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Temistocle Solera
Oberto conte di San Bonifacio

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  • ATTO PRIMO
    • Scena quarta. Leonora, Oberto
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Scena quarta. Leonora, Oberto

 

LEONORA:

Al cader della notte

denno le nozze incominciar! Ben sia!

In fosca luce avvolta,

potrò meglio al castello

recarmi inosservata . . . Oh ciel! . . . chi vedo! . . .

 

OBERTO:

Qual voce! . . . è dessa!

 

LEONORA:

Tu! . . . padre!

 

OBERTO:

Son io!

 

LEONORA:

In qual luogo il rivedo, eterno Iddio!

 

OBERTO:

Guardami! Sul mio ciglio

vedi del duol le impronte!

Nell'impudica fronte

sculto il terror ti sta!

Non ti bastò il periglio

d'un padre sventurato . . .

L'onore hai tu macchiato

di sua cadente età.

 

LEONORA:

Padre! Mi strazii l'anima . . .

Quel guardo mi spaventa!

O vendicata, o spenta

la figlia tua sarà.

A una tradita e misera

dona un amplesso, o padre . . .

Ten prega in ciel la madre,

gioia nel ciel ne avrà.

 

OBERTO:

La madre tua? . . .

 

LEONORA:

Dal cielo

vede il mio pianto e gemme!

 

OBERTO:

Vede il tuo fallo e freme . . .

Taci, ti scosta, va!

 

LEONORA:

Del tuo favor soccorrimi,

ciel, che agli afflitti arridi!

Or che a me presso il guidi,

salvami il genitor!

 

OBERTO:

Del braccio tuo soccorrimi,

ciel, che agli oppressi arridi!

Io venni a questi lidi

vindice dell'onor!

Odi! In quell'alte torri

il seduttor si cela . . .

Ivi il delitto svela;

lavi l'infamia, o mora . . .

Ti fia concesso allora

del padre tuo l'amor.

 

LEONORA:

Sì! Fra quell'alte torri

la voce mia risuoni!

Piombi sull'ara e tuoni

spavento allo spergiuro . . .

Rimeritarmi io giuro

del padre mio l'amor.

 

OBERTO:

Un amplesso ricevi, o pentita;

ti fia pegno al perdono promesso.

Ma se infamia anteponi alla vita,

fia l'estremo che ottieni da me!

 

LEONORA:

Affidata del padre all'amplesso

di me stessa mi sento maggiore;

se l'infamia antepongo all'onore,

fia l'estremo che ottengo da te.

 

(Partono verso Bassano)

 





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