|
VITA NOSTRA.
Ad un menestrello.
Chi sa! Nacque in quel boschetto
di rose che si chiama la Provenza, in quella Provenza così bella che dovrebbe
appartenere all'Italia; forse nell'ardente Sicilia, l'innamorata del sole, i
cui figli hanno nel cervello un atomo speciale, raggio di luce o scintilla di
lava; o forse nella Spagna, paese dei caldi amori, delle belle donne e dei vini
poderosi.... chi sa! Ed il sole, il vulcano, le donne, le rose, l'amore han
fatto cantare il troviero. Vincenzullo di Alcamo gli ha insegnato il
metro, e sirvente, tarantelle, lai, virelai, cavalloggie,
spagnole, hanno deliziato le nobili dame. Clemenza Isaura ha sottoposto
a lui molti quesiti della sua corte d'amore; Ruberta, castellana di Monfort,
gli ha donato una ricca collana e, premio maggiore di ogni altro, gli concesse
la bellissima mano a baciare.
Il menestrello ha
cantato l'amore delle nobili donne, il valore dei prodi cavalieri - molte
bionde fanciulle diventarono pallide per lui, e molti visi bruni diventarono di
fuoco; egli sorride, ama, canta e parte. Fino a che una gelosa donzella gli dà
un filtro, che ebbe da una vecchia strega, ed il menestrello cade addormentato
per cinque secoli.
* *
*
Triste risveglio
nevvero? Tu, menestrello, sei sempre quello di una volta ed invece ti hanno
cangiato il tuo mondo: non vi sono più castelli, sibbene grandi hôtels
dove l'ospitalità costa sette franchi al giorno per la camera, cinque pel
pranzo ecc. ecc. Nè si può viaggiare in Italia senza il biglietto di
circolazione, ammeno che non si preferisca il velocipede; non vi sono più corti
d'amore, le donne pensano alle interpellanze pei loro diritti civili. I lunghi
guanti proibiscono il baciamano; e l'uso della veloutine e della poudre
rose non fa più distinguere il pallore o il rossore; le collane si
accettano, non si donano più. I cavalieri moderni pensano a diventar...
commendatori; armi non ce ne sono più, si usano i processi. Tu, menestrello,
rimani sorpreso, addolorato, gridi che questo è un delirio, una pazzia, dici
che vi è ancora del buono e del bello, che ci è la fede, il sorriso, la lagrima
e questo e quest'altro ancora... bah! I giovani non ti danno retta, le
fanciulle sorridono, calcolando quanto renda la professione di avvocato di
fronte a quella di medico. La gioventù è scettica, e tu ti sei risvegliato
troppo tardi in un secolo troppo nuovo.
* *
*
Scettico, cioè uno che
crede. Non è un paradosso. Significa essere giunto al culmine di ogni gioia ed
al fondo di ogni dolore, avere con ansia dolorosa ricercate le fonti del vero,
dubitando malinconicamente di non ritrovarle, aver detto: Questa qui è
menzogna, e l'altra, e l'altra, e l'altra ancora - poi ad un tratto, avere
scoperto l'oggetto della fede! Chi lo trova in sua madre, chi nella natura, chi
nel suo cane, chi nel proprio ingegno, ed intanto costui è uno scettico perchè
non crede alle convenzioni, alle falsità sociali ed alle umane bugie. Questo
sentimento non esiste assolutamente, esclusivamente, senza eccezione: lo
scettico moderno può negare l'ingenuità della giovinetta e credere alla fedeltà
del suo cane, negare l'immortalità dell'amore e credere in quella delle sue
opere - non vi sono dunque semiscettici. È lo scetticismo che è un
semi-sentimento.
* *
*
Dopo tutto, vuoi che ti
dica una cosa? Stamane vi è il sole, ed il vento leggiero porta con sè lontani
sentori di gioventù e di primavera: qualche grande cosa rinasce. Ieri sera ho
vegliato sino a tardi col grande Voltaire e stamane ho paragonato l'azzurro di
un abito a quello del cielo ed il cielo ha guadagnato; a quest'ora Ernesto
Rénan scrive nel suo gabinetto ed il curato di campagna dice la messa nella
piccola chiesa; materialisti ed idealisti portano tutti lo stesso paletôt
e percorrono le stesse vie. Gli è che al di sopra di tutto e comprendendo
tutto, facendo un poderoso amalgama, composto di scetticismo, ironia, ateismo,
sorrisi, lagrime, innamoramenti, poesia bassa e prosa sublime, vi è la vita, la
grande, l'immensa verità: la vita con tutte le sue contraddizioni, con le sue
pazzie, le sue stravaganze, e le sue regolarità, con la sua falsa gloria in su
e la buona in giù, col dubbio desolante e la dolce credenza, con la passione
furibonda e l'amoretto platonico, col sospiro e con l'urlo, con Roma, il Medio
evo e la modernità: la vita piena, tumultuosa o placida e lenta; la vita che
offre ai suoi figli ingrati i più vasti campi da sfruttare; la vita che è
sempre bella e nuova, malgrado sia brutta e vecchia; la vita, il più grande dei
tesori disprezzati.
* *
*
Se trovi sulla tua
mandola una corda miracolosa che vada dai tôni più gravi a quelli più acuti,
che possa esprimere il sogghigno ed il semplice sorriso nello stesso tempo, che
possa dare la musica della romanza del Salice e quella della Danse
macabre; se la trovi questa corda miracolosa, allora suona l'inno alla
vita, buon menestrello!
|