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Vincenzo Viviani
Vita di Galileo Galilei

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V

Sostenne perciò questa cattedra con tanta fama e reputazione appresso gl'intendenti di mente ben affetta e sincera, che molti filosofastri suoi emuli, fomentati da invidia, se gli eccitarono contro; e servendosi di strumento per atterrarlo del giudizio dato da esso sopra una tal macchina, d'invenzione d'un eminente soggetto, proposta per votar la darsina di Livorno, alla quale il Galileo con fondamenti meccanici e con libertà filosofica aveva fatto pronostico di mal evento (come in effetto seguì), seppero con maligne impressioni provocargli l'odio di quel gran personaggio: ond'egli, rivolgendo l'animo suo all'offerte che più volte gl'erano state fatte della cattedra di Padova, che per morte di Gioseppe Moleti stette gran tempo vacante, per consiglio e con l'indirizzo del Sig.r Marchese Guidubaldo s'elesse, con buona grazia del Ser.mo Gran Duca, di mutar clima, avanti che i suoi avversarii avessero a godere del suo precipizio. E così dopo tre anni di lettura in Pisa, ne' 26 di Settembre del 1592, ottenne dalla Ser.ma Republica di Venezia la lettura delle matematiche in Padova per sei anni: nel qual tempo inventò varie macchine in servizio della medesima Republica, con suo grandissimo onore et utile insieme, come dimostrano gl'amplissimi privilegi ottenuti da quella; et a contemplazione de' suoi scolari scrisse allora varii trattati, tra' quali uno di fortificazione, secondo l'uso di quei tempi, uno di gnomonica e prospettiva pratica, un compendio di sfera, et un trattato di meccaniche2, che va attorno manuscritto, e che poi nel 1634, tradotto in lingua franzese, fu stampato in Parigi dal Padre Marino Mersennio, e ultimamente nel 1649 publicato in Ravenna dal Cav.r Luca Danesi: trovandosi di tutti questi trattati, e di molti altri, più copie sparse per l'Italia, Germania, Francia, Inghilterra et altrove, trasportatevi da' suoi medesimi discepoli, la maggior parte senza l'inscrizione del suo nome, come fatiche delle quali ei non faceva gran conto, essendo di esse tanto liberale donatore quanto fecondo compositore.

In questi medesimi tempi ritrovò i termometri, cioè quelli strumenti di vetro, con acqua et aria, per distinguer le mutazioni di caldo e freddo e la varietà de' temperamenti de' luoghi; la qual maravigliosa invenzione dal sublime ingegno del gran Ferdinando Secondo, nostro Ser.mo Padron regnante, è stata modernamente ampliata et arricchita con nuovi effetti di molte vaghe curiosità e sottigliezze, quali, coperte con ingegnose apparenze, sono da quelli che ne ignorano le cagioni stimate prestigiose.

Circa l'anno 1597 inventò il suo mirabile compasso geometrico e militare, cominciando sin da quel tempo a fabbricarne gli strumenti et insegnarne l'uso in voce et in scritto a' suoi discepoli, esplicandolo a molti principi e gran signori di diverse nazioni, tra' quali furono l'Ill.mo et Eccel.mo Sig.r Gio. Federigo Principe d'Olsazia, et appresso il Ser.mo Arciduca D. Ferdinando d'Austria, dopo l'Ill.mo et Eccel.mo Sig.r Filippo Langravio d'Assia, Conte di Nidda, et il Ser.mo di Mantova, et altri infiniti, che lungo sarebbe il registrargli qui tutti.

Proseguendo il Galileo le sue private e pubbliche lezzioni con applauso sempre maggiore, li 29 di Ottobre del 1599 fu ricondotto alla medesima lettura per altri sei anni, con augumento di provvisione.

In questo mentre, dimostrandosi con strana e portentosa maraviglia del cielo, nella costellazione del Serpentario, la nuova stella del 1604, fu dal Galileo con tre lunghe e dottissime lezzioni pubblicamente discorso sopra così alta materia; nelle quali intese provare che la nuova stella era fuori della regione elementare et in luogo altissimo sopra tutti i pianeti, contro l'opinione della scuola peripatetica e principalmente del filosofo Cremonino, che allora procurava di sostenere il contrario e di mantenere il cielo del suo Aristotele inalterabile et esente da qualunque accidentaria mutazione.

In questi medesimi tempi fece studio et osservazione particolare sopra la virtù della calamita, e con varie e replicate esperienze trovò modo sicuro di armarne qualunque pezzo, che sostenesse di ferro ottanta e cento volte più che disarmato; alla qual perfezione non si è mai pervenuto da alcun altro a gran segno.

Aveva, come s'è detto, sol per utile e diletto de' suoi discepoli, scritto varii trattati et inventato molti strumenti, tra' quali uno era il sopradetto compasso, non però con pensiero d'esporlo al publico: ma presentendo che altri s'apparecchiava per appropriarsene l'invenzione, scrisse in fretta una general descrizione de' suoi usi, riserbandosi ad altra occasione a darne fuori una più ampla dichiarazione insieme con la sua fabbrica; e nel Giugno del 1606 la diede alle stampe in Padova, con titolo delle Operazioni del Compasso Geometrico e Militare, dedicato al Ser.mo D. Cosimo, allora Principe di Toscana e suo discepolo. Quest'opera fu dopo tradotta in latino da Mattia Berneggero tedesco, e stampata in Argentina nel 1612 insieme con la fabbrica del compasso et con alcune annotazioni, e ristampatavi ancora nel 1635, sì come più volte in Padova et altrove.





2 nel 1593 scrisse le Meccaniche e altre cose.





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