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Francesco Maria Piave
Stiffelio

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  • ATTO PRIMO
    • Scena settima. Lina e Stankar dal mezzo
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Scena settima. Lina e Stankar dal mezzo

 

STANKAR: (da sé)

(Io tutto vo'saper . . )

(vedendola)

(Ah!)

 

LINA:

(Non è questo

Che dir gli vo')

 

STANKAR: (Si avvicina pian piano a Lina e pone la mano sulla carta)

Una lettera!

Al signore di Leuthold scrivevate!

(S'impadronisce del foglio)

 

LINA: (spaventata)

Io?

 

STANKAR: (leggendo)

Silenzio! . . . "Rodolfo! . . .

Di voi non son più degna!"

Non m'ingannava dunque, o sciagurata! . . .

 

LINA:

Tacer più non potea . . . tropo soffriva . . .

 

STANKAR:

Ed ei? . . . Disperazione,

Morte per lui qui stanno.

 

LINA:

Ciel!

 

STANKAR:

Sì, morte . . .

 

LINA:

Ah no, ch'ei viva, o Dio!

Ma ingannarlo dovrò? . . . No, nol poss'io!

 

STANKAR:

Dite che il fallo a tergere

La forza non ha il core;

Che de' rimorsi il demone

Troppo vi fa terrore;

Dite ch' è men difficile

All'anima spergiura

Svelar la colpa impura

Che morte a lui darà.

Non basta a voi l'infamia,

Essere vil volete! . . .

 

LINA:

Padre! . . .

 

STANKAR:

Si, vil . . . ma uditemi.

Rodolfo salverete . . .

D'amore immeritevole,

Dovrete amor subire! . . .

 

LINA:

No.

 

STANKAR:

È d'uopo l'obbedire . . .

 

LINA:

Mai!

 

STANKAR:

Mai!

 

LINA:

No, non sarà.

 

STANKAR:

Ed io pure in faccia agli uomini

Dovrò l'ira soffocare,

La vergogna dovrò vincere,

Voi mia figlia ancor nomare;

Voi, l'indegna che disprezzo,

Voi, del padre disonore.

 

LINA:

Oh qual fate orrendo strazio

D'una misera pentita!

Non vi dicon queste lagrime

Che troppo son punita?

Non volente fui nel lezzo

Trascinata dell'error.

 

STANKAR:

Basti adesso, quel pianto tergete.

 

LINA:

Ah nol posso!

 

STANKAR:

Non più, lo dovete.

 

LINA:

No, nol posso! . . .

 

STANKAR:

E' di padre volere.

 

LINA:

Non lo posso! . . .

 

STANKAR:

È di sposa dovere;

Di Rodolfo lo esige la vita . . .

 

LINA:

Tacerò.

 

STANKAR:

Tempo è ben.

 

LINA:

Chi m'aita!

 

STANKAR:

Or meco venite, il pianto non vale;

Nessuno sospetti l'evento fatale:

Stia come in sepolcro celato l'errore,

Lo esige, lo impera del sangue l'onore.

A Müller del mondo l'amor fia salvato,

Se il vostro perdeva mutabile amor.

 

LINA:

Orrenda parola! . . . per sempre perduto! . . .

Il pianto si celi, il duolo sia muto;

Sorrida serena nel volto la calma,

Nasconda l'atroce procella dell'alma! . . .

Perduto! . . . perduto! . . . eppure adorato

Qual cosa celeste fu sempre dal cor! . . .

 

(Entrano alla sinistra).

 





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