appressati: Mi sia conforto almeno Del giorno i rai s'oscurano. . . Più non. . . ti veggo. . . addio. . . In cielo. . . innanzi. . . a Dio. . . Volo. . . per te. . . a. . . pregar!. . .
L'amante tuo son io. . . Perché mi vuoi lasciar?
Del pentimento mio,
CORO: Ah troppo di quell'anima Fu lungo il dolorar.
(Medora muore nelle braccia di Corrado)
Spenta è Medora!!!. . . i vortici M'inghiottino del mar.
CORO: Che fai? Corrado!. . . Ah corrasi
(Partono frettolosi: le Ancelle portano via la salma di Medora. Gulnara cade)
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