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TABACCO. Erba usatissima a' nostri tempi,
benché sordida, e bene spesso sporcante le vesti; e massime i Libri con macchie
indelebili. Confesso il vero, e in ciò la mia debolezza, io ho sempre temuto che i nostri Libri fossero danneggiati
da' cani, e da' tabacchisti; quando i primi entrano nella Libreria, e gli altri
ne aprono, e maneggiano i Libri, principalmente stampati in carta distinta,
rari, e legati con eleganza.
TAGLIARE, O TONDERE. Vedi MARGINI.
Tagliare i margini de' Libri poco e diritto, è solo de' diligenti legatori; ne'
Libri nuovi ciò per lo più dipende dall'averli prima giustamente piegati. Un
Macrobio Cominiano in carta turchina malamente piegato, e perciò pessimamente
tonduto, fu da me fatto pagare dal legatore. Molti impazienti Leggitori, e poco
apprezzatori de' Libri tagliano i fogli chiusi ed interi de' Libri legati alla
rustica, o in cartone, con così mala grazia, e senza adoprare affilato
coltello, che ne rovinano bruttamente i margini, adoprando per ciò o le dita, o
grossa stecca, o altro poco atto stromento.
TARLI. I tarli, cioè i loro perforamenti,
quando sono interlineari, come si veggono per lo più; schifando essi a tutto
loro potere l'amarezza dell'inchiostro tipografico; riescono accomodabili da'
più pazienti e diligenti amatori de' Libri, come era il Signor Abate Verdani,
che tanti ne ajustò: ma quelli che intaccano lo stampato, (de' quali pur accade
d'osservare) sono del tutto irremediabili.
TAVOLE. Queste erano adoperate
frequentemente nel legar Libri da' nostri antichi, o tutte, o in parte fornite
di cuojo, armate di borchie, o punte, di cantoni, di passetti e scudetti; ma
col tempo tarlandosi, era cagione che gli stessi Libri soggiacessero alla
perforazione de' tarli. Ora più sottili si adoprano ne' soli Libri liturgici, o
di Chiesa, come Messali, Corali, Breviarj, ec. In Germania principalmente se ne
usarono, e forse ancora se n'usano, di grossissime, coperte di pelle di porco
variamente improntate.
TEDESCO, LORENZO. Questi in Padova fu un
eccellente legatore d'ogni maniera di Libri, pel corso di molti anni. Gran
quantità a noi ne legò, e quasi tutti i Cominiani in Carta Romana, o Turchina,
in cuojo, o in purissime pergamene, con carte dorate. Protestava egli più volte
d'aver non poco approfittato nel suo mestiere per varie nostre avvertenze. Morì
poco fa quasi improvvisamente, lasciando un buon allievo dell'arte sua. Prima
di lui fu pure in Padova un altro Tedesco perito legatore per nome Matteo, che
ci legò molti Libri, e tra gli altri il S. Gaudenzio con gran distinzione, e
innanzi ad ambedue ci fu un Padovano per nome Ermenegildo Ambrosini, il quale a
niuno cedeva in fortezza di braccio nel battere i Libri, e nel fortemente e
decorosamente legarli; di questo pur molto ci siamo serviti.
TIPOGRAFICA ARTE. L'Invenzione di essa
accaduta circa gli anni di Cristo 1450 o poco dopo, in Magonza, com'è la più
comune opinione, fu veramente cosa affatto mirabile. Nondimeno adhuc sub
judice lis est, se maggiori utilità, o danni siansi da essa
agli uomini cagionati. Daremo qui una sorta ad alcune di quelle, e di questi.
Primieramente conserva, colla facile moltiplicazione degli Esemplari, l'Opere de' buoni Autori in maniera, che
non ci è più pericolo che si perdano, come infinite se ne son perdute a cagione
de' pochissimi MSS. che di esse si fecero, e farsi poteano, e per la spesa, e
pel lungo tempo che in essi si ricercava. Si provvede a' poveri studenti col
somministrar loro a discreto prezzo i necessarj Libri: a' benestanti si
facilita lo studio colle belle unioni che si son fatte, e si fanno, delle varie
Versioni della Scrittura, colle Poliglotte, colle Raccolte de' Concilj, de'
Padri, de' Critici Sacri, delle Leggi, de' Medici, degli Storici, de' Poeti, e
simili: si hanno gli Autori Greci colle lor buone traduzioni Latine a canto; i
Latini colle Italiane, e d'altre lingue ancora: ajuta la Chiesa co' Libri
liturgici incessantemente impressi colla tanto utile, e comoda distinzione del
rosso inchiostro e del nero: promuove la devozione de' Fedeli con ottimi Libri
ascetici; la divulgazione de' dogmi necessarj, e la promulgazion del Vangelo,
co' catechismi: ajuta le arti colle istruzioni; acuisce in somma gl'intelletti
con tutte le scienze; e procura di perfezionare la memoria colle storie,
cronologie ec. e la volontà co' Libri insinuanti i buoni costumi, e ciò quanto
al Sacro e al Morale. Quanto poi al Politico e all'Economico: Illustra le
Città, e le intere Provincie dove accuratamente viene esercitata: ajuta gli
Autori a pubblicar l'Opere loro, rendendoli presto celebri dapertutto: riempie
in pochi anni le Librerie pubbliche, e private di ottimi Libri: sparge con
somma facilità le nuove in qualunque genere per tutte le parti del Mondo:
arricchisce gli stampatori, e i libraj, i padroni delle cartiere, e i venditori
delle carte, facendo così utilmente impiegare una infinita quantità di straccj
che andrebbero a male: impiega e provvede gli scrittori, o copiatori, i
correttori delle stampe, i Bibliotecarj, gl'intagliatori, e i fonditori, o
gittatori, de' caratteri, e bronzi, i disegnatori, o pittori, gl'intagliatori
nel rame, e nel legno, e gl'impressori nel primo, i componitori, i torcolieri,
ed altri operaj nelle stamperie, librerie, e cartiere; impiega spesso i
falegnami, i fabbri, i tornitori, i tagliapietra, i manipolatori
dell'inchiostro, i battiloro, i legatori de' Libri. Promuove lo spaccio del
piombo, dello stagno, dell'antimonio, della marchesetta, del bronzo,
dell'acciajo, del ferro, del rame (non però dell'argento, come alcuni troppo semplici hanno scritto, e creduto) dell'oro battuto,
del bosso, delle pelli, della lana, delle setole, delle spugne, de' panni, de'
zendadi, delle pergamene, del negro fummo, del cinabro, e di varj altri colori,
della vernice, dell'olio di lino, e di oliva, delle legna, della cenere, e che
so io? Di modo che pare che, siccome Dio creò l'uomo dopo d'aver l'altre cose
create, affinché subito come, dopo di lui, di tutt'esse Signore, lo
assistessero, il servissero, e l'ajutassero; così abbia tardato tanto a far
comparire al Mondo questa quasi di tutte l'altre Regina, nobilissima Arte,
affinché dalla maggior parte di esse, già stabilite, e perfezionate, fosse
assistita, ajutata, e servita ne' suoi bisogni. Ora io accennerò alcuni de'
danni che pajono apportati agli uomini dall'Arte Tipografica; o, dirò meglio,
da chi ingratamente l'abusa; in quella guisa appunto che i funesti incendj
debbonsi piuttosto attribuire agl'inconsiderati custodi del fuoco, che ad esso,
donatoci dal suo Facitore per ajuto, consolazione, e ristoro. Per mezzo di lei
adunque viene introdotta l'empietà, e l'eresia, a cagione de' Libri qua e là
divulgati che le contengono e insegnano: insinuata la disonestà, e gli amori
profani per via di molti altri, osceni e lubrici, in verso ed in prosa:
fomentata la vanità, la curiosità, e l'oziosità co' Romanzi, colle Novelle,
Storie ideali, e galanti: introdotto il Pirronismo, o sia incertezza di tutte
le cose, per le troppo varie opinioni intorno ad esse: nutrita
l'infingardaggine, col porgere troppi ajuti negli studj, senza lasciar luogo
agl'ingegni d'esercitarsi nell'inventare: cagionata la perdita d'interi
patrimonj, collo stamparsi Libri inutili, e di grande spesa, che ingombrano le
botteghe ed i magazzini del tutto inutilmente, per colpa alle volte di
capricciosi uomini che li suggeriscono come ottimi a poveri ed ignoranti
stampatori; che avrebber bisogno del bello e raro miracolo che pura carta e
bianca li facesse ritornare, da impiegarsi in Libri migliori: arrecata
confusione alle umane menti per l'eccessiva moltiplicità de' Libri, non
sapendosi omai a quali più appigliarsi: vengono oppressi i non molti buoni
Libri (in paragone) da infiniti cattivi ed inutili: e resa sfrenata
l'adulazione colle Poetiche continue Composizioni, e indeficienti Raccolte per
ogni leggier motivo, ec. ec. Ma tutte queste cose, che pajono veramente
dannose, vengono compensate, a parer mio, a dismisura dalle utilità di sopra
accennate; tanto più che quelle sono pubbliche, e da tutti approvate: e le più
perniciose fra queste si fanno furtivamente, e perciò più di rado, vegliando
molti occhi per impedirle; e tutte, per lo più, l'altre vengono da' buoni e
giudiciosi biasimate, e bersagliate. Tanto poi è vero che una tale Invenzione
fu buona, che subito si vide partecipar della qualità del Bene, di cui si dice
essere diffusivum sui, essendosi in pochissimo tempo propagata in
tutta l'Europa, avendo posto il piede anche nella stessa Costantinopoli, dove,
quantunque i Turchi non l'usino, seguendo a scrivere i loro Libri, pure ivi si
sono stampati de' Libri Ebraici, da me veduti. Nell'Armenia non si stampa, ma
certi pii e dotti Monaci Armeni venuti in Venezia, a' quali è stata assegnata
per abitazione l'Isoletta di S. Lazzaro, fanno colà stampare molti buoni Libri
nel loro idioma con gran pulitezza, e diligenza, e squisitamente legati li
mandano in Armenia, dove sono ricevuti come tesori, per la bellezza, novità ed
utilità di essi. Fra gli altri io vidi una Sacra Scrittura in quarto, tanto
ben'impressa ed ornata con fregi, finali, iniziali, e figure, che mi fece
maravigliare. Ultimamente passò altresì nell'America, cioè nel Messico,
possedendo ancor noi un Libro ivi stampato; per rarità, registrato nella II
Appendice della nostra Libreria. L'artificio di stampare che si trova nella
Cina, assai più antico del nostro, è da esso differentissimo. S'intagliano le
Lettere Cinesi in lunghe tavolette cogl'interstizj fra le molte pagine in esse
incise: poscia con certo loro particolare inchiostro s'imprimono o colle mani,
o con qualche a ciò adattato strumento, su certe carte, o tele cartate,
sottilissime, che pajon di seta, e di bambagia tessute, della lunghezza delle
tavolette; le quali si piegano a suoli, a guisa delle pezze de' panni, o
d'altri drappi: e, perché non hanno mai appresa l'industria di stampare al
rovescio, piegando i fogli, restano gl'interiori delle carte (che non si
tagliano, ma si lascian doppie) affatto vuoti di lettere, e bianchi. Nella
Classense Libreria in Ravenna io vidi certe Vite de' Santi scritte o dal
Ribadeneira, o dal Villiegas tradotte in Cinese e nella Cina stampate, come
cosa rara. Bisogna che i Cinesi tengano in gran riputazione i lor Libri, mentre
pochissimi ne capitano in Europa; laddove tante altre lor merci vi si veggono,
come e. gr. chicchere per bere il Caffè. Di quelle tavolette hanno una
quantità prodigiosa, mentre in esse sono intagliati moltissimi Libri; gli
occorrenti esemplari de' quali
impressi che abbiano, le ripongono in magazzini una sovra l'altra, a guisa
delle tavole de' nostri fornaj; per adoprarle opportunamente altre volte,
finito che abbiano d'esitare le copie de' Libri con esse già stampate, e in ciò
pajon più scaltri di noi, che arrischiamo spesa tanto grande in carta, e in
lavoratori sì nelle stampe, come nelle ristampe de' Libri, benché l'ingombro e
l'imbarazzo sia quasi lo stesso; appresso di noi, de' colli: appresso di loro,
delle tavole. Se una tal'Arte sia stata introdotta nell'Affrica, a me non è
noto, e molto ne dubito. Da tutte le condizioni di persone è stata ben accolta.
Chi la esercita, o assiste con gran diligenza, benché non divenga per lo più
molto ricco, (avverandosi anche in ciò il proverbio tritissimo, che presto,
e bene non si conviene, e il festina lentè, del
celebre Aldo Manuzio) ad ogni modo acquista appresso gl'intendenti un nome
immortale, che, al dire della Scrittura, è migliore di molte ricchezze, melius
est nomen bonum, quam divitiæ multæ; e a costui si possono adattare
alcuni altri detti di essa, benché espressi ad altro proposito: Diligens
typographus in benedictione erit; ab auditione mala (a cui sono del
continuo soggetti i negligenti) non timebit: & melius est modicum illi,
super divitias negligentium multas.
TITOLI. I titoli de' Libri, che i nostri
antichi scrivevano su le schiene di essi, per lo più, con grosse lettere,
dall'alto al basso, riuscivano incomodi, convenendo torcer il collo per
leggerli. Ora si scrivono più ragionevolmente in alto, poco sotto al capitello,
da sinistra a destra. Gli antichi, o mal fatti, si cancellano coll'acqua forte,
insieme co' numeri, lettere ec. Alcuni affatto gli ommettono, per non dar ansa
a' ladri di rubar i Libri. Ciò però da altri non viene approvato; parendo così
come morte le Librerie a chi entra in esse per trar saggio di lor ricchezza,
scelta, e preziosità. In oltre i possessori di esse privano se stessi del
letterario piacere che potrebbero avere nell'andarne spesso rileggendo i
titoli, e nel rinfrescar la memoria de' Libri in esse conservati, per valersene
alle occasioni o per sé, o per li ricorrenti studiosi: i quali pure restano
defraudati dell'utilità che riceverebbero in far cognizione e pratica di buoni
Libri nell'andarle scorrendo; potendosi alle volte suscitar nelle lor menti di
belle idee per illustrare qualche utilissimo argomento, o materia, a cagione
de' Libri allora da essi osservati, e per innanzi a loro del tutto incogniti, i
quali verrebbero letti perciò con profitto notabile della Letteraria Repubblica.
Finalmente, siccome moltissimi Libri per lunga stagione sogliono giacersi nelle
Librerie per far numero, e soltanto mostra di sé, non ostante che sieno
indicati da' loro titoli; tanto più inutili rimarranno in tali Librerie
spogliati di essi. I titoli poi convien farli sugosi, e precisamente indicanti
lo scopo dell'Opera; il che non è per tutti, ma solo per chi ne ha ben
conceputo l'idea. Debbono in oltre essere dritti, ben formati, e scritti;
essendo cosa assai strana veder Libri preziosi, rari, e nobilmente legati, con
titoli scritti di carattere incondito, e barbaro, ovvero con cartelli di
lettere goffissime, e spesso fallate; bonum enim, ex integra caussa; malum,
ex quocumque delectu. Vedi CARTELLI, FURTI, LIBRERIE.
TITOLI BURLEVOLI. Nella Libreria de' PP.
Cappuccini di Bergamo, lasciata loro in deposito, da cento forse e più anni, da
un Muzio affine di darla a' Gesuiti, ogni qualvolta fossero ricevuti di
permanenza in quella Città, in un angolo di essa osservai un Libro iscritto: Libro
per i curiosi. Pensando io tra me stesso che Libro questo esser
potesse, sapendo esservene di materie assai strane, e bizzarre, lo trassi dal
suo ripostiglio, e m'accorsi essere un pezzo di legno formato a somiglianza
d'una schiena d'un Libro in foglio, della estensione di cui non era capace
quell'angolo. Di ciò s'accorse il P. Bibliotecario, e mostrò dispiacere di tal
burla toccata a me; ma io risi, dicendo che ben mi stava, essendo io appunto in
tal materia nel numero de' più curiosi. Io ho conosciuto un certo Ecclesiastico,
per altro studioso ed erudito, che avea varie scanzìe piene non di Libri, ma di
cartoni di essi colle loro iscrizioni: come pure un legatore di Libri, che
traendo a molti intatte le coperte di cartone colle loro iscrizioni, per
legarli più nobilmente in varie maniere, e mettendo queste ordinatamente
attorno alla sua bottega, con esse fa credito di buon Librajo; e venendo voglia
ad alcuno di vedere gli apparenti Volumi, si esime sempre
dal mostrarglieli con qualche colorata scusa, o d'essere già venduti, o
d'averne contratto con altri, o che so io?
TITOLI FALSI. Alcuni ignoranti legatori,
o libraj volendo far di testa i titoli a' Libri loro, prendono di grossi
granchj.
TRAMONTANA. Questa è dannosissima alle
Librerie. Un esempio compassionevole
si è di ciò veduto qui in Padova nella buona e copiosa Libreria de' nostri PP.
Carmelitani Scalzi, nella quale, benché difesa da essa con grossissimo muro,
penetrando, danneggiò gran quantità d'ottimi Libri; al qual'infortunio non s'è
neppure abbastanza ancor rimediato col foderare il suddetto muro di massiccie
tavole di larice. In altra Città pure, un'abbondante e sceltissima Libreria
restò così danneggiata dalla Tramontana, che convenne altresì ripararne le mura
con grosse tavole dello stesso legno; e nondimeno si segue sempre a risentirne il danno, coll'annerirsi i
Libri; cosicché in quella parte alla Tramontana soggetta si collocano i Libri
più comuni, ordinarj, e di poco valore.
TRASCRIVERE. Occorrendo di copiare un
qualche passo alquanto lungo da' Libri, o per sé, o per altri, copiato che sia,
conviene incontrarlo, per assicurarsi di sua integrità; mentre l'occhio
facilmente scorre da una parola simile poco distante, ad un'altra; ciò che
succede frequentissimamente a' compositori de' caratteri nelle stamperie, che
per tal cagione lasciano fuori e parole, e periodi interi degli Originali che
copiano, chiamando essi tai falli col nome di pesci, alludendo forse al
proverbio di prendere un granchio, cioè una cosa per l'altra, Chi vuol
far ciò facilmente, e più sicuramente, prenda seco a tal confronto un amico.
Così nelle stamperie si rilevano questi sbagli col leggere i caratteri già
composti, mentre un altro ascolta cogli Originali sotto degli occhj.
TRASPOSIZIONE DE' FOGLI. Accade alle
volte che certi curiosi prendano in mano fogli de' Libri che attualmente si
stanno cucendo da' legatori; i quali poi riposti fuor d'ordine, così ancora
sieno inseriti ne' Libri; o sia che per altro accidente ciò accada, come nel
malamente registrarli, o piegarli; certo è che in molti Libri s'incontrano
fogli trasposti, e mal collocati, cosa disgustosa a' leggitori di buon gusto, e
non così facile a ben rimediarsi. Per colpa ancora degl'imperiti, o negligenti
legatori si trovano spesso mezzi fogli, o carticini fuor di luogo, benché ci
sieno le solite tipografiche linee per indizio di doverli tagliare, e riporre
a' loro siti. Vedi CARTICINI.
TURCHINA CARTA. Tasso, Bernardo, Libri II
Inni, Selva, Egloghe, Elegie 8 Ven. per Gio. Antonio da Sabio 1534 è il più
antico Libro ch'io abbia veduto impresso in carta Turchina, o piuttosto
cinericia. Antico costume è stato appresso varj Stampatori d'imprimere alcuni esemplari di qualche lor Libro in tal carta. Si crede
da parecchj essere succeduto ciò per istanza d'alcuni imperfetti di vista, e
massime per dilatazion di pupilla, mentre disgregandola il bianco colore,
questo l'unisca e conforti. Ma siccome ciò si otterrebbe assai meglio pel color
verde, come si vede negli Orefici che per tal'effetto adoperano lo smeraldo, si
potrebbe ricercar da più d'uno perché piuttosto non siasi adoprata, e non si
adopri appunto perciò carta di color verde. Rispondesi; non usarsi nelle
Cartiere altra carta che bianca, e turchina, che si fa cogli straccj di tele
tinte d'un tal colore col guado, (Lat. Glastum) erba che conserva
il colore turchino, con cui si tingono molte tele usate dalle donne, e da varj
bottegaj ne' lor grembiuli, e che so io; il colore degli straccj delle quali
tele resiste al grave e lungo pestìo nell'acque delle Cartiere, quantunque
alquanto si dilavi, e ismarriscasi: laddove altre tele, almeno in abbondanza
per poter far carta, d'altro colore col guado non s'usa a tignere; e senza
guado omnino evanesceret. Curiosa fu l'opinione di chi asserir
volle che una volta per iscarsezza di bianca carta, la turchina usurpassesi. Se
ciò vero fosse, moltissimi si troverebbero Libri in somigliante carta stampati;
laddove, essendo rari, come suol dirsi, a guisa delle bianche mosche, convien
conchiudere, che sempre se ne sieno
impressi pochissimi o per rarità, o per bizzarra, o per comodo, e istanza di
qualche particolare. Per conferma di ciò; nella insigne Libreria di questo
Seminario, dove saranno circa ventimila Volumi, un solo se ne vede in carta
turchina; ed è il Petrarca col Gesualdo in 4. Si possono per tanto chiamare
tali Libri Bibliothecarum Cimelia. Noi nella Cominiana, imitando
gli antichi, abbiamo fatti imprimere di varj Autori qualche esemplare in tal carta; che volesse Iddio si trovasse
ora così fina ed elegante come era quella adoperata dal Giolito, e come è
quella con cui gli Ollandesi involgono i lor finissimi fili (appresso i quali
qui non si sa che s'usi con essa a stamparsi Libri) che riuscirebbero più
graditi e plausibili: mentre qui una tal carta si lavora con gran negligenza, e
di tele ordinarissime; potendosi appena da una intera risma trarre pochi
quinterni di tollerabile per la stampa. Alcuno potrebbe stupirsi perché tali
libri si vendan notabilmente più cari dei comuni, quando anzi la sostanza della
carta di essi pare più inferiore e più vile. Ma il prezzo non vien dalla
materia, ma dalla rarità, o, dirò meglio, singolarità di essi. Mi ricordo
d'aver vedute in Venezia certe Sedie di paglia lavorate in Londra, il di cui
valore intrinseco non eccedeva cinque lire Veneziane, e pure per esser uniche,
furono vendute una lira sterlina per ciascheduna. Una rapa notabilmente
sorpassante l'ordinaria grandezza dell'altre fu ricompensata da Francesco I Re
di Francia con molto danaro; conservandola involta in nobil panno di seta sovra
un suo tavolino; benché a tal ricompensa fosse egli eccitato da qualche altro
motivo, cioè di gratitudine in lui, e di buon cuore, e semplicità
nel povero donatore.
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