Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Vincenzo Viviani
Vita di Galileo Galilei

IntraText CT - Lettura del testo

  • XIV
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

XIV

Poco dopo questa inaspettata pubblicazione, concedendomisi l'ingresso nella villa d'Arcetri, dove allor dimorava il sig.r Galileo, acciò quivi io potesse godere de' sapientissimi suoi colloquii e preziosi ammaestramenti, e contentandosi questi che nello studio delle matematiche, alle quali poco avanti mi ero applicato, io ricorresse alla viva sua voce per la soluzione di quei dubbii e difficoltà che per natural fiacchezza del mio ingegno bene spesso incontravo, accadde che nella lettura de' Dialogi sopradetti, arrivando al trattato de' moti locali, dubitai, come pur ad altri era occorso, non già della verità del principio sopra 'l quale è fondata l'intera scienza del moto accelerato, ma della necessità di supporlo come noto; onde io, ricercandolo di più evidenti confermazioni di quel supposto, fui cagione ch'egli nelle vigilie della notte, che allora con gran discapito della vita gli erano familiarissime, ne ritrovò la dimostrazione geometrica, dependente da dottrina da esso pur dimostrata contro ad una conclusione di Pappo (qual si vede nel suo trattato di Meccaniche, stampato dal suddetto P. Mersennio), et a me subito la conferì, sì come ad altri suoi amici ch'eran soliti visitarlo: et alcuni mesi dopo, compiacendosi di tenermi poi di continuo appresso la sua disciplina, per guidarmi, benché cieco come egli era di corpo, d'intelletto però lucidissimo, per il sentiero di quelli studii ch'egli intendeva ch'io proseguisse, imposemi ch'io facesse il disteso di quel teorema, per la difficoltà che gli arrecava la sua cecità nell'esplicarsi dove occorreva usar figure e caratteri; e di questo ne mandò più copie per l'Italia et in Francia alli amici suoi. Per una simil occasione di dubitare mi aveva ancora esplicato una sua considerazione o dimostrazione sopra la 5a e 7a definizione del quinto libro d'Euclide, dettandola a me dopo in dialogo per inserirla in detto suo libro appresso la prima proposizione del moto equabile, quando si fosse ristampato; et è quell'istessa dimostrazione che, a richiesta di V. A. S., fu poi distesa dal Sig.r Evangelista Torricelli, che l'aveva sentita dal medesimo Sig.r Galileo.

Negli 11 di Marzo del 1639 avendo V. A. S. con filosofica curiosità ricercato per lettera il Sig.r Galileo del parer suo circa il libro De lapide Bononiensi del filosofo Liceti, e particolarmente sopra la dottrina del capitolo 50, dove l'autore oppone alla di lui oppinione sopra il candore o luce secondaria della luna, risposele tra pochi giorni, come è noto all'A. V., con dottissima lettera dell'ultimo dell'istesso mese, che cadde nel 1640, procurando per essa di mantener saldi i proprii pensieri con ragioni e conietture vivissime e sottilissime; alla qual lettera poi replicò il suddetto Liceti con assai grosso volume, che egli publicò nel 1642 insieme con detta lettera.

Nel tempo di trenta mesi ch'io vissi di continuo appresso di lui sino alli ultimi giorni della sua vita, essendo egli spessissimo travagliato da acerbissimi dolori nelle membra, che gli toglievano il sonno e 'l riposo, da un perpetuo bruciore nelle palpebre, che gl'era di insopportabil molestia, e dall'altre indisposizioni che seco portava la grave età, defatigata da tanti studii e vigilie de' tempi addietro, non poté mai applicare a disporre in carta l'altre opere che gli restavano già risolute e digerite nella sua mente, ma per ancora non distese, come pur desiderava di fare. Aveva egli concetto (già che i Dialogi delle due Nuove Scienze erano fatti pubblici) di formare due Giornate da aggiugnersi all'altre quattro; e nella prima intendeva inserire, oltre alle due suddette dimostrazioni, molte nuove considerazioni e pensieri sopra varii luoghi delle Giornate già impresse, portando insieme la soluzione di gran numero di problemi naturali di Aristotele e di altri suoi detti et opinioni, con discoprirvi manifeste fallacie, et in specie nel trattato De incessu animalium; e finalmente nell'ultima Giornata promuovere un'altra nuova scienza, trattando con progresso geometrico della mirabil forza della percossa, dove egli stesso diceva d'aver scoperto e poter dimostrare acutissime e recondite conclusioni, che superavano di gran lunga tutte l'altre sue speculazioni già pubblicate. Ma nell'applicazione a così vasti disegni, sopragiunto da lentissima febbre e da palpitazione di quore, dopo due mesi di malattia che a poco a poco gli consumava gli spiriti, il mercoledì dell'8 di Gennaio del 1641 ab Incarnatione, a hore quattro di notte, in età di settantasette anni, mesi dieci e giorni venti, con filosofica e cristiana constanza rese l'anima al suo Creatore, inviandosi questa, per quanto creder ne giova, a godere e rimirar più d'appresso quelle eterne et immutabili maraviglie, che per mezzo di fragile artifizio con tanta avidità et impazienza ella aveva procurato di avvicinare agl'occhi di noi mortali.




Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by Èulogos SpA - 1996-2008. Content in this page is licensed under a Creative Commons License