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ESTRATTO DELLO STATO
CIVILE.
I gusti sono differenti.
Vi è chi, leggendo il giornale, si diletta nei brillanti paradossi
dell'articolo di fondo, seguendone mentalmente le evoluzioni: molti frequentano
l'appendice, pianterreno lugubre e sanguinoso, dove si commettono, sera per
sera, i più atroci delitti: alcuni scelgono la cronaca interna dove
leggono importantissimi fatti avvenuti nell'Uraguay, a Capracotta o a
Roccacannuccia; altri prediligono i telegrammi particolari, tanto particolari
che talvolta i fili del telegrafo non ne hanno saputo nulla: non mancano,
infine, gli amatori della quarta pagina. Ma vi è una rubrichetta modesta, non
molto lunga, a caratteri piccini, ficcata come per misericordia in un angolo qualunque
del giornale, spesso scorretta, spesso dissestata; ebbene, questa qui è letta
da tutti, giovanotti, vecchi, fanciulle, spose, madri, insomma tutti. Persino
gli uomini serii, quelli che vorrebbero far credere di non patire alcuna
debolezza comune agli altri mortali, persino quelli vi danno un sbirciatina di
nascosto, scorrendola in un battibaleno o fingendo di leggere gli Stefani.
E mentre tutto il resto del giornale può forse riuscire indifferente,
quell'angolo lì, nella sua umiltà e brevità, fa sempre una impressione: lascia
un sorriso sulle labbra o una oscurità negli occhi. È l'estratto dello Stato
Civile.
Sì, voi lo leggete
assiduamente, o pallide zitellone dalle labbra sottili, provando un amaro
piacere a dilatare la ferita nascosta del vostro cuore; ci è della gente che
crede ancora alla vecchia istituzione del matrimonio e che intanto dimentica
voi, che vi credereste tanto volentieri: voi volete sapere il nome e l'età di
questa gente. Quando è molta, ci è il compenso che è di bassa qualità e potete
fare un moto di sprezzo; quando è poca, avete la consolazione di dar la stura
ai vostri commenti: qui è una coppia che potrebbe esser felice, diciotto e
ventidue anni: sono troppo giovani per aver testa! Altrove la sposa si chiama
Leonilda, nome capriccioso, sarà certo una civetta: compiangiamo il marito,
poveretto! Questo qui è medico, professione che non corre più con le capsule
Guyot ed il ferro dializzato Bravais: la moglie soffrirà gli stenti. - Guarda,
guarda, la tale è giunta finalmente a gabbarne uno; sa il cielo con quali
mezzi! E come, ha fatto scrivere solo trent'anni! Ma se ha avuto sempre cinque
anni più di me, che ne ho..... ventotto! E chi sarà lo sposo? Povero imbecille,
avrà la vita tribolata, è degno di compassione. Dopo un'oretta di insinuazioni
più o meno benigne, di restrizioni mentali, di sottintesi poco caritatevoli e
di riflessioni più o meno filosofiche, voi, vecchie zitelle, vi confortate nel
pensiero che tutti i coniugati sono e saranno sempre infelici e che per nulla
al mondo voi vorreste rinunziare alla vostra pace.
Invece la bionda
fidanzata del bruno giovanotto, dopo che ha accompagnato sino alla porta il suo
amore, raccomandandogli di venir presto la sera seguente, rientra e prende
distrattamente il giornale tra le mani, leggendovi le nascite ed i matrimoni.
Essa pensa: fra breve, quattro, sei mesi forse, il nome suo vi sarà insieme con
quello di lui; gli amici li leggeranno sorridenti, gli estranei non ne
sapranno nulla, ma vi sarà un tesoro d'affetto sotto quei nomi. Pensa ed
arrossisce e si guarda d'attorno; chi sa qualcuno non le legga sulla fronte il
pensiero; forse in un'epoca un po' più lontana, se Dio vuole..... una cifra di
più nei nati, una cifra che per lei, madre, rappresenterà una testolina grande
come un pugno, in una cuffiettina ricamata; una testolina che abbia già i
capelli neri del papà e gli occhi azzurri della mammina. Allora, trasportata in
questo sogno che è per diventare una realtà, la fanciulla si lascia cader il
foglio di mano..... e si scorda di leggere il nome dei morti.
Ci sono i vecchi per
leggerla, quella malinconica lista, ma non crediate che se ne dispiacciano. Vi
è anzi una punta di egoistica soddisfazione per essi, nel vedere che i giovani
robusti se ne vanno a dormire per sempre sotto la terra nera e che essi
rimangono in piedi ancora, godendo i bei raggi del sole e respirando la vita.
Se trovano un caso di lunga vita, tanto meglio: è una speranza per essi di
raggiungere l'età del fortunato; se capita loro sotto gli occhi il nome di un
amico d'infanzia, di un coetaneo, si compiacciono a narrarne la storia, o
ricordarne i detti, gli atti, le virtù, i difetti: una parolina di compianto e
tira via - i vecchi hanno già troppo pianto per aver più lagrime. Sibbene la
madre del coscritto lontano, trema ed impallidisce, leggendo come ogni giorno
un soldato muoia all'ospedale militare e compatisce le altre madri; sibbene
l'ammalato si sente colpire quasi da una mano invisibile, quando vede la sua
malattia abbattere un uomo alla sua età. Ed in ultimo ci è la turba dei
curiosi, che cercano le notizie col fuscellino e sono fortunati se possono, in
una riunione, uscire in queste parole: Ricordate la tale, quella bruttina? Ha
preso marito. Ovvero: Ricordate il tale, quel galantuomo coi fiocchi? Se n'è
andato di là.....
Per l'osservatore, che
immensa fonte di studio è il modesto estratto dello Stato Civile! In esso
cozzano, si urtano, si confondono, si danno la mano tutte le passioni umane,
tutte le classi; tutti gli stati sociali vi sono svelati. Vi è il piccolo nato,
che non ha padre e che comincia già a sentire il peso della sua posizione
illegale, presso alla progenie nobilissima di principi; vi è il futuro cretino
che porta il numero precedente a quello che sarà un futuro uomo di genio. È là
che spira la fiducia profonda del popolo nella famiglia, la fede nel lavoro
delle proprie braccia, il niuno timore dell'avvenire: nel popolo si sposano
giovani, allegri, miserabili, senza dubbi e senza esitanze. È là che fa
capolino la vanità innata, profonda, incurabile, la quale nel più bello o nel
più brutto momento della vita, qual è il matrimonio, fa ricordare di scrivere
il nome con tutti i titoli, prenomi e qualità - e si ammira il salto mortale
che fa una fanciulla sulla età dello sposo, pur di avere vettura, dieci abiti
all'anno da Parigi e il palco in prima dispari al S. Carlo. Si sorride vedendo
il matrimonio del celibe, sinora impenitente, che si decide alla catena per
trovare chi gli curi i reumatismi - e si vorrebbe sorridere, ma non si può,
alle unioni calcolate, proposte, ventilate, stabilite per mezzo di confessori,
avvocati, notai e vecchi amici di casa. La questione sociale monta su nel nome
dell'operaio morto pel suo dannoso mestiere, e tutta la dolorosa ed artistica bohème
vi appare in quel poeta che va a morire sopra un lettuccio dell'ospedale; la
miseria, madrigna crudele degli uomini, è rappresentata dai suicidi crescenti.
Quell'epopea scura della vita vi spaventa; quel riassunto breve, efficace e
terribile, quella intiera esistenza che si annienta in un nome ed in una cifra,
vi mette paura.....
Ah! no, se è vita, non
può essere tutto fango, non può essere tutto nero; vi deve essere la nota
ridente, la parte pura, l'ideale realizzato. Vi è tutta una giornata splendida
e lucente: la nascita del fanciullino, alba rosea e tremolante di raggi,
balbettìo di paradiso, qualche cosa di azzurro che diventa anima; il forte
meriggio delle passioni nei calore soffocante del tropico, nell'amore completo
e felice, nelle alte ebbrezze del dovere e della famiglia; ed in ultimo la
morte aspettata, cioè il tramonto lento, sereno, pacato, per passare in una
notte stellata.
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