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VIII
Una forma non intende l'altra. Il sentimento non
comprende l'immaginazione, e l'immaginazione non comprende l'intelligenza.
Ciascuna forma pone sè stessa nelle altre, e non ci vede che sè, e si ride di
ciò che non è lei. Il sentimento guarda con occhio di compassione l'uomo
d'immaginazione, che ha bisogno d'idoli per alzarsi fino ad esso; e
l'intelletto non comprende il sentimento nella sua ignoranza semplice e
commovente. Una forma progredisce davvero, quando riconosce il suo limite nelle
altre forme, e le studia e le comprende e le rispetta e fa di quelle il suo
vestito. La religione cattolica fu potente davvero, quando uscì dal suo ascetismo,
e riconobbe il suo limite nella vita, e se ne appropriò le passioni,
gl'interessi e le forme, e il papa fu Re, e il Cardinale fu principe, e il
Vescovo fu barone. Sotto a quel vestito temporale ci era lei nel suo spirito e
nella sua verità; e se scadde, gli è che quel vestito divenne il suo corpo e la
sua sostanza, e se perdette la vita temporale, gli è che da lei s'era ritirata
la vita spirituale. Un gran progresso ha fatto la scienza, quando è giunta a
riconoscere il suo limite nella vita, e si è fatta potente, perchè si è fatta
modesta. Quel giorno che potè contemplare sè nella vita, e trovare ivi dentro
la sua sfera accanto alle altre e studiarle, comprenderle, rispettarle nella
loro autonomia, nella loro libertà, nel loro diritto alla vita, appropriarsele,
fare dì quelle il suo vestito, rimanendo ivi dietro causa attiva e
trasformatrice, quel giorno fu il principio della sua potenza. Questa è la
grande scoperta del nostro secolo, che vale bene quella del vapore. L'ideale
antico era Beatrice, la scienza che può tutto, la dottorona e la teologa; il
nuovo ideale è Margherita, la vita ignorante, inconsciente, ma ricca di fede,
di affetto, d'immaginazione e d'illusione. E, la scienza diviene Faust, il
sapiente che ha disprezzato la vita e si è chiuso ne' libri, e attende dalla
scienza miracoli, attende l'homunculus, e che nel suo disinganno lascia
i libri e cerca la vita, e tuffandosi nelle fresche onde della natura e della
storia ritrova la sua gioventù, ritrova l'amore e la fede. Allora si capì
perchè i filosofi furono meno potenti degl'ignoranti apostoli; perchè i romani
con tante scuole e con tanta dottrina soggiacquero alli analfabeti, che
chiamavano barbari; perchè Machiavelli che sapeva di stato, fu meno possente di
quei barbari, che fondavano gli stati, e perchè i civili italiani poterono
disprezzare, comprendere, schernire, ma non vincere l'ignorante barbarie,
maestri incatenati da' loro discepoli. Allora si capì che la scienza non è il
pensiero di questo o di quello, non questo o quel principio, ma è produzione
attiva, continua di quel cervello collettivo, che dicesi popolo, produzione
impregnata di tutti gli elementi e le forze e gl'interessi della vita, e si
capì che là, in quel cervello, ella dee cercare la sua legittimità, la sua base
di operazione. Più si addentra nella vita, più imita la storia ne' suoi
procedimenti, più dissimula sè stessa in quelle forze e in quegl'interessi, e
più efficace e più espansiva sarà la sua azione.
E cosa è uscito da questa
scienza, che ha saputo misurare sè stessa e ritrovare nella vita il suo limite?
Là dove le forze morali sono ancora sane, ivi ella è principio attivo e
assimilatore, produce nuovi organismi sociali. Ma dove il sentimento del limite
è raffreddato e le forze organiche indebolite, là non è buona quasi ad altro
che a darti una coscienza della tua decadenza, la quale ti toglie le ultime
forze e affretta la tua dissoluzione. Così per qualche tempo la colta Europa
dubitò del suo avvenire, e si proclamò da sè vecchia, e si domandò se forse non
era destinata a diventare cosacca. Così noi latini parliamo oggi della
decadenza della razza latina; e non so davvero qual forza rimanga più ad un
popolo che si rassegni ad un preteso fato storico, e perda fede nel suo
avvenire e predichi la sua decadenza. Quanto a me, preferisco a questa scienza
l'ignoranza del popolano, che stimi sè ancora erede dell'antica grandezza
romana, e sogni l'impero del mondo.
Una volta la scienza era tutto, e s'imponeva con la
forza. Oggi corriamo al segno opposto; la vita è inviolabile, e bisogna
lasciarla fare. Una volta frutto della scienza era la violenza; oggi frutto
della scienza è una libertà poltrona e inorganica, che lascia la vita al suo
processo storico, fosso anche di dissoluzione; che abbandona a sè stesse le
forze cozzanti; che fa dello stato un essere neutro e ipocrita, un testimonio
più che un attore; che si lascia fuggir di mano il freno, e che rivela
l'indifferenza entrata negli animi, e quel difetto d'iniziativa e di coraggio
morale, che noi sogliamo mascherare sotto la formola del lasciar fare e del
lasciar passare: sicché frutto della scienza è una libertà che ripudia la
scienza come potere legittimo e direttivo, e abbandona la società al flutto
delle opinioni e a' rottami del passato. Diciamo la verità. Al paese si dee la
verità, e si dee a noi stessi. La scienza è un pezzo che si è ritirata da noi,
e non opera più ne' nostri cervelli, non produce più. Noi ripetiamo una canzone
divenuta malinconica per vecchiaia, che non fa più effetto, neppure sopra di
noi. E perché dentro di noi non ci è una idea che ci tormenta, non un
sentimento che ci stimola, gridiamo pomposamente: lasciamo fare e lasciamo
passare; la scienza fa da sè, e la scienza fa miracoli, quasi che i miracoli li
facesse la scienza e non l'uomo. La scienza, quando si move dentro di noi, è
attiva, e penetra in tutti gli organismi, e gl'illumina e li trasforma sotto la
sua azione lenta, ma perseverante. Non è scienza codesta, che produce idee
sciolte, senza virtù di coesione, ed ha per sua arma di guerra non organismi
opposti ad organismi, ma ironia e caricatura: sicchè talora avviene che
organismi vecchi e screditati rimasi intatti li colgono in mezzo a quel
risolino e si chiudono sopra di loro e li ricoprono. Perchè quello resta che è
organizzato, e organismi battezzati per morti hanno sempre maggior forza che
idee vaganti e ironiche, piovute di qua e di là, miscuglio inconsistente di
vecchio e di nuovo, mutabili ne' cervelli secondo il successo e la moda.
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