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Vincenzo Viviani
Vita di Galileo Galilei

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  • VI
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VI

Ne' 5 d'Agosto del 1606 fu ricondotto dalla medesima Republica lettor matematico per altri sei anni, con nuovo augumento di provvisione, ch'era poi maggiore della solita darsi a qualunque de' suoi antecessori.

Nel 1607 trovandosi il Galileo fieramente offeso e provocato da un certo Baldassar Capra milanese, che si era allora temerariamente appropriata l'invenzione del suddetto compasso col tradurlo in latino e stamparlo nell'istessa città di Padova in faccia del medesimo autore, con titolo di Usus et fabrica circini cuiusdam proportionis, fu questi necessitato a publicare una sua Difesa in volgare, per evidente dimostrazione di furto così detestabile e vergognoso; difendendosi insieme dalle calunnie et imposture del medesimo Capra, il quale in una sua Considerazione astronomica circa la stella nuova del 1604, stampata già più di due anni avanti, l'aveva acerbamente lacerato, mosso da invidia per l'universale applauso che avevano ricevuto le tre suddette lezzioni del Galileo, fatte sopra la nuova stella. Ma il Capra per mezzo di queste sue abominevoli azzioni ne riportò il dovuto premio d'una perpetua ignominia, poiché dalli Eccel.mi SS. Reformatori dello Studio di Padova, dopo essersi, con rigoroso processo formato contro di quello, assicurati a pieno di tanta temerità, fu comandato supprimersi tutte le copie stampate del libro di detto Capra e proibitone la publicazione, et all'incontro conceduto al Galileo d'esporre alla luce la suddetta Difesa, per ricatto della propria reputazione et oppressione di quella del medesimo Capra.

Non fu già valevole tal Difesa a reprimere l'audacia o la troppa confidenza di alcuni altri d'altre nazioni, i quali, allettati o traportati dalla novità e vaghezza dell'invenzione o dalla mirabil copia e facilità de' suoi usi, non esponessero alle stampe, come interamente lor proprio, questo ingegnoso compasso del Galileo, publicandolo, o con diverse inscrizioni in altra forma ridotto o con nuove linee et ad altri usi ampliato, senza pur far menzione del principale autore di tal strumento; l'operazioni del quale, dove non erano pervenute stampate, si trovavano già molto prima in ogni provincia d'Europa manuscritte, e divulgate da quelli istessi forestieri a' quali in Padova il medesimo Galileo le aveva prodigamente, con altri suoi scritti, comunicate. Ma l'ardire di questi o l'ingratitudine, oltre al farsi palese dalla suddetta Difesa, vien dannata dalla medesima azione, et autenticata dalla gloriosa fama del Galileo, che per l'altre opere et invenzioni di assai maggior maraviglia si è poi saputo acquistare sopra quelli che pochi altri et assai deboli parti col proprio ingegno hanno saputo produrre.

Intorno all'Aprile o al Maggio del 1609 si sparse voce in Venezia, dove allora trovavasi il Galileo, che da un tale Olandese fusse stato presentato al Sig.r Conte Maurizio di Nassau un certo occhiale, co 'l quale gli oggetti lontani apparivano come se fusser vicini, né più oltre fu detto. Con questa sola relazione, tornando subito il Sig.r Galileo a Padova, si pose a specularne la fabbrica, quale immediatamente ritrovò la seguente notte: poiché il giorno appresso, componendo lo strumento nel modo che se lo aveva immaginato, non ostante l'imperfezione de' vetri che poté avere, ne vidde l'effetto desiderato, e subito ne diede conto a Venezia a' suoi amici; e fabbricandosene altro di maggior bontà, sei giorni dopo lo portò quivi, dove sopra le maggiori altezze della città fece vedere et osservare gl'oggetti in varie lontananze a' primi Senatori di quella Republica, con lor infinita maraviglia; e riducendo lo strumento continuamente a maggior perfezione, si risolse finalmente, con la solita prodigalità nel comunicare le sue invenzioni, di far libero dono di questa ancora al Ser.mo Principe o Doge Leonardo Donati et insieme a tutto 'l Senato Veneto, presentando con lo strumento una scrittura nella quale ei dichiarava la fabbrica, gl'usi e le maravigliose conseguenze che in terra e in mare da quello trar si potevano.

In gradimento di così nobil regalo fu immediatamente, con generosa dimostrazione della Ser.ma Republica, ne' 25 d'Agosto del 1609 ricondotto il Sig.r Galileo a vita sua alla medesima lettura, con più che triplicato stipendio del maggiore che fusse solito assegnarsi a' lettori di matematica.




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