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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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70. A SUO FRATELLO, D. ERCOLE DE' LIGUORI.

Si lagna con lui della condotta poco fraterna, che tiene seco in riguardo ad alcuni interessi temporali.

 

Viva Gesù, Maria, Giuseppe e Teresa!

 

[FEBBRAIO 1746].

 

Ho letta l'ultima vostra, dove mi dite in sostanza che, quando sto con appletto [strettezza], allora mi soccorrerete.

Fratello mio, questo non è modo di accomodare, ma di voler litigare per forza; ed io vi dico di nuovo che non voglio litigare, e potrei litigare perché pretendo il mio. Assicuratevi che appena io comparissi in consiglio, mi assegnerebbero li 150 ducati annui col resto.


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Almeno mi scrivessi: Voglio, fratello mio, che mi rilasci tanto. Ma il voler portar ragioni, e dire che non mi toccano li 150 ducati, questo è troppo strapazzarmi.

Che ci entrano li 200 ducati, lasciati per legato, colla legittima che mi ha lasciato di più mio padre1 sopra quello che ultimamente ha lasciato? Li 200 ducati non gli ha lasciati a me, ma alla Congregazione: 100 per la fabbrica a Ciorani, e 100, che ne disponessi io; e poi per 200 ducati voleva intendere mio padre, che io rinunciassi al mio vitalizio delli 150 ducati, con contentarmi solo di 42 ducati? Che ci entrano li 200 ducati? Questi sono per legato, e li 150 erano per istrumento fatto prima. E nel fare il legato, già mio padre non ha nominato niente.

Mi dite di più, che non mi son protestato di voler li 150 ducati. E che obbligo io aveva di far questa protesta, quando io aveva l'istrumento per me? Io ho tenuto sempre che, a morte di mio padre, mi si dovevano li 150 ducati, e teneva che voi me l'avreste dati. E questi l'ho tenuti sempre per certi, né mai ho creduto che voi me gli aveste avuto a negare.

Ed ora che leggo queste lettere vostre, non faccio altro che croci, ed offerisco a Dio quello che mi scrivete e il modo con cui mi trattate.

Avete ragione, perché avete trovato me. Se aveste trovato D. Gennaro Sarnelli, che convenne il padre e si fece assegnare la sua porzione, o Suor Marianna e Suor Maria Luisa, che convennero mio padre in vita e si fecero far l'assegnamento dal giudice, non parlereste così.

Ma io trattengo e sopporto sinora, per non darvi disgusto.

Ma all'ultimo voi mi costringerete a fare quello che tanto mi dispiace.

Mi scrivete che, quando io avrò bisogno e vera necessità di danari e appletti forti, allora non me ne farete mancare. D. Ercole mio, questo che modo è di trattare? In qual modo


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poi io vi avrò da persuadere che sto in questa necessità, e in quelli appletti forti per l'avvenire, come dite? Come vi ho da provare che gli appletti son forti, o non son forti? Voi già non mi credete, giacché non mi avete creduto per quanto vi ho già scritto. Come ho da pensare che mi crederete per l'avvenire?

Questo non è un voler trattarmi da fratello; ma da barbaro, da nemico. E un volermi proprio burlare. Questa vostra lettera mi ha disturbato di maniera che mi ha levato il sonno. Dunque allora solamente io posso avere il mio, quando sto in vera necessità ed in appletti forti, acciocché, per l'avvenire, ci abbiamo sempre a disturbare, io e voi!

Ora, fratello mio, se non volete proprio litigare, e se non volete trattarmi da bastardo, ditemi che cosa finalmente mi volete assegnare l'anno, acciò io mi possa far li conti miei. Vi prego, per amore di Maria Vergine, a non strapazzarmi più. Vedete se io tratto con amor fraterno, e quanto sopporto. Poi non vi lamentate di me, se pretendo tutto quel che mi tocca, ch'è più delli 150 ducati; sopra la casa vi stanno 1500 ducati della Piazza, impiegati de' miei. Io vi potrei far piangere, ma non lo voglio fare, perché v'amo.

Io pensava, per contentarvi, di rilasciarvi 30 ducati l'anno, ed all'ultimo anche 42 delli 150. Forse vi pare troppo poco? Vi pare troppo impertinente la. mia proposizione? Torno a dire, io, finché posso, voglio andare colla carità di Gesù Cristo. Ma vedo che voi ve ne volete proprio abusare. Ma all'ultimo mi salverà Dio, ed il mondo.

Ecco l'amor fraterno, che mi nominate. L'amor vostro in somma si riduce a chiacchierare, e a non far niente conto di me.

Ora, più che mai, mi fate conoscere, che non ci è altro che Dio che veramente ci ama.

E così, fratello mio, vi torno a pregare per amor di Maria Vergine, non mi scrivete più così; ma ditemi che cosa mi volete assegnare l'anno, sino alla morte di D. Ceccia e di D. Domenico, come dite? Per carità, non mi strapazzate più.

 


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Li 200 ducati, se ora non l'avete, non serve a pigliarli ad interesse; aggiustatemi ora l'assegnamento annuo; questo m'importa più per vivere quieto, io e voi. Resto... Viva Gesù, Maria, e Giuseppe!... Mando la fede e la ricevuta. Viva Gesù e Maria!

 

Affmo fratello

ALFONSO del SSmo Salvatore.

 

Conforme all'originale che si conserva presso Mgr Francesco Giordani, Ausiliare del Emo Cardinale Monaco La Valletta, in Albano.

 




1 D. Giuseppe de' Liguori era morto alcune settimane prima.




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