Domenico Cavalca
Vite dei Santi Padri

Vita di S. Giovanni eremita

Capitolo V

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Capitolo V

 

D'un altro monaco che, essendo tentato, si mosse per tornare al secolo, ma Iddio lo ricoverò, ed e' tornò a penitenzia.

 

Fu un altro monaco in questo eremo, lo quale per la grande astinenzia e solitudine, la quale avea tenuta insi no alla sua vecchiezza, stando più infra il diserto che tutti gli altri, era venuto a tanta purità e pace di coscienzia, ed eraornato di tutte virtudi che, quasi menando in terra vita celestiale, vacava pure a lodare e contemplare Iddio, lasciando ogni altra occupazione. Volendo comunque Iddio, eziandio in questo secolo, remunerare lo suo fedel servizio e liberarlo dalla sollecitudine di procurarsi la sua vita, mandavagli ogni per lo suo angiolo un pane bianchissimo e odorifero, e facevalo porre in su la mensa dentro alla spelonca, dove egli si riduceva; onde quante volte questi avesse fame entrava in questa spelonca e trovava il pane per lo predetto modo; del quale poichè era pasciuto ritornava anche all'orazione e alla contemplazione, e molte revelazioni delle cose divine gli erano fatte. Ma perocchè posto in tante grazie incominciò a gloriarsi e a insuperbire, imputando ai suoi meriti li beneficii di Dio, incominciogli a entrare in cuore una pigrizia, ma sì piccola che quasi non se ne curò e non se ne avvide, ma intontanente crebbe in tanto che non si dilettava, era così sollecito all'orazione, come soleva, intantochè incontanente che avea cantati alquanti salmi, gl'incresceva e sentivasi stanco e attediato e volevasi riposare. E perchè era insuperbendo caduto dall'altezza della perfezione, avvegnachè egli ancora non lo vedesse bene, perdendo la solidità della mente, li pensieri si spargevano per diverse cose, e già gli era entrato in cuore un occulto e disonesto pensiero: ma tuttavia nientemeno per la consuetudine di prima pur si sforzava di dire l'officio; e compiuta l'orazione, entrando nella spelonca per mangiare, e trovando il pane, come era usato, non si curò di porre rimedio a quelle cose che per lo cuore gli si volgevano, immaginandosi che, poichè Iddio non gli aveva sottratto il pane, d'essere anche in grazia come prima, e non s'avvide, considerò del suo cadimento; e crescendo incontanente gli stimoli della carne e i pensieri disonesti importunamente traendolo al secolo, pur almeno quel si fece forza, e rimase quivi e fece e compiette le sue orazioni, secondo l'usanza; ed entrando, fatta la sua orazione, nella spelonca per prendere lo suo cibo, trovò il pane come soleva, ma non così bianco. Della qual cosa maravigliandosi, diventò molto tristo e melanconico, considerando che questo non era senza sua colpa, ma pur mangiò, avvegnachè con dolore. Il terzo crebbono gli stimoli della carne tre cotanti più che di prima, e occupógli il cuore un pensiero e una immaginazione, come se fosse a mal affare con una femmina, e così gliel parea trattare, come se in verità fosse con lei; e tutto quel si stette in questa fantasia e imaginazione laidissima. E il quarto , entrando ad orare e fare lo suo officio, stava tutto vagabondo e astratto. E compiute le sue orazioni, avvegnachè male, entrando nella spelonca per mangiare, trovò un pane laidissimo e arido e quasi roso da' cani o da' topi. La qual cosa quegli veggendo cominciò a lagrimare, ma non sì di cuore che bastasse a spegnere la sua colpa e la tentazione che avea nel cuore; e preso che ebbe il cibo, avvegnachè non quale quanto solea, vennegli incontanente una moltitudine di cogitazioni confuse e occuparonlo e presonlo in tal modo che 'l misero, perduto ogni valore di resistere e ogni argomento di gridare a Dio e d'orare si partì e mossesi come disperato per tornare al secolo. E movendosi di notte venivasene per l'eremo verso la cittade; e come fu giorno, vedendosi ancora molto dilungi dalla città e sentendosi molto stanco e attediato, guatava d'intorno se vedesse alcun monasterio al quale potesse declinare. E vedendo un monasterio piccolo d'alquanti frati, andò a loro per riposarsi e prendere cibo; lo quale quelli frati veggendo e conoscendo per la fama della gran santitade che di lui era, con gran riverenzia tutti gli si fecero incontro e gittaronglisi ai piedi dimandandogli la sua benedizione, e lavarongli i piedi e fecergli reverenzia come a santo. E fatta l'orazione e datogli mangia re, poichè fu un poco riposato, tutti gli furono intorno, come a un uomo famoso di gran santitade e di gran sapienzia, pregandolo che dicesse loro alcune parole di grande edificazione e insegnasse loro come potessero campare da' lacciuoli del diavolo e cacciar via le laide cogitazioni del cuore; allora quegli, costretto per li prieghi dei frati di parlare, non volendosi scoprire quello che era, fece loro un bel sermone; ammaestrandoli secondochè l'aveano dimandato, come si può vincere lo nimico e conoscere le sue fallacie ed estirpare del cuore li mali pensieri. E facendo loro questo sermone, incominciò a sentire un rimordimento di coscienzia e alcuni stimoli di compunzione, e disse infra stesso: "Or come insegno altrui ed io mi lascio ingannare? or come correggo io altrui e me non ammendo? fa, misero, fa quello che insegni altrui".

 

E crescendogli questa cotale compunzione e rimordimento, riconoscendo la sua colpa, accommiatossi da quelli frati, e correndo rapidissimamente, tornò all'eremo, ed entrando nella spelonca, con grande compunzione e pianto, gittossi in orazione dinanzi a Dio e disse:

 

"Se tu, messere, non m'avessi aiutato, l'anima mia andava allo 'nferno; e molte cotali altre parole, ringraziando lui e accusando ; e d'allora innanzi tutto il tempo della vita sua stette in lagrime e pianto. Vedendosi avere perduto lo benefizio celestiale del pane che Iddio gli soleva mandare, e vedendo che gli conveniva con fatica e sudore lavorare e procurare la sua vita, per gran dolore e contrizione si rinchiuse in quella spelonca in cenere e in ciliccio, e tanto pianse che l'angelo gli apparve e confortollo e dissegli: Iddio ha ricevuta la tua penitenzia e hatti perdonato il peccato tuo; ma guardati di non cadere più in superbia. E questo ti do per segno che io ti dico vero; ecco che incontanente verranno a te alquanti di quelli frati, ai quali tu insegnasti e porterannoti alcune vivande; ricevile sicuramente e prendi cibo con loro e rendi grazie a Dio".

 

 

 


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