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Vincenzo Viviani
Vita di Galileo Galilei

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  • VIII
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VIII

Vidde ancora nella faccia del sole alcuna delle macchie, ma per allora non volle publicare quest'altra novità, che poteva tanto più concitargli l'invidia o persecuzione di molti ostinati Peripatetici (conferendola solo ad alcuno de' suoi più confidenti di Padova e di Venezia e di altrove) 6, per prima assicurarsene con replicate osservazioni, e poter intanto formar concetto della essenza loro e con qualche probabilità almeno pronunciarne la sua oppinione.

L'avviso di tante e non più udite maraviglie, scoperte in cielo dal Sig.r Galileo nella città di Padova, eccitò nelli animi d'ogni nazione veementissimo desiderio di accertarsene col senso stesso. Ma nel Ser.mo D. Cosimo de' Medici non cedé punto a questa comune curiosità la sua regia munificenza, poi che volle con propria lettera de' 10 Luglio 1610 richiamarlo di Padova al suo servizio con titolo di Primario e Sopraordinario Matematico dello Studio di Pisa, senz'obligo di leggervi o risedervi, e di Primario Filosofo e Matematico della sua Ser.ma Altezza, assegnandogli a vita amplissimo stipendio, proporzionato alla somma generosità di un tanto Principe.

Licenziatosi adunque il Sig.r Galileo dal servizio della Ser.ma Republica, verso la fine d'Agosto se ne venne a Firenze, dove da quelle Ser.me Altezze, da' litterati e dalla nobiltà fiorentina, fu accolto et abbracciato con affetti di ammirazione; e subito si diede a far vedere i nuovi lumi e le nuove maraviglie del cielo, con stupore e diletto universalissimo.

Quivi, del mese di Novembre, nel continuare l'osservazioni che fin d'Ottobre aveva cominciate intorno alla stella di Venere, che parevagli andare crescendo in mole, l'osservò finalmente mutar figure come la luna, propalando quest'altra ammirabile novità tra gl'astronomi e matematici d'Europa con tal anagramma:

 

Haec immatura a me iam frustra leguntur o, y;

 

il quale, ad instanza pure del medesimo Imperatore e di molti curiosi filosofi, fu risoluto e deciferato dal Sig.r Galileo nel vero senso così:

 

Cynthiae figuras aemulatur mater amorum.

 

Intorno alla fine di Marzo del 1611, desiderato il Sig.r Galileo et aspettato da tutta Roma, quivi si condusse, e nell'Aprile susseguente fece vedere i nuovi spettacoli del cielo a molti SS. Prelati e Cardinali, e particolarmente nel Giardino Quirinale, presente il Sig.r Card.le Bandini et i Mons.ri Dini, Corsini, Cavalcanti, Strozzi, Agucchia, et altri Signori, dimostrò le macchie solari: e questo fu sei mesi prima delle più antiche osservazioni fatte da un tal finto Apelle7, il quale poi vanamente pretese l'anteriorità di questo discoprimento, poi che le sue prime osservazioni non furon fatte prima che del mese d'Ottobre susseguente.

Quivi inoltre, nel mese d'Aprile 1611, gli sortì di incontrare con assai precisione i tempi de' periodici movimenti de' Pianeti Medicei, predicendo per molte notti future le loro costituzioni, e facendole osservare a molti tali quali egli le haveva pronosticate.

Avendo dunque egli solo veduto il primo nel cielo tante e così gran maraviglie, state occulte all'antichità, era ben dovere ch'egli in avvenire con nome di Linceo dovesse chiamarsi; onde allora fu quivi ascritto nella famosissima Accademia de' Lincei, poco avanti instituita dal Sig.r Principe Federigo Cesi, Marchese di Monticelli.





6 A Mons.r Gualdo, a Mons.r Pignoria, D. Benedetto Castelli, Fra Paolo e Fra Fulgenzio serviti, Sig.r Filippo Contarini, Sig.r Sebastiano Venieri.



7 P. Cristoforo Scheiner, gesuita.





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