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VII
Questa fu la prima prova, nella quale l'influsso della
scienza è visibile. Più che rivoluzione, fu reazione della natura contro la
società, della libertà contro il limite. Ciascuna forza sociale nell'espansione
della sua gioventù si oltrepassa e si esagera. La religione che non è di questo
mondo, vuol essere questo mondo; lo stato usurpa a sua volta, e usurpa la
famiglia, e usurpa il comune e usurpa la nazione. Anche la scienza è
usurpatrice, e invade le altre sfere della vita sociale, e vuole realizzare in
quelle sè stessa, alterando la loro natura, vuole formare una società
intellettuale e scientifica, e come si diceva un tempo, il regno della
filosofia. Ultima forma dello spirito, non è maraviglia che cerchi sè stessa in
tutte le altre, e dove non vi si trovi, vi si cacci per forza. Nel suo orgoglio
e nella sua inesperienza presunse troppo della sua forza, credette che quello
che allo spirito apparisce ragionevole, dovesse e potesse per ciò solo tradursi
in atto, e il suo motto fu: periscano le colonie, piuttosto che i principii.
Le colonie perirono, ma non si salvarono i principii. E cosa avvenne? La
scienza perdette il suo credito, quasi fosse ella stata cagione di tutte quelle
calamità, e gli uomini nel loro disinganno rincularono insino al medio evo, cercando
salvezza nel catechismo, quasi che fosse così facile restituirlo nella
coscienza, com'era facile restituirlo nella memoria. Certo, da quel moto
indimenticabile molti beneficii sono venuti all'umanità. La libertà si è fatta
via ne' popoli civili; molti limiti artificiali sono caduti; molti limiti
sociali sono trasformati; l'autonomia e l'eguaglianza dell'individuo ha
generato l'autonomia e l'eguaglianza della nazione, il sentimento di
nazionalità; la scienza ammaestrata in quella terribile prova, calando dalla
sommità de' suoi ideali, ed entrando ne' misteri della vita e nelle vie della
storia, assisa sopra tante rovine si è fatta pensosa, positiva e organizzatrice
L'esperienza ha fruttato. Siamone grati a quel nobile popolo, che fece
l'esperienza a sue spese, sul suo corpo e sulla sua anima; a questo martire
della umanità, che vi logorò le forze, vi abbreviò la vita; a questo popolo che
ha avuto più difetti che colpe, e la storia punisce sempre i difetti e
risparmia spesso le colpe, perchè il difetto è debolezza, e la storia, come la
natura, nutre i forti anche colpevoli a spese de' deboli.
La scienza che nella società latina ingoiò più di
quello che poteva assorbire e digerire, restò al contrario nella vita anglo‑alemanna
modesta ausiliaria, perchè ivi incontrò organismi formidabili, pieni di
prestigio e di forza e di fiducia, e non si mise già di contro ad essi come
nemica, per disfarli, ma penetrò ivi dentro con moto lento, ma continuo. E con
poca resistenza; perchè gli organismi viventi, nel rigoglio del loro sviluppo,
non hanno in sospetto la scienza, anzi se ne valgono come istromento ad
allargarsi e consolidarsi, purgandosi e riformandosi, cioè cacciando da sè le
parti morte e stantie, e rinnovando la materia; dove gli organismi vecchi e
aridi stanno chiusi in sè e temono la scienza, odiano l'aria e la luce, come
cadaveri che al contatto dell'aria si dissolvono. Ivi la scienza operava non
fuori del limite ma entro di quello, e illuminava dall'alto la vita senza
mescolarvisi, senza sforzarla, contenta alla sua parte modesta. Cosi ci vive e
ci vivrà lungo tempo la chiesa, il comune, la classe, la famiglia, lo stato e
la legge, limiti rispettati, la cui voce è ancora potente nel cuore degli
uomini, e vi stimola e vi sviluppa le forze produttive. E ci vive insieme la
scienza e la libertà, la più ampia libertà di coscienza, di discussione e di
associazione, che pur non è un pericolo, ma una forza, perchè il volo dell'
intelletto ha ivi il suo limite nelle forze sociali ancora integre, il
sentimento religioso, la disciplina, la tenacità, il coraggio morale, il
sentimento del dovere e del sacrifizio, l'amore della natura e della famiglia,
il rispetto dell'autorità l'osservanza della legge, tutta quelle forze morali
che nel loro insieme noi chiamiamo l'uomo. Sento dire che la scienza ha fatto
grande la Germania. Ah! signori, sono queste qualità che fanno grandi i popoli,
e la scienza non le crea, ve le trova. Ben può ella analizzarle, cercarne
l'origine, seguirne la formazione, determinarne li effetti; ben può anche
moderarle, correggerla, volgerla a questo o a quel fine: una sola cosa non può,
non può produrle, e dove son fiacche e logore, non può lei surrogarle. No, ella
non può, dove il sentimento religioso languisce, dire: la religione son io, e
non può, dove l'arte è isterilita, dire: arte son io; può darti una filosofia
della storia, del linguaggio, dell'uomo, dello stato; ma non ti dà la storia,
il linguaggio, l'uomo, lo stato. Ti dà la coscienza della vita, non ti dà la
vita, ti dà la forma, non ti dà la materia, ti dà il gusto, non ti dà
l'ispirazione, ti dà l'intelligenza, non ti dà il genio.
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