LIBRO
SECONDO
(AGGIUNTO NEL
1926)
Come ho detto nella
prefazione a questa seconda edizione, allorché pubblicai per la prima volta «Il
D. dell'A.» non ritenni opportuno enunciare tutto il mio pensiero sul problema
aeronautico, per non urtare troppo violentemente contro idee fatte e dominanti,
allo scopo di facilitare l'accettazione e l'attuazione di una specie di
programma minimo che avrebbe dovuto, a suo tempo, costituire un nuovo punto di
partenza per un ulteriore progredire.
I lettori troveranno in
questa seconda parte del presente lavoro il completamento della prima, che non
è se non la ristampa integrale della prima edizione de «Il D. dell'A.».
Nel 1921 non esisteva
che l'aviazione ausiliaria - benché non portasse tale specificazione - ossia
non esistevano che mezzi aviatori intesi a facilitare ed integrare azioni
terrestri o marittime, e, non ostante i servizi che aveva reso durante la
guerra, l'arma aerea veniva considerata, specie nell'ambiente militare, come
una vera e propria superfetazione. Se erano tempi in cui poco si curavano
l'Esercito e la Marina,
erano tempi in cui dell'aviazione nessuno si curava.
Tali essendo le
condizioni di fatto, si trattava di far penetrare il concetto del dominio
dell'aria, di dare una prima idea del suo valore, di indurre alla
considerazione dei mezzi più adatti alla lotta per la conquista del dominio
dell'aria, di far accettare la concezione di una forza aerea indipendente
dall'Esercito e dalla Marina: tutto ciò dopo una grande guerra durante la quale
l'aviazione non aveva agito che come ausiliaria, vale a dire contro le idee
fatte e catalogate di tutti coloro - ed erano e sono legione - che preparano
l'avvenire guardando al passato.
La cosa era ardua in sé,
e lo dimostra il fatto che, non ostante la specie di marchio ufficiale dato a
«Il D. dell'A.», dalla sua pubblicazione avvenuta a cura del Ministero della
Guerra, nessuna delle alte autorità militari terrestri e marittime degnò
occuparsi della questione, attorno alla quale si fece il più assoluto silenzio,
fino alla marcia su Roma. Occorreva addirittura una rivoluzione per scuotere le
menti!
Evidentemente le idee
contenute ne «Il D. dell'A.», dovettero apparire azzardatissime, se non
addirittura stravaganti, a meno che l'indifferenza non derivasse da una
generale congenita pigrizia mentale.
Eppure io avevo compiuto
un grande sacrificio per propiziarmi la dèa dell'incomprensione, ammettendo la
conservazione dall'Aviazione ausiliaria! Precisamente. Ne «Il D. dell'A.» (vedi
lib. I) io cercavo di dimostrare la essenziale importanza dell'Aviazione
indipendente (Armata Aerea), ma ammettevo che contemporaneamente, potesse
sussistere l'Aviazione ausiliaria mentre ero, come sono, convinto che questa è
incompatibile con quella.
Fu una vigliaccheria, ne
convengo; ma che cosa non bisogna subire, talvolta, per far trionfare il senso
comune!
Del resto, chiunque
avesse letto con qualche attenzione «Il D. dell'A.» avrebbe perfettamente
compreso che io consideravo inutile, superflua e dannosa l'aviazione
ausiliaria.
Di fatto, nel Capo VIII
- Armata Aerea ed Aviazione Ausiliaria - dopo essere giunto alla conclusione: «La D. N. non può
essere assicurata che da una forza aerea adatta, in caso di conflitto, a
conquistare il dominio dell'aria», aggiungevo, poco più oltre: «si
comprende facilmente che tutti i mezzi aerei dell'Esercito e della Marina
verrebbero annullati da una A. A. nemica che conquistasse il dominio dell'aria»;
il che significa che l'aviazione ausiliaria risulta inutile se non si
riesce a conquistare il dominio dell'aria. Ora, in guerra, ciò è inutile, è non
solo superfluo, ma dannoso, perché potrebbe essere impiegato utilmente in altro
modo.
Tanto è che nel Capo VII
affermavo: «ogni sforzo, ogni energia, ogni risorsa distratta da questo
scopo essenziale (la conquista del dominio dell'aria), rappresenta una
probabilità in meno di conquistare il dominio dell'aria, una probabilità in più
di venire, in caso12 di guerra, sconfitti. Ogni distrazione
dallo scopo essenziale rappresenta un errore.
Consideravo quindi errore
il conservare l'aviazione ausiliaria inefficiente alla lotta per il dominio
dell'aria, ma ne ammettevo l'esistenza per non turbare troppo le menti
sostenendo un salto troppo deciso e cioè la necessità di abolire l'aviazione
ausiliaria - unica ammessa e concessa allora - e la costituzione di una sola
aviazione indipendente rappresentante una novità assoluta che la guerra non
aveva generato.
Ma pur ammettendolo, per
tattica non volli entrare in merito ad essa, e, di fatto, nel Capo XIX scrissi:
«Avendo dichiarato che l'organizzazione dell'aviazione ausiliaria è di
competenza dell'Ente che presiede alla organizzazione rispettivamente
dell'Esercito e della Marina, non entrerò assolutamente in merito ad essa»,
e dichiarai che l'aviazione ausiliaria dell'Esercito e della Marina dovevano:
1°) comprendersi,
rispettivamente, nei bilanci dell'Esercito e della Marina;
2°) venir messe alla
diretta dipendenza, rispettivamente, dell'uno e dell'altra, in modo completo ed
assoluto, a cominciare dall'organizzazione per finire coll'impiego»
Ciò era logico, ammesse le
aviazioni ausiliarie, ma per me aveva uno scopo più lontano. Io pensavo che
quando si fosse formata una A. A. di reale valore e quando l'Esercito e la Marina fossero stati
costretti a trarre dai rispettivi bilanci i mezzi per costituire la propria
aviazione ausiliaria, quando le autorità militari terrestri e marittime fossero
state obbligate a studiare seriamente l'organizzazione e l'impiego delle
proprie aviazioni ausiliarie, si sarebbe automaticamente giunti alla
conclusione che dette aviazioni sono inutili e perciò, più che superflue,
dannose all'interesse generale.
Tali sono le ragioni
essenziali che allora mi trattennero dal dichiarare, come dichiaro ora, che
l'unica forza aerea che abbia ragione di esistere è l'Armata Aerea.
Coll'espressione «Armata
Aerea», io intendo - e mi sembra di averlo ben chiarito fino dal 1921 - non
una qualsiasi forza aerea capace di compiere una qualsiasi azione di guerra, ma
bensì: una forza aerea adatta alla lotta per la conquista del dominio
dell'aria; e coll'espressione «Dominio dell'aria» non intendo una
qualsiasi supremazia nell'aria od una qualsivoglia preponderanza ma bensì: «quello
stato di fatto per il quale ci si trova in condizioni di volare di fronte ad un
nemico incapace di fare altrettanto»
Ora, dato il significato
che io dò a queste espressioni, la seguente affermazione risulta assiomatica:
«Il dominio dell'aria
fornisce, a chi lo possiede, il vantaggio di sottrarre tutto il proprio
territorio e tutto il proprio mare alle offese aeree nemiche e di assoggettare
tutto il territorio e tutto il mare nemico alle proprie offese aeree».
Questo vantaggio è tale,
data la portata ed il raggio d'azione dei moderni mezzi aerei e l'efficacia
degli attuali materiali distruttivi, che, se si posseggono forze aeree
adeguate, si può giungere a spezzare le resistenze materiali e morali
dell'avversario, vale a dire a vincere, indipendentemente da qualsiasi altra
circostanza.
Ciò non si può negare,
perché le resistenze materiali e morali del nemico si spezzano mediante offese,
ed offese si possono arrecare mediante mezzi aerei. Sarà questione di definire
la quantità e la qualità delle offese aeree necessarie per spezzare le
resistenze materiali e morali dell'avversario, ma ciò, per il momento, non
interessa, dato che coll'inciso «se si posseggono forze aeree adeguate»,
ho appunto voluto esprimere la condizione che le forze aeree debbono essere
tali da corrispondere allo scopo, e cioè possedere la capacità di arrecare
all'avversario quella quantità e qualità di offese che valgano a spezzare le
resistenze materiali e morali.
Ora, se il dominio
dell'aria, esercitato con una adeguata forza aerea, assicura la Vittoria,
indipendentemente da qualsiasi altra circostanza, ne viene di conseguenza
logica ed immediata che la forza aerea adatta alla lotta per la conquista del
dominio dell'aria, e cioè l'Armata Aerea, è il mezzo idoneo ad assicurare la Vittoria,
indipendentemente da qualsiasi altra circostanza, quando risulti atta a vincere
la lotta per la conquista del dominio dell'aria ed a esercitare tale dominio
con forze adeguate allo scopo.
Per negare questa verità
assiomatica, dato che non si può negare che gli aeroplani volino e che i
materiali distruttivi offendano, bisogna negare la possibilità della lotta per
il dominio dell'Aria, oppure negare la possibilità di dominare l'aria nel
significato che ho dato a questa espressione.
* * *
Per giungere a dominare
l'aria, ossia ad impedire all'avversario di volare conservando a sé stessi tale
facoltà, è evidente che occorre privare il nemico di tutti i suoi mezzi di
volo. Per il momento non interessa vedere come questo scopo può ottenersi,
basta dimostrare la possibilità attuale di raggiungerlo. Ora questa possibilità
esiste, perché i mezzi di volo avversari si possono distruggere sia nell'aria
mediante altri mezzi di volo, sia a terra, là dove si ricoverano o si
raccolgono o si producono, mediante offese aeree dirette contro la superficie.
D'altra parte è evidente che queste azioni dirette alla distruzione dei mezzi
di volo avversari devono provocare, per parte del nemico, una reazione intesa
ad impedire lo svolgersi delle azioni stesse. Azione e reazione: quindi lotta.
Quando io dico che l'A.
A. deve essere una forza aerea adatta alla lotta per la conquista del
dominio dell'aria, intendo appunto stabilire la condizione della sua capacità a
vincere le reazioni avversarie ed a distruggere i mezzi di volo nemici.
* * *
Dire: «impedire
all'avversario di volare» non vuol dire impedire che anche le mosche avversarie
volino. È certo che ben difficilmente si potranno distruggere tutti, in
modo assoluto, i mezzi di volo dell'avversario. Ma il dominio dell'aria si sarà
conquistato quando i mezzi di volo avversari saranno ridotti ad una quantità
trascurabile, incapace di svolgere una qualsiasi azione aerea di importanza
apprezzabile nel quadro generale della guerra. Una flotta può dire di avere
conquistato il dominio del mare anche se al nemico restano dei sandolini; una
A. A. potrà dire di aver conquistato il dominio dell'aria anche se
all'avversario resta qualche campione di macchina aerea.
Dicendo che il dominio
dell'aria consente di volare di fronte ad un nemico reso incapace di fare
altrettanto, intendo dire: «consente di volare per far qualche cosa di
fronte ad un nemico incapace di fare qualche cosa volando».
* * *
Mi si perdoni se insisto
su ciò che intendo per dominio dell'aria, ma vi insisto perché sul
valore di tale espressione, generalmente, si equivoca largamente.
Molto spesso si confonde
«dominio dell'aria» con «preponderanza o supremazia nell'aria». Ora si tratta
di due stati di fatto ben differenti. Chi possiede una preponderanza od una
supremazia nell'aria si trova nelle condizioni migliori per conquistare il
dominio, ma finché non l'ha conquistato non lo possiede, né può esercitarlo.
* * *
Durante l'ultima fase
della guerra si udì spesso affermare che noi possedevamo il dominio dell'aria,
mentre possedevamo semplicemente una preponderanza aerea e mentre dimenticavamo
perfino di usare questa preponderanza aerea per conquistare il dominio
dell'aria, talché, non ostante la nostra preponderanza aerea, non possedendo il
dominio dell'aria, l'avversario seguitò ad offenderci dall'aria fino al giorno
dell'armistizio.
Alcuni, specie in questi
ultimi tempi, hanno scoperto il dominio relativo dell'aria, ossia il
dominio dell'aria ristretto ad una zona speciale del cielo, naturalmente
confondendo ancora una volta preponderanza con dominio. Un tale concetto è
veramente peregrino, dato il raggio d'azione e la velocità di traslazione
dell'arma aerea, caratteristiche che impediscono di tagliare il cielo a fette.
Essere più forti
nell'aria non vuol dire dominarla, perché dominare esclude qualsiasi soggezione
e significa essere i padroni, mentre finché ci si accontenta di essere solo i
più forti, ci si accontenta di una condizione potenziale che non esclude
affatto al meno forte di agire a nostro danno.
La nostra bella lingua
non ha sinonimi: diamo dunque alle parole il significato che hanno.
Il significato che ho
dato all'espressione «dominio dell'aria» non è se non quello che tale
espressione ha nella lingua italiana.
Perciò: L'A. A.
rappresenta il mezzo idoneo ad assicurare la Vittoria,
indipendentemente da qualsiasi altra circostanza, quando risulti idonea a
vincere la lotta per la conquista del dominio dell'aria e ad esercitare tale
dominio con forze adeguate.
* * *
A due condizioni deve
dunque rispondere l'A. A. per diventare fattore essenziale di vittoria:
1°) Risultare idonea a
vincere la lotta per la conquista del dominio dell'aria.
2°) Risultare capace,
conquistato il dominio dell'aria, di esercitarlo con forze idonee a determinare
lo spezzarsi delle resistenze materiali e morali dell'avversario.
La prima di tali
condizioni è essenziale, la seconda integratrice. Di fatto una A. A. che
risponda solo alla prima di queste condizioni, cioè sia idonea a vincere la
lotta per la conquista del dominio dell'aria, ma incapace di esercitarlo con
forze adeguate a determinare lo spezzarsi delle resistenze del nemico, si trova
in grado:
1°) di sottrarre tutto
il proprio territorio e tutto il proprio mare alle offese aeree nemiche;
2°) di assoggettare
tutto il territorio e tutto il mare nemico alle proprie offese aeree, senza
tuttavia raggiungere quel grado di offese necessario a determinare lo spezzarsi
delle resistenze materiali e morali del nemico.
Vale a dire una A. A.
che risponda solo alla prima condizione non può decidere l'esito della guerra,
esito che dipenderà da altre circostanze indipendenti dalla lotta aerea, mentre
una A. A. che risponda alle due condizioni, essenziale ed integrativa, decide
l'esito della guerra indipendentemente da qualsiasi altra circostanza.
Allorché una A. A.
risponde solo alla prima condizione, l'esito della guerra verrà determinato
dalla lotta sulla terra e sul mare.
In quali condizioni si
svolgerà questa lotta per chi avrà conquistato il dominio dell'aria?
Evidentemente in condizioni molto vantaggiose, e tanto più vantaggiose quanta
maggior forza resterà all'A. A. dopo aver conquistato il dominio dell'aria,
perché:
1°) avrà resi ciechi
l'Esercito e la Marina
nemica, pur potendo fornire occhi lungimiranti al proprio Esercito ed alla
propria Marina;
2°) avrà la possibilità
di arrecare offese aeree al nemico, offese che, se pure non raggiungeranno lo
scopo di spezzarne completamente le resistenze materiali e morali, potranno
gravemente danneggiarlo affievolendo tali resistenze.
Perciò una A. A. che
risponda anche solo alla prima condizione, sarà in grado di sviluppare una
azione efficacissima in ordine al conseguimento della vittoria.
L'aviazione ausiliaria,
per definizione, è quell'insieme di mezzi aerei che servono a facilitare od
integrare azioni di guerra terrestre o marittima, ossia un insieme di mezzi
aerei predisposti a rendere determinati servizi alle armi di terra e di mare ed
a queste strettamente collegati. ma, e perciò, non intesi alla lotta per la
conquista del dominio dell'aria. Di conseguenza l'aviazione ausiliaria non
può comunque pesare sull'esito di tale lotta.
D'altra parte, poiché
conquistare il dominio significa mettere il nemico in condizioni di non poter
più volare, così chi rimane soccombente nella lotta per la conquista del
dominio dell'aria non può più impiegare la propria aviazione ausiliaria.
Vale a dire: la
possibilità di impiegare l'aviazione ausiliaria dipende dall'esito della lotta
per la conquista del dominio dell'aria, esito sul quale l'aviazione ausiliaria
non può comunque pesare.
Di conseguenza: i
mezzi aerei destinati all'aviazione ausiliaria sono mezzi distratti dallo scopo
essenziale e che risultano inutili se tale scopo non viene conseguito.
Ora, poiché una
distrazione di forze dallo scopo essenziale può produrre il fallimento di tale
scopo, il distrarre mezzi aerei per costruire un'aviazione ausiliaria può far
rimanere soccombenti nella lotta per la conquista del dominio dell'aria e, di
conseguenza, rendere inutile l'aviazione ausiliaria.
Considerando, in fine,
che una volta che si sia riusciti a conquistare il dominio dell'aria, nulla
impedisce, qualora si creda utile, distaccare qualche mezzo aereo dall'A. A.
per impiegarlo come ausiliario, si deve per forza concludere che l'aviazione
ausiliaria è inutile, superflua e dannosa.
Inutile, perché incapace di
agire se non possiede il dominio dell'aria.
Superflua, perché, se si possiede
il dominio dell'aria, si può impiegare una parte dell'A. A. come ausiliaria.
Dannosa, perché distrae mezzi
dallo scopo principale rendendo più difficile il conseguimento dello scopo
principale stesso.
* * *
Affermare ciò mentre
l'aviazione ausiliaria predomina e vaga è ancora quella indipendente, può
sembrare audace, ma fu, forse, più audace affermare, nel 1909: «non meno importante
del dominio del mare sarà, fra breve, il dominio dell'aria»... «le nazioni
civili, per prepararsi alla nuovissima lotta, apparecchieranno e raccoglieranno
i mezzi adatti e, come è avvenuto ed avviene, per gli eserciti e per le marine
da guerra, avverrà, per le forze aeree, una gara incessante e frenata solo da
contingenze di ordine economico»... «necessariamente, inevitabilmente, per la
forza stessa delle cose, ed automaticamente, le forze aeree subiranno un
vertiginoso crescendo»... «si combatterà, dunque, ed aspramente per la
conquista del dominio dell'aria»... «l'aeronautica produrrà, inevitabilmente,
la guerra aerea nel suo più largo significato»... «all'idea della guerra aerea
è necessario abituarsi fin d'ora»... «i mezzi aerei debbono, fin d'ora,
essere concretati informandosi ad un concetto simile a quello che presiede alla
costituzione dei mezzi guerreschi terrestri e navali e cioè in vista della
guerra aerea»... «essenzialmente di combattere nell'aria e contro aerei debbono
essere capaci gli aerei da guerra, non di compiere missioni speciali quali
l'osservazione, il trasporto di ordini, ecc. ecc.»... «la guerra aerea
coinvolge, oltre alla risoluzione del problema tecnico del mezzo aereo più
adatto, la risoluzione di una grande quantità di problemi di preparazione,
organamento, impiego, ecc., delle forze aeree, e cioè richiede la formazione,
ex novo, di una terza branca dell'arte della guerra, quella che appunto potrà
definirsi: «l'arte della guerra aerea»... «l'esercito e la marina non debbono
vedere negli aerei dei mezzi ausiliari capaci di essere utili in certe
determinate circostanze, no, esercito e marina debbono invece vedere negli
aerei il nascere di un terzo fratello, più giovane, ma non meno importante,
della grande famiglia guerriera»... «noi, all'inizio della guerra aerea, avremo
assistito ed a questo inizio avremo cooperato. E sarebbe davvero curioso che
non ce ne fossimo neppure accorti! » (Vedi «La Preparazione, 1909).
Eppure tutte queste
affermazioni audacissime, ma figlie di una logica ferrea, sotto la ferrea forza
dei fatti, sono ormai diventate di comune consenso, se pure non ancora comprese
in tutto il loro spirito. Ciò mi permette di sperare, poiché poggiano sulle
stesse basi, che diverranno di comune consenso anche quelle che enuncio ora, e
che altro non sono se non un necessario sviluppo di quelle che enunciai allora.
* * *
Si voglia seguire il
seguente ragionamento a controprova. A e B sono due nazioni che, per la loro
forza aerea, dispongono della stessa somma di risorse e si trovano alla stessa
altezza della tecnica aeronautica; ma mentre la nazione A impiega tutte le sue
risorse per costituire una A. A. adatta alla lotta per la conquista del dominio
dell'aria, la nazione B impiega le sue risorse dividendole in due parti: una
per costituire una A. A. e l'altra per costituire un'aviazione ausiliaria.
Evidentemente l'A. A. della nazione A risulterà più forte di quella della
nazione B, e perciò - dato che tutte le altre circostanze, abbiamo ammesso,
sono uguali - in caso di conflitto il dominio dell'aria verrà conquistato dalla
nazione A, e, dominata dall'aria, la nazione B non potrà impiegare la propria
aviazione ausiliaria.
Vale a dire: la nazione
B risulterà soccombente nella guerra aerea unicamente perché ha distratto parte
delle sue risorse dall'A. A. per crearsi un'aviazione ausiliaria, la quale
diventa la causa essenziale della sconfitta aerea che la rende, di poi,
inutile. Comunque si esamini la cosa, la conclusione è identica: l'aviazione
ausiliaria è inutile, superflua e dannosa.
* * *
Nella passata guerra i
mezzi aerei vennero impiegati esclusivamente come ausiliari.
È perfettamente vero. Ma
che significa ciò? Significa semplicemente che non si era compreso il valore
del dominio dell'aria, e quindi non si cercava tale dominio né si preparavano i
mezzi adatti a conquistarlo.
La guerra scoppiò quando
l'aviazione era ancora in fasce. Pochissimi credevano in essa, e questi
pochissimi non avevano voce in capitolo, anzi erano considerati degli esaltati
e degli illusi. Le alte autorità militari delle nazioni impegnate nella lotta
non credevano all'aviazione; peggio, la maggior parte di esse non sapeva
neppure che fosse.
Solo in Germania vi era
qualche idea di guerra aerea, ma, fortunatamente, la Germania venne tratta sulla
falsa strada da Zeppelin e, più che agli aeroplani, credette ai dirigibili, che
non potevano, non possono e non potranno mai fornire armi da guerra, data
l'esistenza del più pesante.
L'aviazione entrò in
guerra più per tolleranza che per convinzione, più in ossequio all'opinione
pubblica - più chiaroveggente delle autorità tecnico-militari - che per la
persuasione che potesse servire a qualche cosa.
Essa venne completamente
abbandonata a sé, trattata come un servizio secondario, - da noi, per un certo
tempo, venne messa alla dipendenza dell'Intendenza Generale!!!, - e gli S. M.
non cominciarono ad accorgersene che quando cominciarono a cadere bombe sui
Quartieri Generali.
In tali condizioni quale
impiego di quest'arma nuovissima poteva concretarsi? Evidentemente un impiego
empirico e rispondente a scopi parziali e particolari, cioè ausiliari. Tutto
ciò che l'aviazione fece durante la guerra, lo fece per merito ed iniziativa
del suo valoroso personale, non ostante, e talvolta contro, l'azione delle alte
autorità militari. Ma il personale d'aviazione non poteva abbracciare, nel suo
complesso, il campo della guerra e doveva quindi limitare le sue visuali agli
stretti campi ad esso aperti.
Allorché qualcuno, come
feci io, proponendo nel 1915 la costituzione di una A. A. nazionale e nel 1917
proponendo la costituzione di una A. A. interalleata, tentò richiamare le alte
autorità militari alla considerazione dell'importanza del mezzo aereo come
mezzo a sé in ordine agli scopi generali della guerra, le autorità militari non
degnarono neppure di prendere la cosa in esame.
In tali condizioni non
poteva svolgersi, come non si svolse, una vera e propria guerra aerea: potevano
svolgersi, e si svolsero, azioni aeree di carattere empirico, disordinato e
caotico, perché dominate più dall'istinto che dal ragionamento.
* * *
Poiché dall'alto si vede
bene ed è facile lasciar cadere qualche cosa, ecco la ricognizione ed il
bombardamento; poiché danneggia l'essere riconosciuti e bombardati, ecco la
caccia. Tutta l'azione dell'aviazione in guerra poggia su questo semplicismo
istintivo, e non va più in là. Le opposte aviazioni riconoscono, bombardano e
cacciano durante tutta la guerra. Chi ha la preponderanza nell'aria riconosce,
bombarda e caccia più di chi si trova in inferiorità e l'aviazione, legata alle
armi di superficie, non se ne distanzia e limita la sua azione nel campo di
quelle armi ed al diretto servizio delle medesime. Non si comprende che questo
legame vincola l'arma dell'aria, il cui campo d'azione è essenzialmente oltre
quello delle armi di superficie, e non nasce l'idea che per farle dare tutto
ciò che l'aviazione può dare quel legame va spezzato.
Pur tuttavia e non
ostante tutto, si fu costretti, dovunque, a riconoscere il grande valore
dell'arma aerea. Che cosa non avrebbe potuto dare questa nuovissima arma nelle
mani di qualcuno che l'avesse compresa!
Dato ciò, che può dirci
l'esperienza della passata guerra? Nulla. Anzi meno di nulla, perché può dirci
solo che in essa l'aviazione venne impiegata senza alcun criterio, dato che
nessun criterio sano può sorgere dall'impiego di un'arma che non si conosce e
si lascia abbandonata a sé stessa.
Perché durante la grande
guerra l'aviazione venne impiegata empiricamente, senza criteri direttivi
generali, dovremmo, per la futura guerra, preparare un'aviazione empiricamente,
senza criteri direttivi generali?
Affermare ciò sarebbe, a
mio parere, più audace che non affermare che l'aviazione ausiliaria è inutile,
superflua e dannosa.
* * *
Ho detto che l'A. A. deve
rispondere alle seguenti due condizioni:
1°) Condizione
essenziale: risultare idonea alla lotta per la conquista del dominio
dell'aria.
2°) Condizione
integratrice: risultare idonea, una volta conquistato il dominio dell'aria,
ad esercitarlo in modo da determinare lo spezzarsi delle resistenze materiali e
morali del nemico.
Ed ho dimostrato che, se
si intende come io intendo - dominio dell'aria quello stato di fatto che
consente di volare di fronte ad un avversario posto nelle condizioni di non
poter volare:
1°) Una A. A. che riesca
a conquistare il dominio dell'aria, pur non risultando idonea ad esercitarlo in
modo da determinare lo spezzarsi delle resistenze materiali e morali
dell'avversario, potrà sviluppare un'azione efficacissima in ordine al
conseguimento della vittoria.
2°) Una A. A. che
riesca a conquistare il dominio dell'aria e risulti idonea ad esercitarlo in
modo da determinare lo spezzarsi delle resistenze materiali e morali del
nemico, potrà assicurare la vittoria, indipendentemente da quanto può accadere
sulla superficie.
Queste due proposizioni
sono assiomatiche e non possono venire contraddette che alterando il
significato da me dato - in omaggio alla lingua italiana - alle espressioni
usate.
Ora per riuscire a
conquistare il dominio dell'aria - e cioè a mettere il nemico in condizioni di
non poter più volare conservando a sé stessi tale facoltà - è necessario
privare il nemico dei suoi mezzi di volo, il che non può essere ottenuto che
col distruggerglieli conservando una parte dei propri.
Per riuscire ad
esercitare il dominio dell'aria in modo da determinare lo spezzarsi delle
resistenze materiali e morali dell'avversario è necessario, una volta
conquistato il dominio dell'aria, disporre ancora di una quantità di mezzi
aerei sufficienti a portare sul nemico offese capaci appunto di determinare lo
spezzarsi delle sue resistenze materiali e morali.
Anche queste due
proposizioni sono assiomatiche, ed io chiedo venia ai miei lettori di procedere
nel mio ragionamento per tale via, considerando che, avendo l'intenzione di
abbattere idee fatte, mi è necessario non lasciar adito ad alcun equivoco.
* * *
I mezzi di volo
dell'avversario possono trovarsi in aria o sulla superficie - centri di sosta,
di raccolta, di produzione, ecc. - ma tanto nell'uno quanto nell'altro caso non
possono venire raggiunti che mediante offese aeree. Vale a dire il dominio
dell'aria non può venire conquistato che da mezzi aerei, ed a tale conquista né
le forze di terra né quelle di mare possono comunque concorrere o cooperare.
Le offese aeree che si
possono esercitare sul territorio e sul mare nemico, una volta conquistato il
dominio dell'aria non possono, evidentemente, esercitarsi che mediante mezzi
aerei e ad esse né l'Esercito né la
Marina possono comunque cooperare.
Perciò, per tutto quanto
riguarda la lotta per la conquista del dominio dell'aria e l'esercizio delle
offese aeree, le forze aeree a ciò destinate, e cioè l'A. A., non possono e non
devono comunque dipendere né dall'Esercito né dalla Marina.
Ciò non vuol dire
affatto che l'A. A. non debba coordinare le sue azioni a quelle dell'Esercito e
della Marina in vista dello scopo finale comune, vuol dire semplicemente che
tale coordinamento deve venire stabilito dall'autorità che provvede all'impiego
di tutte le forze armate della nazione.
Né vuol dire che in
taluni casi l'A. A. non debba direttamente concorrere per agevolare speciali
operazioni dell'Esercito o della Marina, analogamente a quanto già si è
verificato più volte nei riguardi della Marina rispetto all'Esercito.
Evidentemente, in taluni casi, l'autorità superiore che presiede all'impiego di
tutte le forze armate della nazione, potrà se lo riterrà conveniente - una
volta conquistato il dominio dell'aria - disporre che l'A. A., o la parte di
essa a ciò destinata, passi temporaneamente alla dipendenza del comandante
terrestre o marittimo interessato, perdendo così la sua indipendenza.
* * *
Per riuscire a
distruggere i mezzi aerei avversari, bisogna essere idonei a vincere le
opposizioni che il nemico presenterà per impedire la distruzione dei suoi mezzi
aerei.
In questa lotta consiste
la guerra aerea propriamente detta ed essa si esaurisce.
Di fatto chi avrà
conquistato il dominio dell'aria si troverà di fronte ad un nemico incapace di volare
e non vi può essere guerra aerea contro chi è privo di mezzi aerei.
Tutte le azioni che una
A. A. può compiere dopo aver conquistato il dominio dell'aria dovranno
necessariamente essere rivolte contro la superficie, avranno una grande, forse
una decisiva influenza sull'esito della guerra, ma non si potranno mai, con
precisione di linguaggio, classificare come azioni di guerra aerea.
Quindi la guerra aerea è
la lotta per il dominio dell'aria, e la conquista del dominio dell'aria è
l'unico scopo che deve prefiggersi la guerra aerea.
* * *
Per privare il nemico
dei suoi mezzi di volo, bisogna distruggerglieli ovunque si trovino: nell'aria
o sulla superficie.
Quindi perché una A. A.
risulti idonea alla lotta per la conquista del dominio dell'aria, bisogna che
sia idonea ad esplicare la sua azione distruttiva sia nell'aria che sulla
superficie.
Nell'aria un mezzo aereo
non può distruggerne un altro che mediante un combattimento aereo, cioè
esercitando contro l'avversario una azione di fuoco più efficace di quella alla
quale può venire sottoposto dall'avversario. Vale a dire: l'azione distruttiva
nell'aria non può essere svolta che da mezzi aerei adatti al combattimento
nell'aria, mezzi che, per semplicità, ho chiamato da combattimento.
Per distruggere un mezzo
aereo situato sulla superficie è necessario raggiungere la superficie con mezzi
distruttivi. Ciò, in linea generale, non si può effettuare che mediante il
bombardamento.
Ne consegue che la
distruzione dei mezzi di volo avversari che si trovino sulla superficie non può
essere compiuta che mediante mezzi da bombardamento. Perciò l'A. A. deve
possedere mezzi da combattimento e mezzi da bombardamento.
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Così per una via diversa
sono giunto alla stessa conclusione formulata nella prima edizione de «Il D.
dell'A.». Ma non è male insistere. Può una di queste due specie di mezzi
annullarsi in una A. A.? Rispondo: assolutamente no.
Di fatto:
1°) Una A. A. composta
di soli mezzi da combattimento - ossia di mezzi capaci unicamente di esercitare
azione distruttiva nell'aria contro aerei nemici - potrebbe essere posta nella
condizione di non riuscire ad esercitare tale azione qualora il nemico
sfuggisse l'incontro, il che l'avversario potrebbe fare semplicemente scendendo
sulla superficie non appena avvistata l'A. A. nemica.
Una A. A. provvista di
soli mezzi da combattimento - anche trovandosi in condizioni di superiorità per
quanto riguarda tali mezzi - potrebbe finire coll'esaurirsi in azioni vane
perché puntati nel vuoto.
Qualora poi tale A. A.
si trovasse ad avere di fronte una A. A., sia pure inferiore come mezzi di
combattimento ma provvista di mezzi da bombardamento, ben difficilmente
potrebbe raggiungere anche il solo scopo negativo di salvaguardare il proprio
territorio ed il proprio mare dalle offese aeree nemiche perché il nemico,
valendosi della rapidità colla quale tali offese si possono portare, potrebbe
tentare di apportarne di sorpresa e cercando di sfuggire il combattimento.
E cioè una A. A. fornita
di soli mezzi di combattimento non è una A. A., perché non è idonea né alla
lotta per la conquista del domino dell'aria né alla semplice protezione, contro
le offese aeree nemiche, del proprio territorio e del proprio mare.
2°) Una A. A. provvista di
soli mezzi da bombardamento non potrebbe agire che evitando lo scontro aereo e
di sorpresa e sarebbe inidonea a comunque opporsi alla volontà nemica.
Se l'A. A. nemica
possedesse mezzi da combattimento e da bombardamento, potrebbe portarsi
impunemente nel cielo avversario per compiere azioni offensive contro la terra.
Perciò, per quanto, fra
i due mali, il minore sia la mancanza dei mezzi da combattimento, una A. A.
provvista di soli mezzi da bombardamento non è una A. A. ma solo il principio.
Di conseguenza in una A.
A. debbono trovarsi mezzi da combattimento e da bombardamento.
In quale proporzione?
Perché una A. A. possa
manovrare liberamente, e cioè sia in grado di imporre la propria volontà al
nemico, è necessario che sia capace di portarsi, non ostante l'opposizione
avversaria, nei punti da essa prescelti del cielo nemico.
Vale a dire deve
trovarsi in grado di vincere le opposizioni nemiche, opposizioni che si
concretano nell'azione dei mezzi avversari da combattimento che, al massimo,
possono derivare dalla massa di tali mezzi posseduti dall'avversario.
Per mettersi in grado di
vincere - a parità di altre circostanze - bisogna presentarsi più forti sul
campo della lotta.
Perciò, come mezzi da
combattimento, bisogna tendere ad essere più forti dell'avversario.
Per quanto riguarda i
mezzi da bombardamento, poiché, in qualunque circostanza, conviene esplicare le
maggiori offese, conviene, evidentemente, possedere la quantità massima
possibile.
Non vi può essere,
quindi, fra mezzi di combattimento e da bombardamento una proporzione
reciproca, dipendendo gli uni e gli altri da circostanze diverse ed
indipendenti.
Perciò si può dire solo
che nella composizione dell'A. A.:
1°) I mezzi da
combattimento debbono tendere a risultare più forti di quelli nemici.
2°) I mezzi da
bombardamento debbono tendere alla capacità di produrre i massimi effetti;
tenendo presente che, non potendosi, in una A. A., annullare né l'uno né
l'altro tipo di mezzi, occorre evitare di far tendere l'uno o l'altro a
condizioni prossime al loro annullamento.
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Supponiamo di possedere
una A. A. che, in relazione a quanto è stato detto, disponga:
1°) di una potenza da
combattimento superiore a quella dell'A. A. avversaria;
2°) di una potenza da
bombardamento di una determinata capacità di offesa.
Con una tale A. A. noi
potremo recarci dovunque nel cielo nemico, ossia sopra qualunque bersaglio ci
piacerà scegliere, percorrendo il cammino che ci sembrerà più opportuno,
perché:
1°) o l'A. A. avversaria
non cercherà di opporsi, ed avremo via libera;
2°) o tenterà opporsi ma
non riuscirà ad incontrarci, ed avremo via libera;
3°) o ci si opporrà con
una forza di combattimento inferiore alla nostra, e saremo in grado di vincerla
liberando la nostra via.
Di conseguenza:
a) nel primo e nel
secondo caso, saremo in grado di operare impunemente contro la superficie
arrecando all'avversario danni proporzionali alla nostra potenza di
bombardamento;
b) nel terzo caso,
infliggeremo all'avversario una sconfitta aerea, dopo di che saremo in grado di
arrecargli, sulla superficie, danni proporzionali alla nostra potenza da
bombardamento.
Se come bersaglio del
nostro bombardamento avremo scelto mezzi di volo avversari (luoghi di sosta, di
raccolta, di produzione, ecc. di mezzi aerei), in tutti e tre i casi
infliggeremo al nemico danni che si concreteranno in una diminuzione della sua
potenzialità aerea.
Perciò la nostra A. A.,
ogni volta che muoverà direttamente all'offesa di un bersaglio superficiale
interessante la potenzialità aerea dell'avversario, qualunque cosa questo
faccia, apporterà una diminuzione della sua potenzialità aerea.
La riduzione a zero
della potenzialità aerea avversaria, ossia la conquista del dominio dell'aria, sarà
ottenuta tanto più rapidamente quanto più la nostra A. A. agirà intensamente,
possederà maggiori mezzi distruttivi contro la superficie e sceglierà più
oculatamente i propri bersagli.
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Contro l'azione di
questa nostra A. A. quale azione potrebbe svolgere l'A. A. avversaria?
Tentare di opporsi
direttamente alla nostra azione?
Evidentemente no, perché
o non riuscirà ad incontrarci ed agirà a vuoto, o riuscirà ad incontrarci e
sarà battuta.
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