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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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174. AL CARDINALE ANTONINO SERSALE, ARCIVESCOVO DI NAPOLI.1 

Si rallegra della sua promozione all'Arcivescovado, e modestamente s'insinua per dargli alcuni avvisi per il bene della diocesi.

 

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

 

NOCERA, 18 GIUGNO 1754.

 

Emo Sigre Sigre e Pne colmo.

 

Padre mio e Signore, sono con questa, giacché la salute per ora non mi permette altrimenti, a baciare i piedi di V. Em., come servo antico, ed al presente come suddito e figlio.


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Non occorre che io le spieghi la consolazione da me intesa nell'essere stata eletta la sua degnissima persona al governo della Chiesa di Napoli. V. Em. se lo può immaginare.

Ma V. Em. non trova più il clero di Napoli come lo lasciò: trova un clero rovinato, e da ciò conseguentemente rovinato anche il popolo; trova specialmente decaduto lo spirito negli ordinandi e, quel ch'è peggio, anche nelle tre Congregazioni de' preti,1 per mezzo di cui in tanti anni già prima si è conservato lo spirito del clero napolitano, ch'è stato l'esempio di tutto il Regno e potrei dire di tutto il mondo, ma ora bisognerebbe piangere, al vedere come si trova ridotto.

Spero che Gesù Cristo ha mandato V. Em. per rimediare a tutto; e spero ancora vedere rinnovato il tempo di S. Carlo Borromeo, che predicava al popolo di Milano con tanto frutto; e così spero di vedere V. Em. che predichi al popolo di Napoli.

Oh che profitto maggiore fanno le parole del Pastore ! V. Em. ha predicato così bene prima, da missionario; ora spero, dico, di avere questa consolazione, che predichi in Napoli da Pastore.

Perdoni l'ardire, intendo di dire ciò solo per la gloria di Gesù Cristo: quanto bene farebbe V. Em., se facesse fare la missione in diversi luoghi di Napoli e predicasse ella almeno in due o tre luoghi, almeno per questi primi anni, ed anche desse gli esercizî a tutto il clero, ed in questi esortasse fortemente alla frequenza delle congregazioni e all'osservanza delle loro regole, e precisamente all'attendere alle missioni: giacché colle missioni, da Napoli, si soccorso a tutto il Regno.

Ed agli ordinandi facesse intendere che, o diano segno di vera vocazione, o che si spoglino: giacché la Chiesa piange le sue


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rovine, perché sono ammessi molti senza vocazione; con far loro insieme intendere che, V. Em. non ammetterà agli Ordini se non coloro che saranno ben provati, non solo nella dottrina, che è il meno, ma ne' costumi e nello spirito ecclesiastico, ch'è il più necessario.

Prego anche V. Em. a sentire D. Giuseppe Iorio e D. Giov. Battista Fusco,1 che sono due sacerdoti veramente di Dio e di vero zelo, senza interesse proprio, onde le rappresenteranno la verità delle cose, e l'apriranno la mente a molte altre cose buone per lo bene di cotesto popolo rovinato; almeno prego V. Em. a sentirli.

Resto baciando l'orlo della sua sacra veste, e cercandole la santa benedizione, mi dichiaro per sempre.

Di V. Em. Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

 

Umo, devmo ed obblmo servo e figlio.

ALFONSO DE' LIGUORI della C. del SS. Redentore.

 

Conforme ad una antica copia.

 




1 Antonino Sersale, nato in Sorrento il 26 giugno 1702, prima arcivescovo di Brindisi, poi di Taranto, fu creato arcivescovo di Napoli il 16 febbraio 1754, poi Cardinale del titolo di Santa Pudenziana il 22 aprile dello stesso anno. 1123 di detto mese, prese possesso della sua nuova Chiesa per mezzo di D. Giulio Niccolò Torni, arcivescovo di Arcadiopoli, ma non venne nella sua Chiesa che nel dì 6 del seguente giugno. Morì in Napoli il 24 giugno 1775.

1 Queste tre Congregazioni si chiamavano, la prima dell'Arcivescovado ossia della Propaganda; la seconda, del P. Pavone; e la terza, di S. Giorgio.

1 D. Giuseppe Iorio e D. Giambattista Fusco erano entrambi Confratelli della Congregazione dell'Arcivescovado. Il primo è l'autore dell'egregia opera Il Vescovo consolato, e di molte altre. Del Fusco fa bellissimo elogio lo Sparano nelle sue Memorie Istoriche, tom. II. pag. 374.




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