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IL CRISTO DI SAVERIO
ALTAMURA.
Jésus, ce que tu fis, qui jamais le fera?
Nous, vieillards nès d'hier, qui nous rajeunira?
A. De Musset. Rolla.
È una sala vasta, deserta,
polverosa; qua e là sono aggruppati piedistalli di statue e qualche sedia
sgangherata; la luce piove dagli alti finestroni e sembra grigia e fioca,
mentre fuori riluce il sole invernale. Camminando in quel salone nudo ed oscuro
si abbassa la voce o si tace, si prova un senso di stanchezza e di obblio, e,
giunti all'ampio seggiolone che sta di fronte al quadro, si chiudono gli occhi
senza volerlo, quasi ad attendere l'ultimo, il più dolce riposo. Ma convien
ridestarsi subito, perchè il quadro è là, rimpetto a voi, grande, immobile
vivente.
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*
È un episodio della
passione di Gesù: gli leggono la condanna dopo averlo flagellato. Sono ebrei -
uno di essi dalle spalle tarchiate, dalle braccia nerborute, stringe un
flagello, ed indifferente se la discorre con certi altri; un secondo
flagellatore sghignazza orribilmente, ed alza la verga quasi volesse continuare
ancora. Alla destra di Gesù è un tale che vuole spuntargli la tunica, a
sinistra un altro che gli mostra con atto vero e vivace la condanna. Tutta
questa gente, sebbene animata da sentimenti diversi, come l'odio, il disprezzo,
la noncuranza, ha il tipo ebreo spiccato: carnagione bruna, soppracciglia
vicinissime, sguardo falso; quello poi che ha in mano la carta è un fariseo, un
ipocrita che si rivela: labbra strette su cui3 corre l'insulto, fronte
bassa, mano rugosa. Guarda il Nazzareno con invidia e con ira: invidia per
quella serenità pacata, ira perchè si vede vinto: e indica la sentenza. Ma il
Nazzareno non lo ascolta, non lo guarda: pensa.
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A che pensa? Forse agli
sconfinati orizzonti della sua Palestina che non vedrà mai più, alle campagne
ridenti, inondate dal sole, al lento volo delle azzurre tortore, alle limpide
notti, al cielo stellato e profondo che tante volte ha interrogato con lo
sguardo, al placido lago di Tiberiade: egli, che amò tanto la natura, pensa
forse a tutto questo. O forse gli vengono in mente i cari compagni delle sue
peregrinazioni, quelli che lo compresero e lo amarono; forse ricorda la dolce
madre che dovette abbandonare così presto; forse colei che lo adorò sovra
tutti: e pensa al loro dolore? No. In quello sguardo vi è qualche cosa di più
largo, di più generale: quel Gesù pensa al suo ideale, s'inebbria di esso e
dimentica l'individuo nell'universo. La fatale notte di Getsemani, in cui il
dubbio lo ha sopravvinto, in cui ha visto scomparire l'anima e la sua
immortalità, in cui ha sofferto lo spasimo dell'uomo che vede spezzarsi il suo
sogno, quella notte è lontana: egli crede in sè, crede negli altri; ancora
pochi giorni ed egli morrà; ma il mondo sarà scosso, rivoluzionato dal più
grande concetto umanitario: la libertà delle anime.
* *
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Io non m'intendo di
pittura e molto meno di disegno, non conosco le scuole antiche e moderne e mi
affido al solo mio gusto: non so, quindi, se la luce sia giusta nel quadro del
comm. Altamura, se le figure del secondo piano siano proporzionate a
quelle del primo, se le pieghe degli abiti siano armoniose e via
discorrendo. Ma quando una pittura mi colpisce e mi commuove, quando io vi
resto estatica lungo tempo davanti, dimenticando in quella sala vuota e fredda
il mondo e la vita, quando la tela è illuminata da quel viso intelligente,
pallido, buono, sofferente, quando in mezzo a quel gruppo di cretini, di
ipocriti, di malvagi, veggo dominare viva e vera la persona del filosofo, del
pensatore, del Grande Maestro, io dico che il pittore è un sommo artista,
perchè ha raggiunto appunto lo scopo dell'Arte.* *
*Filosofo! ho sognato su
questa parola. Ho riveduto un altro paese bello e fecondo, culla della civiltà
umana, ho riveduta la campagna sterminata e la lunga sfilata dei portici
marmorei, sotto cui passeggiava gravemente un vecchietto circondato da molti
giovani. Il vecchio anche parlava ad essi di libertà, d'anima, d'immortalità e
quelli lo ascoltavano e lo amavano: come il Galileo, il vecchio maestro
distruggeva gl'idoli antichi, annientava il passato e creava l'avvenire. Sola
differenza: il vecchio ragionava, il giovane sentiva. Ma in Grecia ebbero paura
come in Gerusalemme, carcerarono il vecchio e gli dettero la cicuta; ed il
Nazzareno anche dovette morire. Così, attraverso il tempo, avevano comune il
sacrificio ancora i due più grandi martiri dell'Ideale: Socrate e Gesù.
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