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FANCIULLO BIONDO.
A Mimì.
Di certo il fanciullo
era bellissimo. Aveva gli occhi grandi ed azzurri, ma di quell'azzurro vero,
leale che non diventa mai nero di sera; il bianco della cornea era anche
irradiato da una tinta bluastra, cosa che faceva sembrare anche più grande la
pupilla: i lumi della sala, riflettendosi in quegli occhi azzurri, vi
accendevano una stella luccicante, una sola. Poi era biondo; non tendente al
giallo, come la Gioconda di Leonardo da Vinci, nè al fulvo, come la Maddalena
del Tiziano, e nemmeno come dovette essere biondo il danese Amleto: quei
capelli erano fini, lucidi, biondi e dolci alla vista, riposavano lo sguardo
stanco da tante teste sfrontatamente brune. Quella testina originale, dal
profilo abbozzato, dai lineamenti puri, dalla fronte serena, attirava il mio
sguardo.
* *
*
La commedia quella sera
mi annoiava, gli attori strillavano, io non avevo il programma e non ci capivo
nulla. In palco, con noi, vi era un medico, ma uno di quelli moderni, che sono
prima filosofi, poi fisiologi, poi medici: un materialista calmo e feroce, che
in tre parole distruggeva l'amore, l'anima, l'immortalità, riducendoli a
questioni di nervi. Di Dio non discorreva più; lo aveva ammazzato da un pezzo.
Io, fosse conseguenza di una giornata triste ed uggiosa, dipendesse dalla
lettura di un libro stupido, o venisse dal dispetto di non aver ritrovata la
catenina del mio braccialetto, mi sentivo disposta all'idealismo e quindi a
contraddire aspramente il dottore. Per questo, preferii guardare attorno.
* *
*
Il fanciullo ascoltava
religiosamente la recita: spalancava i suoi occhioni, quasi a vedere maggior
numero di cose, ed appoggiava il mento sulle due manine incrociate; ma il
labbruccio inferiore, rosso come una ciliegia, era avanzato in atto d'infantile
fierezza. Forse la commedia non gli andava a versi, ma non ne perdeva una
parola, non batteva palpebra, non si moveva: a fissarlo bene con l'occhialino,
si vedeva sotto la candida pelle, salire il sangue per lo sforzo
dell'attenzione e pel calore del teatro. All'intervallo rialzò il capo, pensò
un poco, poi sorrise a qualcuno che gli parlava: quella sua bellezza si
completava, animandosi. Doveva essere anche intelligente.
* *
*
- Vi piace quel
fanciullo? - chiesi al dottore.
- Carino! - mi rispose
costui sorridendo.
- Come vorreste che
fosse, per chiamarlo bello? Bruno forse?
- Forse.
- E perchè? Avete torto,
dottore, se negate al biondo il dominio dell'arte, e l'arte cammina
sempre verso il bello. Tutte le fantastiche immagini, tutte le incarnazioni
della grazia e della bontà noi le fingiamo bionde: così Venere, dea della
bellezza, è bionda; così Maria, la Vergine, è bionda, e se il serpente
s'innamorò di Eva è perchè costei dovette essere bionda. Apollo, il primo
poeta, aveva le chiome d'oro, e gli angioletti ed il bambino Gesù pure. Ary
Scheffer, quando dipinge la sua Gretchen, è grande, perchè ritrae il sogno di
molti pittori: e sono secoli che i poeti impazziscono per le donne bionde.
Perchè in quel colore è la gioia, la vita, la gioventù. Ma voi sorridete,
signor positivo; vi occorrono altri esempi? Ebbene, l'oro, il motore del mondo,
il fattore della civiltà, il vostro oro divino è anche esso biondo!
- Nulla di questo -
rispose il dottore, niente commosso dalla valanga delle mie parole - per me,
non amo i biondi, e la ragione è chiarissima. Quella tinta, egregia amica, è il
risultato di una debolezza nella materia colorante, è la pruova di un
temperamento linfatico: da ciò, poca forza fisica e quindi poca forza morale,
se vogliamo adoperare questa parola. Come tutte le persone deboli, le femmine
bionde sono perfide, e se un uomo biondo arriva a fare grandi cose, ha dovuto
adoperare una forza di volontà doppia per dominare il suo organismo. Ma i casi
sono rarissimi; la statistica.....
- Per carità!
* *
*
- Vedete, dottore -
ripresi - la casa dove vive quel fanciullo non deve essere mai triste: egli la
rallegra, la riempie con la sua presenza, i corridoi echeggiano dei suoi passi,
le volte sono piene delle sue voci, gli angoli oscuri illuminati dal suo
sguardo. Il padre, quando ascolta il suo riso trillato, argentino, sente
rianimarsi e riprende coraggio a vivere; la madre, guardandolo, pensa che la
primavera si è incarnata nel suo figliuolo, tanto i suoi capelli ricordano il
sole ed i suoi occhi il cielo. Quando parla, gli risponde l'uccellino dalla
gabbia, ed il loro dialogo è carissimo, e se anche egli commette una piccola
mancanza è così soave il perdonargli....
- Quando si farà
grande.....
Mi tacqui subito; il
sogno era svanito.
* *
*
E che! Tu diventerai
grande, il tuo labbro innocente si piegherà al sogghigno, la fronte bianca
diventerà pensierosa, gli occhi azzurri si annebbieranno per la collera! Tu,
immagine pura, conoscerai in che fiume d'amarezze si convertano le cose più
dolci della vita! Saprai che valgano i nomi di amicizia, di amore, di gloria! E
ti sarà palese l'odio, assaporerai la vendetta! Non sarai più grazioso,
noncurante, allegro; non riderai più, piangerai; dubiterai, ti annoierai,
vorrai dominare il mondo e ne cadrai poi vinto! Sei un fanciullo, e sarai uomo!
Oh! se io fossi Michetti
ti dipingerei; se fossi Victor Hugo scriverei per te un libro: ma se io fossi
un Dio, fermerei la tua età, biondo fanciullo!
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