Domenico Cavalca
Vite dei Santi Padri

Vita di S. Paolo Primo eremita

Capitolo I

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Vita di S. Paolo Primo eremita

Capitolo I

Incominciasi la vita di S. Paolo eremita: e prima come, per paura di certi pericolosi tormenti che si facevano alli cristiani, fuggì al diserto, e come trovò la spelonca.

 

Al tempo di Decio e di Valeriano imperadori, perseguitatori de' fedeli cristiani, nel qual tempo Cornelio a Roma e Cipriano a Cartagine furono martirizzati, fu grande persecuzione e uccidimento di cristiani appo Tebaida ed Egitto. Veggendo il tiranno, che signoreggiava in quelle contrade, con gran disiderio ricevere il martirio per lo nome di Cristo, instigato e ammaestrato dal diavolo, trovò nuovi e disusati tormenti, nelli quali tardi e' morissero, e con tedio si tormentassero; volendo per questo modo innanzi uccidere l'anima de' martiri, facendogli negar Cristo per lo tedio del martirio, che 'l corpo, lo quale egli volentieri davano a morte, purché tosto fussero uccisi. Ma come scrisse lo predetto Cipriano, lo quale dal predetto tiranno ricevette il martirio, volendo i cristiani volentieri morire, non permettea che fossero subitamente uccisi, ma faceane fare nuovi strazj e pericolosi all'anima. La crudeltà del quale tiranno e la grandezza della quale persecuzione acciocchè meglio si conosca, per gl'infrascritti due memorabili esempli fia manifesto.

 

Venendo a mano del predetto tiranno un valentissimo e fervente cristiano, lo quale per nullo tormento, quantunque grave, si mutava, il fece ugnere di mele e poi, legate la mani di dietro, lo fece ponere e legare al sole ardentissimo, acciocchè per le punture e per lo tedio delle mosche potesse vincere colui, lo quale non aveva potuto vincere con altri tormenti di fuoco e di ferro. Un altro giovane bellissimo fece menare in uno molto dilettevole giardino, e quivi intra gigli bianchissimi e rose vermiglie sotto arbuscelli amenissimi, li quali uno venterello facea dilettevolmente menare, correndo quivi appresso uno rivo bellissimo, il fece porre rivescio in su uno letto di piuma dilicatissima e legare, sicchè levare rizzare si potesse, con certe intrecciature di fiori e d'arbuscelli odoriferi, e poi facendo partire ogni gente, fece venire una bellissima meretrice, la quale impudicamente abbracciando le sue membra contrattando, acciocchè il corpo del giovane s'incitasse e scaldasse a libidine, studiavasi che egli consentisse con lei peccare ovvero lui almeno corrompere. E sentendosi il giovane per li disonesti toccamenti della meretrice incitato a libidine e quasi presso a corrompere, e, poichè avea vinti i duri tormenti, vedendosi vincere dal misero diletto, ispirato da Dio, lo quale non abbandona li suoi cavalieri, non avendo altro rimedio d'aiutarsi, mordendosi la lingua, sì la precise, e sputolla in faccia di quella meretrice che lui impudicamente baciava; e per questo modo, per lo grandissimo e acerbo dolore ch'ebbe in precidersi, mordendosi, la lingua, vinse lo disordinato diletto che già sentia, essendo presso a corruzione di corpo, e rimase vincitore.

 

In questo cotale tempo che così pericolosi tormenti si faceano ai cristiani appo la Tebaida di sotto, rimase Paolo in etade d'anni sedici, morti già il padre e la madre ricchissimi con una sua suora, il quale n'era già ita a marito; ed era ammaestrato sofficientemente in letteratura greca e egiziaca, ed era mansueto e molto amico di Dio. Lo quale udendo la grande persecuzione contro alli cristiani in quelle contrade, andossene in una villa molto rimota, e quivi stava occulto ed in segreto. E incitato dal demonio e dall'avarizia il suo cognato, volendo avere tutte le sue ricchezze, si diede vista di volerlo accusare e di farlo prendere come cristiano; da questo il ritraeva il piangere della moglie, il timore di Dio, l'amore della parentezza. La qual cosa intendendo Paolo, fuggì al diserto, e quivi aspettando la fine della persecuzione, come piacque a Dio, che sa trarre d'ogni male bene, la necessità tornò in volontà, e incominciandosi a dilettare dello stato dell'eremo per amore di Dio, al quale prima era fuggito per paura mondana, e mettendosi a cercare più addentro al diserto, ebbe trovata una bella spelonca chiusa con una lapida appiè d'uno bellissimo monte, lo quale era quasi tutto sasso; la qual pietra levando dalla bocca della spelonca per investigare quello che fosse dentro, secondochè è naturale disidéro dell'uomo di voler sapere le cose occulte, entrando dentro trovò grande e spazioso luogo con una bellissima palma, la quale per una apritura del monte verso 'l cielo distendeva li suoi rami che quasi copriva e occupava quel luogo, e quivi presso era una fonte d'acqua viva e chiarissima. Trovò anche su per questi monti in diversi luoghi alquanti abitacoli antichissimi, ne' quali secondochè si truova per le scritture d'Egitto, si batteva furtivamente la moneta in quel tempo che Antonio imperadore si congiuse in matrimonio a Cleopatra regina d'Egitto; in segno e testimonio della qual cosa Paolo vi trovò ancudini e martelli da quel mestiere. Del quale luogo Paolo dilettandosi e riputando, secondochè vero era, che Iddio a lui e per lui l'avesse apparecchiato e serbato, rimase quivi, e stette tutto 'l tempo della sua vita in continua orazione e contemplazione di Dio, prendendo suo cibo del frutto di quella palma e vestimento delle sue fronde, le quali insieme tessendo se ne facea vestimento. La qual cosa acciocchè niuno reputi impossibile, chiamo per testimonio Iddio coi suoi santi angeli, avere me veduto e trovato in quelle parti dello ermo che dal lato di Siria si congiunge ai Saracini, due monaci, l'uno de' quali, già per trenta anni rinchiuso stando, solamente la domenica e il giovedì prende in suo cibo pane d'orzo e cacio, e bee d'un'acqua torbida e quasi lotosa, e di questo si notrica insino al d'oggi; e l'altro stando rinchiuso in una cisterna vecchia, la quale in loro lingua si chiama siricomba, ogni prende per suo cibo cinque fichi secchi e non più. Queste cose so che paiono incredibili a quelli che non credono che ogni cosa sia possibile a quelli che bene di Dio si confidano. Ma torniamo a narrare de' fatti di Paolo, secondochè cominciammo.

 


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