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Francesco De Sanctis
La scienza e la vita

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  • VII
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VII

Questa fu la prima prova, nella quale l'influsso della scienza è visibile. Più che rivoluzione, fu reazione della natura contro la società, della libertà contro il limite. Ciascuna forza sociale nell'espansione della sua gioventù si oltrepassa e si esagera. La religione che non è di questo mondo, vuol essere questo mondo; lo stato usurpa a sua volta, e usurpa la famiglia, e usurpa il comune e usurpa la nazione. Anche la scienza è usurpatrice, e invade le altre sfere della vita sociale, e vuole realizzare in quelle stessa, alterando la loro natura, vuole formare una società intellettuale e scientifica, e come si diceva un tempo, il regno della filosofia. Ultima forma dello spirito, non è maraviglia che cerchi stessa in tutte le altre, e dove non vi si trovi, vi si cacci per forza. Nel suo orgoglio e nella sua inesperienza presunse troppo della sua forza, credette che quello che allo spirito apparisce ragionevole, dovesse e potesse per ciò solo tradursi in atto, e il suo motto fu: periscano le colonie, piuttosto che i principii. Le colonie perirono, ma non si salvarono i principii. E cosa avvenne? La scienza perdette il suo credito, quasi fosse ella stata cagione di tutte quelle calamità, e gli uomini nel loro disinganno rincularono insino al medio evo, cercando salvezza nel catechismo, quasi che fosse così facile restituirlo nella coscienza, com'era facile restituirlo nella memoria. Certo, da quel moto indimenticabile molti beneficii sono venuti all'umanità. La libertà si è fatta via ne' popoli civili; molti limiti artificiali sono caduti; molti limiti sociali sono trasformati; l'autonomia e l'eguaglianza dell'individuo ha generato l'autonomia e l'eguaglianza della nazione, il sentimento di nazionalità; la scienza ammaestrata in quella terribile prova, calando dalla sommità de' suoi ideali, ed entrando ne' misteri della vita e nelle vie della storia, assisa sopra tante rovine si è fatta pensosa, positiva e organizzatrice L'esperienza ha fruttato. Siamone grati a quel nobile popolo, che fece l'esperienza a sue spese, sul suo corpo e sulla sua anima; a questo martire della umanità, che vi logorò le forze, vi abbreviò la vita; a questo popolo che ha avuto più difetti che colpe, e la storia punisce sempre i difetti e risparmia spesso le colpe, perchè il difetto è debolezza, e la storia, come la natura, nutre i forti anche colpevoli a spese de' deboli.

La scienza che nella società latina ingoiò più di quello che poteva assorbire e digerire, restò al contrario nella vita angloalemanna modesta ausiliaria, perchè ivi incontrò organismi formidabili, pieni di prestigio e di forza e di fiducia, e non si mise già di contro ad essi come nemica, per disfarli, ma penetrò ivi dentro con moto lento, ma continuo. E con poca resistenza; perchè gli organismi viventi, nel rigoglio del loro sviluppo, non hanno in sospetto la scienza, anzi se ne valgono come istromento ad allargarsi e consolidarsi, purgandosi e riformandosi, cioè cacciando da le parti morte e stantie, e rinnovando la materia; dove gli organismi vecchi e aridi stanno chiusi in e temono la scienza, odiano l'aria e la luce, come cadaveri che al contatto dell'aria si dissolvono. Ivi la scienza operava non fuori del limite ma entro di quello, e illuminava dall'alto la vita senza mescolarvisi, senza sforzarla, contenta alla sua parte modesta. Cosi ci vive e ci vivrà lungo tempo la chiesa, il comune, la classe, la famiglia, lo stato e la legge, limiti rispettati, la cui voce è ancora potente nel cuore degli uomini, e vi stimola e vi sviluppa le forze produttive. E ci vive insieme la scienza e la libertà, la più ampia libertà di coscienza, di discussione e di associazione, che pur non è un pericolo, ma una forza, perchè il volo dell' intelletto ha ivi il suo limite nelle forze sociali ancora integre, il sentimento religioso, la disciplina, la tenacità, il coraggio morale, il sentimento del dovere e del sacrifizio, l'amore della natura e della famiglia, il rispetto dell'autorità l'osservanza della legge, tutta quelle forze morali che nel loro insieme noi chiamiamo l'uomo. Sento dire che la scienza ha fatto grande la Germania. Ah! signori, sono queste qualità che fanno grandi i popoli, e la scienza non le crea, ve le trova. Ben può ella analizzarle, cercarne l'origine, seguirne la formazione, determinarne li effetti; ben può anche moderarle, correggerla, volgerla a questo o a quel fine: una sola cosa non può, non può produrle, e dove son fiacche e logore, non può lei surrogarle. No, ella non può, dove il sentimento religioso languisce, dire: la religione son io, e non può, dove l'arte è isterilita, dire: arte son io; può darti una filosofia della storia, del linguaggio, dell'uomo, dello stato; ma non ti la storia, il linguaggio, l'uomo, lo stato. Ti la coscienza della vita, non ti la vita, ti la forma, non ti la materia, ti il gusto, non ti l'ispirazione, ti l'intelligenza, non ti il genio.




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