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DORATURA. Vedi BATTILORO. Decoro
non ordinario apporta la Doratura delle carte a' Libri che la meritano, quando
sia fatta da perito artefice, e con oro fino, e non estremamente battuto;
com'era quello de' nostri antichi; ma oggidì è quasi non usabile, non tenendosi
insieme per l'eccessiva sottigliezza. Chi vuol vedere la differenza dell'antico
dal moderno, osservi la doratura delle iniziali lettere in certi ben conservati
Manoscritti in membrana, e anche in alcuni Esemplari
delle prime Edizioni di varj Libri, e lo vedrà in essi ancor lucidissimo, unito
ed intero, e a guisa di solido, dopo il corso di più secoli; non così
certamente dopo altrettanti (se pure scorreranno) vedranno l'odierno i nostri
posteri. Le dorature fatte in tempo umido poco riescono. L'oro d'Unghero, anche
per tal faccenda, è inferiore a quel di Zecchino. L'oro falso, o sia ottone,
avvilisce anzi i Libri, in vece d'impreziosirli; mentre poco dopo annerisce, o
verdeggia. De' Libri impressi in carta assai sottile e floscia dorati, alle
volte in vece di poter aprir le carte, si lacerano, come successe nelle Poesie
rarissime Latine di Arias Montano d'un nostro Amico.
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