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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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163. ALLA MADRE ANGIOLA DEL DIVINO AMORE.

Le chiede notizie intorno all'esame fatto del suo spirito, e dice di riporre in essa, dopo la Madonna, le sue speranze per l'approvazione della Congregazione, la quale durerebbe sino al giorno del giudizio.

 

Viva Gesù, Maria, Giuseppe e Teresa!

 

NOCERA, 1 NOVEMBRE [1753.]

 

Ho ricevuta la vostra risposta. Troppi ringraziamenti mi avete fatti per quelli libretti. Desidero sapere che ci è delle cose vostre, mentre ho inteso nominare esser venuto un Teatino da Roma per esaminare il vostro spirito. Io non posso niente; ma ho fatto qualche cosa per pigliare, in occasione, le parti vostre e del vostro Ritiro contro alcuni. Basta: desidero sapere che ci è. Io non posso niente; ma non lascio, per quel che posso, di promuovere l'Opera vostra per gloria di Dio e di Mamma Maria.

Di nuovo riverisco il nostro caro P. Pagnani, e certamente assai più mia sarà stata la consolazione di conoscer lui, che la sua di conoscer me miserabile, e desidero, se piace a Dio, di rivederlo; ma ora già sono cominciati i tempi freddi, onde già mi son chiuso a non più uscire per l'infermità mia di petto. Forse, prima che muoio, ci rivedremo un'altra volta. Desidero ancora sapere dal vostro Padre che rispose Mgr Zortù(?) del vostro spirito, perché ho inteso che contradiceva, ma non so in che cosa. Desidero saperlo tutto per la gloria di Dio.

Orsù, facciamoci santi, e non vi scordate ogni giorno di dare una sola occhiata al SS. Sagramento per me, e per la povera afflitta nostra Congregazione. Mi avete consolato con quella parola che mi avete scritta, che l'avete raccomandata a Dio e che state pensando per istabilirla. Ora sappiate che il Signore mi questa speranza di vedere stabilita questa Opera, prima che muoio, primieramente per Maria SS. e poi


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per mezzo di V. R. Ma se non parlate forte alla Regina, con dirle assolutamente esser gusto di Dio, che ella s'impegni a stabilire questa Congregazione, non faremo niente; e se io non so che la Regina promette veramente d'aiutarci, io non presenterò il Breve di Roma a vedersi in mano de' ministri della Camera, che certamente mi saranno contrari.

Come già dissi a V. R., noi non vogliamo acquistare ricchezze; che il Re ci limiti quel che vuole per queste quattro case che abbiamo; basta che ci dia 15 grana il giorno per uno, e ci dia la sua approvazione, acciò non resti questa Congregazione così in aria, la quale, tutti vedono il bene che fa.

Si tratta che nelle nostre missioni, di cui se ne fanno da quaranta l'anno, in ogni anno si metteranno in grazia di Dio da trenta in quaranta mila persone. Ora basta, e faccia Dio! Prima, come dico, a Maria SS. e poi a V. R. stanno le speranze mie e di tutti li miei compagni, a cui ho comunicato in segreto l'affare.

Gesù ci benedica e ci dia il suo santo amore, che è l'unico necessario. Resto ecc.

Viva Gesù, Maria, Giuseppe e Teresa!

Prego V. R., quando avrà già parlato colla Regina, la prego a non aspettare D. Luigi [Sagliano] o il suo servitore; mi scriva subito per la posta, indirizzando la lettera a Nocera de' Pagani. E se Dio prospera la vostra parlata colla Regina, mi dia l'indirizzo, se vuole il mio memoriale o pure una memoria per darla o mandarla alla Regina, la quale basterà che di cuore prometta e che dica che vuole il memoriale per darlo al marchese] Brancone, o pure dica che Brancone proponga l'affare quando vi è ella presente.

Scusi V. R. il tedio; ma si tratta della gloria di Gesù Cristo e della salute di tante migliaia d'anime e d'anime abbandonate. V. R. che ama Gesù Cristo non l'avrà a tedio, e Gesù Cristo non se lo terrà; bene vi pagherà la parte che voi ci avete posta, in tutto il bene che si farà sino al giorno del giudizio, sino a cui, come spero, durerà la Congregazione, se V. R. si coopera a stabilirla. Viva Gesù e Maria!


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Per carità, mi consoli da quando in quando con qualche sua lettera. Mi basta un solo verso, acciò io speri che non se ne sia scordata. Viva Gesù e Maria! Di V. R.

 

Umo servo ed un tempo Padre

ALFONSO DE' LIGUORI

della Congr. del SS. Redentore.

 

Conforme ad una copia antica.

 

LETTERA DEL SOMMO PONTEFICE BENEDETTO XIV

 A S. ALFONSO.

 

 [2 Nov. 1753]

Benedictus PP. XIV.

Dilecte Fili, salutem et Apostolicam Benedictionem.

 

Abbiamo ricevuto il primo tomo della Teologia morale1 dedicata a Noi, che le rendiamo grazie dell'onore compartitoci, e dell'opportuna inserzione delle nostre Lettere encicliche nella predetta opera. L'assicuriamo che l'opera sarà letta da noi nelle occasioni opportune, avendo Noi il dovuto concetto del di lei merito, diligenza ed equità nel giudicare. Circa poi lo stato della di lei Congregazione,2 non possiamo fare e dir altro che pregare Iddio, e raccomandare ad altri che lo preghino per la felicitazione della medesima, che è tanto utile alla Chiesa di Dio. Terminiamo col dare a lei ed a tutti i suoi Confratelli l'Apostolica Benedizione.

 

Datum Romae apud S. Mariam Majorem, die 2a novembris 1753, Pontificatus nostri anno decimo quarto.

 




1 Il primo tomo della seconda edizione, cominciata in Napoli l'anno 753 e terminata nel 1755.



2 Il Santo avea pregato il Papa di interporre la sua mediazione presso l'autorità civile, affine di ottenere l'Exequatur al Breve apostolico, col quale era stato approvata la nostra Congregazione.






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