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Francesco De Sanctis
La scienza e la vita

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  • VIII
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VIII

Una forma non intende l'altra. Il sentimento non comprende l'immaginazione, e l'immaginazione non comprende l'intelligenza. Ciascuna forma pone stessa nelle altre, e non ci vede che , e si ride di ciò che non è lei. Il sentimento guarda con occhio di compassione l'uomo d'immaginazione, che ha bisogno d'idoli per alzarsi fino ad esso; e l'intelletto non comprende il sentimento nella sua ignoranza semplice e commovente. Una forma progredisce davvero, quando riconosce il suo limite nelle altre forme, e le studia e le comprende e le rispetta e fa di quelle il suo vestito. La religione cattolica fu potente davvero, quando uscì dal suo ascetismo, e riconobbe il suo limite nella vita, e se ne appropriò le passioni, gl'interessi e le forme, e il papa fu Re, e il Cardinale fu principe, e il Vescovo fu barone. Sotto a quel vestito temporale ci era lei nel suo spirito e nella sua verità; e se scadde, gli è che quel vestito divenne il suo corpo e la sua sostanza, e se perdette la vita temporale, gli è che da lei s'era ritirata la vita spirituale. Un gran progresso ha fatto la scienza, quando è giunta a riconoscere il suo limite nella vita, e si è fatta potente, perchè si è fatta modesta. Quel giorno che potè contemplare nella vita, e trovare ivi dentro la sua sfera accanto alle altre e studiarle, comprenderle, rispettarle nella loro autonomia, nella loro libertà, nel loro diritto alla vita, appropriarsele, fare quelle il suo vestito, rimanendo ivi dietro causa attiva e trasformatrice, quel giorno fu il principio della sua potenza. Questa è la grande scoperta del nostro secolo, che vale bene quella del vapore. L'ideale antico era Beatrice, la scienza che può tutto, la dottorona e la teologa; il nuovo ideale è Margherita, la vita ignorante, inconsciente, ma ricca di fede, di affetto, d'immaginazione e d'illusione. E, la scienza diviene Faust, il sapiente che ha disprezzato la vita e si è chiuso ne' libri, e attende dalla scienza miracoli, attende l'homunculus, e che nel suo disinganno lascia i libri e cerca la vita, e tuffandosi nelle fresche onde della natura e della storia ritrova la sua gioventù, ritrova l'amore e la fede. Allora si capì perchè i filosofi furono meno potenti degl'ignoranti apostoli; perchè i romani con tante scuole e con tanta dottrina soggiacquero alli analfabeti, che chiamavano barbari; perchè Machiavelli che sapeva di stato, fu meno possente di quei barbari, che fondavano gli stati, e perchè i civili italiani poterono disprezzare, comprendere, schernire, ma non vincere l'ignorante barbarie, maestri incatenati da' loro discepoli. Allora si capì che la scienza non è il pensiero di questo o di quello, non questo o quel principio, ma è produzione attiva, continua di quel cervello collettivo, che dicesi popolo, produzione impregnata di tutti gli elementi e le forze e gl'interessi della vita, e si capì che , in quel cervello, ella dee cercare la sua legittimità, la sua base di operazione. Più si addentra nella vita, più imita la storia ne' suoi procedimenti, più dissimula stessa in quelle forze e in quegl'interessi, e più efficace e più espansiva sarà la sua azione.

E cosa è uscito da questa scienza, che ha saputo misurare stessa e ritrovare nella vita il suo limite? dove le forze morali sono ancora sane, ivi ella è principio attivo e assimilatore, produce nuovi organismi sociali. Ma dove il sentimento del limite è raffreddato e le forze organiche indebolite, non è buona quasi ad altro che a darti una coscienza della tua decadenza, la quale ti toglie le ultime forze e affretta la tua dissoluzione. Così per qualche tempo la colta Europa dubitò del suo avvenire, e si proclamò da vecchia, e si domandò se forse non era destinata a diventare cosacca. Così noi latini parliamo oggi della decadenza della razza latina; e non so davvero qual forza rimanga più ad un popolo che si rassegni ad un preteso fato storico, e perda fede nel suo avvenire e predichi la sua decadenza. Quanto a me, preferisco a questa scienza l'ignoranza del popolano, che stimi ancora erede dell'antica grandezza romana, e sogni l'impero del mondo.

Una volta la scienza era tutto, e s'imponeva con la forza. Oggi corriamo al segno opposto; la vita è inviolabile, e bisogna lasciarla fare. Una volta frutto della scienza era la violenza; oggi frutto della scienza è una libertà poltrona e inorganica, che lascia la vita al suo processo storico, fosso anche di dissoluzione; che abbandona a stesse le forze cozzanti; che fa dello stato un essere neutro e ipocrita, un testimonio più che un attore; che si lascia fuggir di mano il freno, e che rivela l'indifferenza entrata negli animi, e quel difetto d'iniziativa e di coraggio morale, che noi sogliamo mascherare sotto la formola del lasciar fare e del lasciar passare: sicché frutto della scienza è una libertà che ripudia la scienza come potere legittimo e direttivo, e abbandona la società al flutto delle opinioni e a' rottami del passato. Diciamo la verità. Al paese si dee la verità, e si dee a noi stessi. La scienza è un pezzo che si è ritirata da noi, e non opera più ne' nostri cervelli, non produce più. Noi ripetiamo una canzone divenuta malinconica per vecchiaia, che non fa più effetto, neppure sopra di noi. E perché dentro di noi non ci è una idea che ci tormenta, non un sentimento che ci stimola, gridiamo pomposamente: lasciamo fare e lasciamo passare; la scienza fa da , e la scienza fa miracoli, quasi che i miracoli li facesse la scienza e non l'uomo. La scienza, quando si move dentro di noi, è attiva, e penetra in tutti gli organismi, e gl'illumina e li trasforma sotto la sua azione lenta, ma perseverante. Non è scienza codesta, che produce idee sciolte, senza virtù di coesione, ed ha per sua arma di guerra non organismi opposti ad organismi, ma ironia e caricatura: sicchè talora avviene che organismi vecchi e screditati rimasi intatti li colgono in mezzo a quel risolino e si chiudono sopra di loro e li ricoprono. Perchè quello resta che è organizzato, e organismi battezzati per morti hanno sempre maggior forza che idee vaganti e ironiche, piovute di qua e di , miscuglio inconsistente di vecchio e di nuovo, mutabili ne' cervelli secondo il successo e la moda.




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