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S. Alfonso Maria de Liguori
L'amore delle anime

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CAPITOLO X - Dell'Ecce Homo.

1. Pilato vedendo il Redentore ridotto a quello stato così degno di compassione, pensò che la sua sola vista avrebbe intenerito i Giudei; onde lo menò sulla loggia, alzò la porpora e, mostrando al popolo il corpo di Gesù coperto di piaghe e


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lacerato, disse loro: Ecco l'uomo: Exivit... iterum Pilatus foras, et dicit eis: Ecce adduco vobis eum foras, ut cognoscatis, quia nullam invenio in eo causam. Exivit ergo Iesus portans coronam spineam, et purpureum vestimentum. Et dicit eis: Ecce Homo (Io. XIX, 4, 5). Ecce Homo, come avesse voluto dire: Ecco l'uomo che voi m'avete accusato e che pretendeva di farsi re; io per piacere a voi, benché innocente, l'ho condannato a' flagelli: Ecce Homo non clarus imperio, sed plenus opprobrio (S. Aug. tr. CXVI in Io.).1 Eccolo ora ridotto in tale stato che sembra un uomo scorticato, e poco può restargli di vita. Se voi contuttociò pretendete ch'io lo condanni a morte, vi dico che non posso farlo, mentre non trovo ragione di condannarlo. Ma i Giudei alla vista di Gesù così maltrattato, più s'infierirono: Cum ergo vidissent eum pontifices et ministri, clamabant dicentes: Crucifige, crucifige eum (Io. XIX, 6). Vedendo Pilato che non si quietavano, si lavò le mani a vista del popolo dicendo: Innocens... sum a sanguine iusti huius: vos videritis. E quelli risposero: Sanguis eius super nos, et super filios nostros (Matth. XXVII, 24, 25).

O amato mio Salvatore, voi siete il più grande di tutti i re, ma ora vi vedo il più vituperato di tutti gli uomini. Se questo popolo ingrato non vi conosce, io vi conosco e vi adoro per mio vero re e Signore. Vi ringrazio, o mio Redentore, di tanti oltraggi sofferti per me; e vi prego a darmi amore ai disprezzi ed alle pene, giacché voi con tanto affetto l'avete abbracciate. Mi vergogno di aver così amato per lo passato gli onori ed i piaceri, che per essi son arrivato tante volte a rinunziare la vostra grazia e 'l vostro amore; me ne pento più d'ogni male. Abbraccio, Signore, tutti i dolori e ignominie che mi verranno dalle vostre mani. Donatemi voi quella rassegnazione che mi bisogna. V'amo Gesù mio, mio amore, mio tutto.

2. Ma siccome Pilato dalla loggia dimostrò Gesù a quel popolo, così nello stesso tempo l'Eterno Padre dal cielo presentava a noi il suo diletto Figlio con dire similmente: Ecce Homo. Ecco quest'uomo, ch'è l'unico mio Figliuolo da me amato quanto me stesso. Hic est Filius meus dilectus, in quo mihi


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bene complacui (Matth. XVII, 5). Ecco l'uomo vostro Salvatore da me promesso e da voi tanto aspettato. Ecco l'uomo più nobile di tutti gli uomini diventato l'uomo de' dolori. Eccolo, vedete a quale stato compassionevole s'è ridotto per l'amore che v'ha portato e per essere, almeno per compassione, da voi amato. Deh miratelo ed amatelo; e se non vi muovono i suoi gran pregi, almeno vi muovano ad amarlo questi dolori e queste ignominie ch'egli soffrisce per voi.

Ah mio Dio e Padre del mio Redentore, io amo il vostro Figlio che patisce per amor mio, ed amo voi che con tanto amore l'avete abbandonato a tante pene per me. Deh non guardate i peccati miei, co' quali ho tante volte offeso voi e il vostro Figlio. Respice in faciem Christi tui (Ps. LXXXIII, 10): mirate il vostro Unigenito coperto di piaghe e d'obbrobri per pagare i miei delitti, e per li meriti suoi perdonatemi e non permettete ch'io più v'offenda. - Sanguis eius super nos. Il sangue di quest'uomo a voi sì caro, che per noi vi prega e vi domanda pietà, questo scenda sopra l'anime nostre e ci ottenga la vostra grazia. Odio, Signor mio, e maledico tutti i disgusti che v'ho dati e v'amo, bontà infinita, più di me stesso. Per amor di questo Figlio, datemi il vostro amore, che mi faccia vincere ogni passione e soffrire ogni pena per darvi gusto.

3. Egredimini et videte, filiae Sion, regem Salomonem in diademate quo coronavit illum mater sua in die desponsationis illius, et in die laetitiae cordis eius (Cant. III, 11). Uscite, o anime redente, figlie della grazia, uscite a vedere il vostro re mansueto, nel giorno di sua morte - giorno di sua allegrezza, perché in esso vi fece sue spose dando per voi la vita sulla croce - coronato dall'ingrata sinagoga, sua madre, d'una corona non già d'onore, ma di dolore e d'ignominia. Egredimini, dice S. Bernardo, et videte regem vestrum in corona paupertatis et miseriae (Serm. II de Epiph.).2 O il più bello di tutti gli uomini! O il più grande di tutti i monarchi! O il più amabile di tutti gli sposi! E come vi vedo ridotto tutto pieno di piaghe e di disprezzi? Voi siete sposo, ma sposo di sangue:


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Sponsus sanguinum tu mihi es (Exod. IV, 25); mentre per mezzo del vostro sangue e della vostra morte avete voluto sposarvi colle anime nostre. Voi siete re, ma re di dolore e re d'amore, mentre a forza di tormenti avete voluto guadagnarvi i nostri affetti.

O amantissimo sposo dell'anima mia, oh mi ricordass'io sempre di quanto avete patito per me, acciò non cessassi mai d'amarvi e darvi gusto! Abbiate pietà di me che tanto vi costai. Per paga di tante pene per me sofferte, voi vi contentate ch'io vi ami. Sì v'amo, amabile infinito, v'amo sopra ogni cosa, ma v'amo poco. Amato mio, datemi più amore, se volete essere più amato da me. Io desidero amarvi assai. Io misero peccatore dovrei bruciar nell'inferno da quel primo momento in cui gravemente v'offesi; ma voi m'avete sopportato sino a quest'ora, perché non volete ch'io arda di quel fuoco infelice, ma arda del fuoco beato del vostro amore. Questo pensiero, o Dio dell'anima mia, m'accende tutto di desiderio a far quanto posso per compiacervi. Aiutatemi, Gesù mio, e giacché avete fatto tanto, compite l'opera, fatemi tutto vostro.

4. Ma continuando i Giudei ad insultare il preside, gridando: Tolle, tolle, crucifige eum; Pilato disse loro: Regem vestrum crucifigam? Ed essi risposero: Non habemus regem nisi Caesarem (Io. XIX, 15). I mondani che amano le ricchezze, gli onori ed i piaceri della terra, rifiutano Gesù Cristo per loro re; poiché Gesù in questa terra non fu re se non di miserie, d'ignominie e di dolori. - Ma se questi vi rifiutano, o Gesù mio, noi vi eleggiamo per unico nostro re e ci protestiamo che non habemus regem nisi Iesum. Sì, amabile Salvatore, Rex meus es tu;3 voi siete ed avete da essere sempre l'unico mio Signore.

Ben voi siete il vero re dell'anime nostre, mentre l'avete create e redente dalla schiavitù di Lucifero. Adveniat regnum tuum. Dominate, regnate dunque sempre ne' nostri poveri cuori; essi vi servano sempre e vi ubbidiscano. Servano pure altri a' monarchi terreni colla speranza de' beni di questo mondo; noi vogliamo servire solamente a voi nostro Re afflitto e disprezzato, colla sola speranza di darvi gusto senza consolazioni terrene. Ci saran cari da oggi avanti i dolori e gli obbrobri,


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giacché voi avete voluto soffrirne tanti per nostro amore. Deh, concedeteci la grazia d'esservi fedeli, e perciò dateci il gran dono dell'amor vostro. Se ameremo voi, ameremo ancora i dispregi e le pene tanto amate da voi, ed altro non vi chiederemo se non ciò che vi domandava il vostro fedel servo ed amante S. Giovanni della Croce: Domine, pati et contemni pro te: Domine, pati et contemni pro te.4

Madre mia Maria, intercedete per noi. Amen.




1 “Egreditur ad eos Iesus portans spineam coronam et purpurem vestimentum, non clarus imperio, sed plenus opprobrio; et dicitur eis: Ecce homo: si regi invidetis, iam parcite, quia deiectum videtis.” S. AUGUSTINUS, In Ioannis Evangelium, tractatus 116, n. 2. ML 35-1942.

2 “Egredimini proinde, filiae Sion, et videte regem Salomonem in diademate quo coronavit eum mater sua, in corona paupertatis, in corona miseriae. Siquidem coronatus est et a noverca sua corona spinea, corona miseriae.” S. BERNARDUS, In Epiphania Domini sermo 2, n. 3. ML 183-148.

3 Tu es ipse rex meus. Ps. XLIII, 5.

4 MARCO DI SAN FRANCESCO, Vita di S. Giovanni della Croce, lib. 3, cap. 1, n. 10. Opere del Santo, parte terza. Venezia, 1747.






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