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VOTAZIONE FEMMINILE.
Nel novembre venturo,
quando si discuterà la legge sulle elezioni comunali e provinciali, i deputati emancipatori
faranno molti passionati discorsi. Essi diranno, per la milionesima volta, che
la civiltà italiana differisce poco da quella ottentotta per quanto riguarda la
donna; che l'Europa ci guarda (non sa far altro, povera Europa!); che per
formare la felicità delle donne italiane, bisogna conceder loro il voto
amministrativo. La Camera esita; poi si turba, si commuove al quadro straziante
delle donne italiane pronte a suicidarsi, se vien loro negato il voto, ed il
voto è accordato. Ma questo non basta - non basta dare un diritto senza fornire
l'occasione di farlo esercitare. Quindi il governo farà bene a sciogliere tre o
quattro municipii, o i municipii avranno lo spirito di sciogliersi da sè
stessi. Mi figuro allora che cosa vorrà succedere.
Grande agitazione in
tutti i boudoirs, congiure nei salotti, dialoghi vivaci agli angoli
delle strade, nei magazzini di mode, nei palchetti dei teatri: non si pensa più
all'amore, alle acconciature, alla maldicenza; a tutto questo ci sarà tempo; le
elezioni si fanno così raramente! Le amiche, le parenti, le semplici conoscenze
si ritrovano, si ricercano per parlare delle elezioni, per far propaganda, per
discutere sui nomi proposti; circolano i bigliettini rosei, profumati, gentili;
si sprecano gli abbracciamenti, i baci, le parolette soavi; sono tirate
dall'arsenale femminile tutte le riverenze, le cerimonie, le chatteries
delle grandi occasioni: le donne cercano sedursi fra loro. Ma con gli uomini
diventano gravi, severe, misteriose; ogni tentativo di corte è respinto come
sospetto; ogni presentazione è accettata con diffidenza; si passano a rassegna
i difetti ed i meriti dei singoli candidati con una grande serietà. Il tale è
bruno: ebbene, tutte quelle che hanno fatto degli studi fisiologici sui biondi,
gli negheranno il voto; il tal altro, mentre spende una lira e ottanta per
comprarsi un paio di bretelle, nega a sua moglie un meschinissimo paio di
orecchini di brillanti di cinquecento lire - è un cattivo amministratore, non
andrà al Consiglio. I candidati subiscono minuziosi interrogatorii, debbono
promettere per mantenere: se no, no. Una signorina con le sopracciglia
corrugate e la bocca piena di cifre, domanda ad un eleggibile:
- Nel caso che vi
mandassimo al municipio, votereste il progetto per la nuova strada da San
Ferdinando alla Villa?
- Sicuramente.
- Bene - e i fondi?
- Una nuova tassa.....
- Su che? Spero non
sugli oggetti di lusso!
- Dio me ne guardi!
- Benissimo, persistete
in queste buone idee....
- E.... posso sperare?
- Vedremo, signore,
penseremo.
Una moglie va in giro
raccomandando alle sue amiche la candidatura di suo marito; non parla dei
meriti di lui, non dice quello che egli farà, ma susurra amabilmente: «L'ho
sempre d'attorno dalla mattina alla sera, sarà una fortuna se me lo mandate a
fare il consigliere!» E le amiche mogli, compassionevoli e conscie di quello
che significa un marito troppo per casa, danno il loro voto.
Il candidato non si occupa
più dei suoi elettori; è invece tutto intento ad accaparrarsi le elettrici: fa
grandi scappellate a dritta ed a sinistra, sfoggia abiti eleganti, diventa
virtuoso e morigerato come uno sposo novello. La signorina nel 1° piano è
elettrice: egli nelle scale le cede il passo con galanteria; la maestra
elementare dove va la sua figlietta, è elettrice, egli con un grande affetto
filiale va sempre a riprendere la bambina; dovunque trova signore, egli fa
valere i suoi principii politici e il petto candido della sua camicia. Deve
diventare dolce e pio con le buone anime che si fanno guidare dal parroco,
promettendo loro che ristabilirà il cattechismo nelle scuole; ed invece
assicurare ad un gruppo di giovani ed allegre spose che le feste del carnevale
saranno splendide ed il municipio voterà una bella somma. Infine una
meravigliosa miscela, di sorrisi, d'inchini, di concessioni, di promesse che si
urtano, si imbrogliano, si contraddicono, si confondono e gli fanno
perdere..... se non altro, la testa.
Intanto le donne si
riuniscono. Si riuniscono, sicuramente: se sono elettrici hanno il diritto di
riunione e di discussione. Me la immagino di qui una sala vasta, piena zeppa di
donnine, dove si odono da tutte le parti richieste di aver la parola, dove le
oratrici non arrivano mai ad ottenere il silenzio, dove tutte restano
d'accordo..... sulla propria opinione. M'immagino il colpo d'occhio che
formeranno le toilettes variegate, scure, chiare, a mezze tinte; l'abito
cilestro di una moderata che farà risaltare i nastri rossi di una repubblicana,
il cappellino Empire di una costituzionale che insulterà quello Nobiling
di una socialista, la lotta dei gialli e dei verdi che cercano di sopraffarsi,
la serietà del nero che guarda con disprezzo il bianco! E tutte le gentili
padrone di questi indumenti che si agitano, che sono nervose, che scoppiano
volta a volta in risate ed applausi; ed i ventagli che si animano, le piume che
svolazzano, i fiori che hanno le convulsioni! La sento quella oratrice di
spirito che avendo un pubblico composto di fanciulle, dice loro queste sole
parole:
- Elettrici, votate la
lista dei consorti! il loro nome, il loro carattere vi è garante della
loro onestà!
La sera del sabato non
si dorme: e se il diavolo zoppo potesse realmente sollevare i tetti delle case,
vedrebbe tutte le teste insonni ed irrequiete sui guanciali. Riuscirà la lista?
E lui riuscirà? Sì, no, sì: non si sa, si spera, si teme; quando
spunterà l'alba? Infine, viene quest'alba benedetta, è spuntata la grande
giornata, si andrà finalmente a votare; la casa è in rivoluzione, gli usci
sbattono, il gatto miagola, i bambini che non hanno una chiara idea delle
elezioni, strillano; non importa.
S'indossa il costume di
circostanza; abito grigio, colletto di tela, cravatta nera, cappellino
sull'orecchio, borsellino sul fianco per la scheda, occhialino per sorvegliare
le operazioni elettorali e via - per quel giorno vanno all'aria la messa, la
passeggiata, l'appuntamento ed il resto. Nelle frazioni si odono cheti fruscii
e frasi mormorate anzichè dette; si respirano profumi finissimi; si veggono
mani bianche, dalle dita affusolate, sospendersi un momento sull'urna; passano
le teste bionde e le brune con un'aria dignitosa, composta e sfilano, sfilano,
guardando il presidente - povero presidente, lo compatisco -, sorridendo al
segretario, sbirciando le altre elettrici, ma con una serenità, una calma
invidiabile. Sono oramai persuase di aver esercitato con coscienza uno dei più
preziosi diritti della donna; sanno di aver compiuto una missione, non troppo
bene quale, ma è una missione. Aspettando l'esito, non si parla che di
incidenti elettorali, di blocchi - anche di blocchi -, d'imbrogli sventati, di
trame fallite - e la tal signora che aveva nella manica venti schede, e quelle
altre che hanno preso d'assalto il seggio, e le impiegate telegrafiste che
hanno votato compatte! Quando si arriva a sapere il risultato, allora succede
la vera guerra: da una parte balli, canti, scampagnate, pranzi, brindisi -
dall'altra svenimenti, convulsioni, emicranie, lagrime e disperazioni; poi
inimicizie, giuramenti di vendetta, legami infranti, amori traditi ed i poveri
uomini nei tormenti. Ed il Consiglio? Un Consiglio strano, eterogeneo, o troppo
giovane o troppo vecchio, un po' cattolico, un po' libero pensatore, un poco
biondo, un po' bruno......
Baie tutte queste: è
tempo, o signori, che la donna non sia più manomessa, è tempo che ella entri
nei pubblici uffici, è tempo che le si concedano quei sacrosanti diritti....
Dio! come si riderà in
novembre alla Camera!
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