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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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135. AI PADRI E FRATELLI DELLA CONGREGAZIONE DEL SS. REDENTORE

Raccomanda con gran calore l'umiltà e le altre virtù che fanno perseverare nell'Istituto.

 

Viva Gesù, Maria, Giuseppe e Teresa!

 

[27 LUGLIO 1752 ]

 

Padri e Fratelli miei carissimi in Gesù Cristo. Io prego Dio che ne cacci presto quegli spiriti superbi, che non possono e non vogliono sopportare qualche riprensione e disprezzo nella Congregazione, non solo da' Superiori, ma anche dagli eguali e dagli inferiori; e prego il Signore che ne cacci me il primo, se mai avessi questo spirito di superbia.

Ecco il P. Tortora,1 che da questo maledetto spirito n'è stato cacciato dalla Congregazione; ed io ne ringrazio Gesù Cristo, perché questi tali rovinano la Congregazione e c'impediscono le divine benedizioni. Chi non vuol essere e farsi terra, calpestata da tutti, che se ne vada e vada presto! Si compiacerà il Signore più che vi restino due o tre, che siano veramente umili e mortificati, che di mille così imperfetti.

E che ci siamo venuti a fare alla Congregazione, se non vogliamo sopportare neppure qualche disprezzo per amore di Gesù Cristo? Che faccia avremo di predicare a tanti popoli l'umiltà, quando noi così abborriamo le umiliazioni? Ma perché noi tutti siamo miserabili, prego pertanto ognuno e, acciocché maggiormente si ricordi di questo che ora dico alle


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RR. VV., glielo impongo anche per obbedienza, che ciascuno ogni giorno alla orazione, o al ringraziamento, preghi Gesù disprezzato che gli dia la grazia di sopportare i disprezzi con pace ed allegrezza di spirito (ed i più fervorosi lo pregheranno positivamente che li faccia esser disprezzati per amor suo); e chi non farà questa preghiera di cuore, e con desiderio d'essere esaudito, tema d'esser cacciato dalla Congregazione dalla sua superbia, come dalla superbia ne sono stati cacciati più d'uno.

Raccomando poi di cuore che, tra di voi, non si parli mai delle cose e delle procedure de' Superiori. Questi spiriti indiscreti zelanti fanno assai più danno che utile alla Congregazione. I veri zelanti, quando vedono qualche disordine o inosservanza, lo dicano in segreto all'Ammonitore del collegio, o pure ne avvisino il Rettore Maggiore; e se vedessero che il Rettore Maggiore in ciò anche fosse trascurato a rimediarvi, lo dicano o scrivano al suo Ammonitore. Stiano tutti attenti a questo; altrimenti mi daranno gran disgusto e mi forzeranno da oggi avanti a mortificarli fortemente.

E stiamo attenti a far conto de' difetti piccioli; perché di queste volpette si serve poi il demonio, per distruggere tutto lo spirito e la vocazione ancora. Aiutiamoci dunque, cari Fratelli miei, sempre coll'orazione ed a pregare; altrimenti non faremo niente.

Viva Gesù, Maria, Giuseppe!

 

                        Affmo Fratello ALFONSO del SS. Redentore.

 

Viva Gesù, Maria, Giuseppe e Teresa!

 

[P. S.] Io, sottoscritto Rettor Maggiore, impongo e do precetto formale di ubbidienza a tutti i Fratelli oblati della nostra Congregazione o sia Adunanza, di non partirsi da alcuna delle nostre case, senza licenza espressa del Superiore locale, eccetto che se alcuno volesse andare a parlare al Rettor Maggiore, oppure al Sommo Pontefice: nel quale caso, debba ancora cercare la licenza al Rettore locale; ma se non l'ottiene, possa partirsi senza però fermarsi in altro luogo.

 

ALFONSO DE LIGUORI, Rettor Maggiore.

 

Conforme ad una antica copia.




1 Il P. D. Bernardo Tortora, originario della città di Nocera de' Pagani, si era ritirato nella Congregazione l'anno 1743. La cagione della sua uscita, che avvenne il dì 25 di luglio 1752, è raccontata così dal P. Tannoia nella Vita di S. Alfonso: " Offeso, nella casa di Ciorani, da una ragionevole ma moderata correzione fattagli dal Rettore, e non comunicando con veruno la tentazione, senza nulla dire a chicchessia, stravolto qual era, parte per Pagani, intendendo di andare ad esporre le sue ragioni ad Alfonso. Per istrada, avendo aperti gli occhi, e non avendo cuore di presentarsegli, invece di portarsi in casa nostra, tirò in casa sua. Più tardi, divenne parroco della chiesa di S. Felice in Pagani".




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