Emilio De Marchi: Raccolta di opere
Emilio De Marchi
Giacomo l’idealista

PARTE SECONDA

VI. I consigli dell’esperienza.

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VI. I consigli dell’esperienza.

 

Don Angelo Lanzavecchia, incaricato da monsignore di trovare a questa dolorosa avventura una risoluzione che accomodasse senza scandalo le parti offese e che nello stesso tempo fosse di soddisfazione alla giustizia, tornò alle Fornaci verso la metà di dicembre per avviare con Giacomo un discorso semplice e pratico, ispirato alle necessità e ai freddi consigli dell'esperienza.

Il vecchio prete, che era un uomo di fondo ruvidotto e campagnuolo, colla trascuranza propria di chi sa che a questo mondo, voltala e rivoltala, una cosa val l'altra, convinto per la lunga pratica della vita che, a tirarla troppo, si rompe anche la corda del pozzo, espose con naturale bonomia tutte le ragioni, per le quali, a parer suo, non si doveva respingere la mano, che i signori del Ronchetto stendevano a chiedere perdono e ad offrire una buona riparazione.

‑ A far degli scandali si fa presto, ‑ disse il vecchio uomo, che colla persona colossale e tarchiata riempiva tutta l'aria di un uscio ‑ ma io ho sempre visto che gli scandali non sono che il teatrino dei gonzi. Chi butta in aria il fango se lo butta facilmente in viso. Quel giovinastro seduttore non me lo puoi ammazzare, perché si ammazzano le galline e non i cristiani: e poi, quando pure ti fossi abbeverato di sangue, non puoi fare che non sia avvenuto quel che è avvenuto. Non te la puoi pigliare colla poverina, che non ha nessuna colpa. La contessa, che avrebbe tutto l'interesse ad accusarla e a farla passare per una civetta, vedi invece che la difende a spada tratta e mette la sua innocenza fuori di discussione. Non ti resta dunque che di pigliartela con te stesso; bravo, ma tu sei il meno colpevole, avendo sempre nelle tue azioni operato con buona intenzione e con sincerità. Se l'ammazzare è un mestiere da beccaio, l'ammazzarsi è da asino. A chi gioverebbe una tragedia? a te no, a Celestina nemmeno, meno ancora a tua madre e alla tua casa: tutt'al più servirebbe a far sapere anche a chi non lo sa che ti hanno fatto un gran torto. Sicuro che fu un gran torto! e capisco come tu possa averne la testa : ma, lasciando stare che anche a nostro Signore ne hanno fatto dei torti, e grossi, io, se dovessi scegliere, vorrei sempre essere tra coloro che li ricevono i torti e non tra coloro che li fanno. Il mondo fu sempre e sarà sempre pieno di trappole e di dolori. In qualche modo bisogna che anche il male si manifesti. Oggi è una grossa flussione, domani è un tremendo mal di denti, dopodomani è una ladreria, che ti fanno patire, o un'ingiuria, o una coltellata che ti dànno nella schiena: è inutile! il diavolo c'è e vorrà sempre metter le corna nelle faccende del mondo. Che possiamo e dobbiamo fare noi cristiani di fronte a questa dichiarazione di guerra? Darla vinta a berlicche? Rinunciare alla battaglia per paura delle botte? Il diavolo lo si piglia per le corna e gli si dice: Io sono più forte di te! Alle tue cornate non c'è nulla che più resista come un buon cuscino imbottito di pazienza. E lo sai meglio di me tu, che hai letto i classici; e sai quel che dice Virgilio, che non era un coglione: «Durate et vosmet rebus servate secundis...» ‑ Qui il vecchio prete tirò una presa dalla scatola d'osso, poi continuò: ‑ Stando così le cose, non vedo che un mezzo possibile per uscire da questo ginepraio. Chinar la testa alla volontà di Dio e lasciare che il tempo faccia maturare il sacrificio. Tu non puoi, qualunque sia il tuo modo di vedere, abbandonare Celestina in mano agli altri, non puoi chiuderle l'uscio in faccia, come se fosse una donna perduta, non puoi spingerla sulla brutta strada, come purtroppo capita a queste povere figliuole senza protezione. E se la disperazione le andasse alla testa? e se in un momento di pazzia commettesse uno sproposito? Non v'è bisogno d'avere studiato per capire certe necessità. Non puoi nemmeno far cadere il castigo delle colpe altrui su tua madre, su tua sorella, sulla tua casa, a cui oggi sei più necessario di prima. L'amore sarà, anzi deve essere una bella cosa, dal momento che Dio lo mette nel cuore degli uomini; ma il mondo non lo si mantiene soltanto coll'amore. Ci deve essere anche il dovere per fodera. E non si abbandona mica una povera madre vecchia a morire di stenti e di dolore colla scusa che un fringuello ci ha rubata l'amorosa. I tuoi crediti non pagano i tuoi debiti. Queste massime le sai meglio di me, perché se non mi sbaglio, devi averle stampate con altre parole in qualche sito: ebbene, ecco arrivato il momento di metterle in pratica. Il miglior modo per fare della filosofia, è quello di viver da uomini onesti e coraggiosi. Ad agitare dell'inchiostro ogni fedel minchione è filosofo: e se la va a parole, non c'è un prete che non meriti d'essere messo sugli altari, caro Giacomo, ‑ soggiunse, stringendo tra le due mani massiccie lo stomaco e la schiena del nipote che, rannicchiato nel seggiolone, pareva diventato ancor più poco ‑ ma vedi invece quanti pochi sappiano essere quel che si dovrebbe essere. Coraggio e pazienza! Prima di morire ne avrai a vedere molte ancora delle corbellerie, e non c'è nulla di più inutile quanto il meravigliarsi; l'ha detto anche Salomone qualche buon secolo prima che si inventasse d'attaccare il picciuolo alle ciliege. Ci vuol pazienza! Lascia operare il tempo, e vedrai che tutto passa e ripassa. Per una foglia che cade ne spuntano mille. ‑ E siccome Giacomo non sapeva che cosa rispondere, don Angelo si offrì di prender lui l'iniziativa: ‑ Vuoi dare carta bianca a me e a tua madre per accomodare questa faccenda? Tu non ci dovrai entrare. Così potrai dire di non essere venuto a patti con nessuno. Lascia fare a quelli che hanno stracciate molte paia di scarpe, e ti troverai contento di non aver impedita la pace.

Che cosa poteva opporre Giacomo a queste ignude argomentazioni di un senso comune così attaccato alla realtà delle cose?

Il nostro idealista non poteva impedire che le ragioni della filosofia pratica e dell'esperienza, contro cui venivano a battere le sue illusioni, non fossero, dure, immutabili, inamovibili. Chinò la testa, chiuse gli occhi, e pregò che lo lasciassero riflettere.

 


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