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XVI
Quantunque le piacesse
la quiete e la solitudine della villa, amò però sempre d'avere il commercio di
virtuosi e d'amici, da' quali era giornalmente visitato e con delizie e regali
sempre onorato. Con questi piacevagli trovarsi spesso a conviti, e, con tutto
fosse parchissimo e moderato, volentieri si rallegrava; e particolarmente
premeva nell'esquisitezza e varietà de' vini d'ogni paese, de' quali era tenuto
continuamente provvisto dall'istessa cantina del Ser.mo Gran Duca e
d'altrove: e tale era il diletto ch'egli aveva nella delicatezza de' vini e
dell'uve, e nel modo di custodire le viti, ch'egli stesso di propria mano le
potava e legava nelli orti delle sue ville, con osservazione, diligenza et
industria più che ordinaria; et in ogni tempo si dilettò grandemente
dell'agricoltura, che gli serviva insieme di passatempo e di occasione di
filosofare intorno al nutrirsi e al vegetar delle piante, sopra la virtù
prolifica de' semi, e sopra l'altre ammirabili operazioni del Divino Artefice.
Ebbe assai più in odio
l'avarizia che la prodigalità. Non rispiarmò a spesa alcuna in far varie prove
et osservazioni per conseguir notizie di nuove et ammirabili conseguenze. Spese
liberalmente in sollevar i depressi, in ricevere et onorare forestieri, in
somministrar le comodità necessarie a poveri, eccellenti in qualch'arte o
professione, mantenendogli in casa propria finché gli provvedesse di convenevol
trattenimento. E tra quei ch'egli accolse, tralasciando di nominar molti
giovani fiamminghi, tedeschi e d'altrove, professori di pittura o scultura e di
altro nobil esercizio, o esperti nelle matematiche o in altro genere di
scienza, farò solo particolar menzione di quegli che fu l'ultimo in tempo, e in
qualità forse il primo, e che già discepolo del P. D. Benedetto Castelli, ormai
fatto maestro, fu dal medesimo Padre inviato e raccomandato al Sig.r
Galileo, affinché questi gustasse d'aver appresso di sé un geometra
eminentissimo, e quegli, allora in disgrazia della fortuna, godesse della
compagnia e protezione d'un Galileo. Parlo del Sig.r Evangelista
Torricelli, giovane d'integerrimi costumi e di dolcissima conversazione,
accolto in casa, accarezzato e provvisionato dal Sig.r Galileo, con
scambievol diletto di dottissime conferenze. Ma la congiunzione in terra di due
lumi sì grandi ben esser quasi momentanea dovea, mentre tali son le celesti. Con
questi non visse il Sig.r Galileo più che tre mesi; morì ben
consolato di veder comparso al mondo, e per suo mezzo approssimato a' benigni
influssi della Ser.ma Casa di V. A., così riguardevol soggetto. Et
il Padre Castelli conseguì ancora l'intento: giaché, mancato il Sig.r
Galileo, essendo, a persuasione del Sig.r Senatore Andrea
Arrighetti, anch'esso discepolo del Sig.r Galileo, trattenuto in
Firenze il Sig.r Torricelli, fu questo da V. A. S. (con l'ereditario
instinto di protegere e sollevare i possessori d'ogni scienza e per la
particolar affezzione e natural talento alle matematiche) favorito appresso il
Ser.mo nostro G. Duca, e da questo onorato col glorioso titolo di
suo Filosofo et Matematico, e con regia liberalità invitato a pubblicar quella
parte dell'opere sue che l'ànno reso immortale, et altra prepararne di
maraviglia maggiore, che, prevenuto da invidiosa e immatura morte, lasciò
imperfetta, ma, postuma e bramata sin d'oltre a' monti, spera tra poco la luce.
Non fu il Sig.r
Galileo ambizioso delli onori del volgo, ma ben di quella gloria che dal volgo
differenziar lo poteva. La modestia gli fu sempre compagna; in lui mai si
conobbe vanagloria o iattanza. Nelle sue avversità fu constantissimo, e soffrì
coraggiosamente le persecuzioni delli emuli. Muovevasi facilmente all'ira, ma
più facilmente si placava. Fu nelle conversazioni universalmente amabilissimo,
poiché discorrendo sul serio era ricchissimo di sentenze e concetti gravi, e
ne' discorsi piacevoli l'arguzie et i sali non gli mancavano. L'eloquenza poi
et espressiva ch'egli ebbe nell'esplicare l'altrui dottrine o le proprie
speculazioni, troppo si manifesta ne' suoi scritti e componimenti per
impareggiabile e, per così dire, sopraumana.
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