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| Francesco Maria Piave Stiffelio IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena quarta. Stiffelio e Lina
(Non ha per me un accento! . . . Non un guardo!)
LINA: Rodolfo . . . Oh perdonate! Mal s'avvezza A chiamarvi Stiffelio il labbro mio: (S'alza) Rodolfo Müller: egli è il dolce nome Col quale vi chiamai la prima volta, Che qui, fuggente la nemica rabbia, V'accoglieva mio padre.
Quanto infelice fui da te lontano!
LINA: T'era splendido tanto e di piaceri!
Piacer! . . . t'inganni, tu con me non eri. Del vizio in schiavitude;
LINA:
Le ingenue
LINA: Ah! . . .
Il quadro è troppo orrendo . . . Che ancor v' è fedeltà.
LINA:
Il ver . . . Guai se ingannato! . . .
LINA: Avrebbe perdonato.
Che nulla mano infrangere Impunemente può. Ma . . . lagrime ti grondano! . . . Tu tremi! . . . non m'inganno;
LINA: No.
No! . . . dunque allor sorridimi;
LINA: Lo so . . . (Che orrende pene!)
Dal cielo benedivane Non l'hai!... l'anel dov'è?
LINA: Ah! . . .
Non c'è più! . . . Rispondere
LINA: L'anello? . . .
Sì . . . parlatemi . . . (Lina piange e si copre il volto con ambe le mani. Cupo con ira)
LINA:
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