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S. Alfonso Maria de Liguori
L'amore delle anime

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CAPITOLO XI - Della condanna di Gesù Cristo e suo viaggio al Calvario.

1. Seguitava Pilato a scusarsi co' Giudei che non potea condannare alla morte quell'innocente; ma quelli l'atterrirono con dirgli: Si hunc dimittis, non es amicus Caesaris (Io. XIX, 12). Onde il misero giudice, accecato dal timore di perdere la grazia di Cesare, dopo aver conosciuto e dichiarato Gesù Cristo tante volte innocente, finalmente lo condannò a morir crocifisso.

Tunc ergo tradidit eis illum, ut crucifigeretur (Io. XIX, 16).

O amato mio Redentore, qui piange S. Bernardo, e qual delitto voi avete commesso che abbiate ad esser giudicato a morte, e morte di croce? Quid fecisti, innocentissime Salvator, ut sic iudicareris? Quid commisisti? Ma ben intendo, ripiglia il santo, la cagione della vostra morte: intendo il peccato che avete fatto. Peccatum tuum est amor tuus:1 Il vostro delitto è il troppo amore che avete portato agli uomini; questo, non già Pilato, vi condanna alla morte. No che non vedo, soggiunge S. Bonaventura, altra giusta ragione di vostra morte, o Gesù mio, se non l'affetto eccessivo che per noi avete: Non video causam mortis, nisi superabundantiam caritatis.2 Ah che un tal eccesso d'amore, ripiglia S. Bernardo, troppo ci stringe, o innamorato Signore, a consacrarvi tutti gli affetti de' nostri


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cuori: Talis amor amorem nostrum omnino sibi vindicat.3

O mio caro Salvatore, il solo intendere che voi m'amate, dovrebbe farmi vivere scordato d'ogni cosa, per attendere solo ad amarvi e contentarvi in tutto. Fortis... ut mors dilectio (Cant. VIII, 6). Se l'amore è forte come la morte, deh per li meriti vostri, Signor mio, datemi un tale amore verso di voi che mi faccia abbominare tutte le affezioni terrene! Fatemi ben capire che tutto il mio bene consiste nel piacere a voi, Dio tutto bontà e tutto amore. Maledico quel tempo, in cui non v'amai. Vi ringrazio che mi date tempo d'amarvi. V'amo, Gesù mio infinitamente amabile ed infinitamente amante; v'amo con tutto me stesso, e vi prometto che voglio prima mille volte morire che lasciare più d'amarvi.

2. Si legge l'iniqua sentenza di morte al condannato Gesù; egli l'ascolta ed umilmente l'accetta. Non si lagna dell'ingiustizia del giudice, non appella a Cesare come fece S. Paolo: ma tutto mansueto e rassegnato si sottomette al decreto dell'Eterno Padre, che lo condanna alla croce per li nostri peccati: Humiliavit semetipsum, factus obediens usque ad mortem, mortem autem crucis (Philip. II, 8). E per l'amore che porta agli uomini si contenta di morire per noi: Dilexit nos, et tradidit semetipsum pro nobis (Eph. V, 2).

O pietoso mio Salvatore, quanto vi ringrazio! quanto vi sono obbligato! Desidero, Gesù mio, di morire per voi, giacché voi con tanto amore avete accettata la morte per me. Ma se non mi è concesso di darvi il mio sangue e la vita per mano di carnefice, come han fatto i martiri, accetto almeno con rassegnazione quella morte che mi aspetta; e l'accetto nel modo e nel tempo che a voi piacerà. Da ora ve l'offerisco in onore della vostra maestà ed in isconto de' miei peccati: e per li meriti della vostra morte vi prego a concedermi la sorte di morire amandovi ed in grazia vostra.

3. Pilato consegna l'innocente Agnello in mano di quei lupi a farne quel che vogliono: Iesum vero tradidit voluntati


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eorum (Luc. XXIII, 25). I ministri l'afferrano con furia, gli tolgono di sopra quello straccio di porpora, come vien loro insinuato da' Giudei, e gli rimettono le sue vesti: Exuerunt eum chlamyde, et induerunt eum vestimentis eius, et duxerunt eum, ut crucifigerent (Matth. XXVII, 31). E ciò lo fecero, dice S. Ambrogio, acciocché Gesù fosse riconosciuto almeno alle vesti, poiché la sua bella faccia era così difformata dal sangue e dalle ferite che, senza le sue vesti, difficilmente avrebbesi potuto riconoscere per quello ch'egli era: Induunt eum vestibus, quo melius ab omnibus cognosceretur: quia cum facies eius esset cruentata et deformata, non poterat facile ab omnibus agnosci.4 Indi prendono due rozzi travi, ne compongono presto la croce, lunga quindici piedi, come riferisce S. Bonaventura5 con S. Anselmo,6 e l'impongono sulle spalle del Redentore.

Ma non aspettò Gesù, dice S. Tommaso da Villanova, che la croce gli fosse imposta dal carnefice, egli da sé stese le mani, la prese avidamente e se la pose sulle spalle impiagate: Non exspectavit ut imponeretur sibi a milite, sed laetus arripuit (Conc. III, de uno M.).7 Vieni, allora disse, vieni mia cara croce; io da trentatre anni ti sospiro e ti vo cercando; io t'abbraccio, ti stringo al mio cuore, mentre tu sei l'altare in cui voglio sacrificar la mia vita per amore delle mie pecorelle.

Ah mio Signore, come avete potuto far tanto bene a chi v'ha fatto tanto male? Oh Dio, quando penso che voi siete giunto a morire a forza di tormenti per ottenere a me la divina


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amicizia, e che io tante volte poi l'ho perduta volontariamente per colpa mia, vorrei morirne di dolore! Quante volte voi m'avete perdonato ed io ho tornato ad offendervi? Come potrei sperar perdono, se non sapessi che voi siete morto per perdonarmi? Per questa vostra morte dunque io spero il perdono e la perseveranza in amarvi. - Mi pento, mio Redentore, d'avervi offeso. Per li meriti vostri perdonatemi, ch'io vi prometto di non darvi più disgusto. Io stimo ed amo più la vostra amicizia che tutti i beni del mondo. Deh non permettete che io l'abbia da tornare a perdere: datemi, o Signore, ogni castigo prima che questo. Gesù mio, non vi voglio più perdere, no; voglio più presto perdere la vita; io vi voglio sempre amare.

4. Esce la giustizia8 coi condannati e tra questi va ancora alla morte il re del cielo, l'Unigenito di Dio carico della sua croce: Et baiulans sibi crucem exivit in eum qui dicitur Calvariae locum (Io. XIX, 17). Uscite ancora voi dal paradiso, serafini beati, e venite ad accompagnare il vostro Signore, che va al Calvario per essere ivi giustiziato insieme co' malfattori su d'un patibolo infame.

O spettacolo orrendo! un Dio giustiziato! Ecco quel Messia che pochi giorni avanti era stato acclamato per Salvatore del mondo e ricevuto dal popolo con applausi e benedizioni, gridandosi: Hosanna filio David, benedictus qui venit in nomine Domini (Matth. XXI, 9); e poi vederlo andare ligato, schernito e maledetto da tutti con una croce indosso a morire da ribaldo! O eccesso dell'amore divino! un Dio giustiziato per gli uomini! E si troverà uomo che non ami questo Dio! O mio eterno amante, io tardi vi comincio ad amare: fate che nella vita che mi resta compensi il tempo perduto. Già so che quanto io fo, tutto è poco a confronto dell'amore che voi m'avete portato; ma almeno voglio amarvi con tutto il mio cuore. Troppa ingiuria io vi farei, se dopo tante finezze dividessi il mio cuore e ne dessi parte a qualche oggetto fuori di voi. Io vi consacro da ogg'innanzi tutta la mia vita, la mia volontà, la mia libertà:


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disponete di me come vi piace. Vi domando il paradiso per amarvi colà con tutte le mie forze. Voglio amarvi assai in questa vita per amarvi assai in eterno. Soccorretemi voi colla vostra grazia: per li meriti vostri ve la domando e la spero.

5. Immaginati, anima mia, di trovarti a vedere Gesù che passa in questo doloroso viaggio. Siccome un agnello è portato al macello, così l'amante Redentore è condotto alla morte: Sicut ovis ad occisionem ducetur (Is. LIII, 7). Sta egli così dissanguato e stanco da' tormenti che appena può reggersi in piedi per la debolezza. Miralo tutto lacero di ferite, con quel fascio di spine sulla testa, con quel pesante legno sulle spalle e con un di quei ministri che lo tira con una fune. Vedilo come va col corpo curvo, con le ginocchia tremanti, scorrendo sangue; e cammina con tanta pena che par che ad ogni passo spiri l'anima.

Dimandagli: O Agnello divino, non siete ancor sazio di dolori? Se pretendete con questi di acquistarvi il mio amore, deh cessate di più patire, ch'io voglio amarvi come desiderate!

No, egli ti dice, non sono io abbastanza contento; allora sarò contento quando mi vedrò morto per tuo amore. - Ed ora dove vai, o Gesù mio? -Vado, risponde, a morire per te.

 Non m'impedire. Questo solo ti cerco e ti raccomando: Quando mi vedrai già morto sulla croce per te, ricordati dell'amore che t'ho portato; ricordatene ed amami.

O mio affannato Signore, quanto caro vi costò il farmi comprendere l'amore che avete avuto per me! Ma che guadagno mai poteva darvi il mio amore, che per acquistarlo avete voluto spendere il sangue e la vita? E com'io poi, ligato da tanto amore, ho potuto vivere tanto tempo senz'amarvi, scordato del vostro affetto? Vi ringrazio che ora mi date luce a farmi conoscere quanto voi mi avete amato. V'amo, bontà infinita, sopra ogni bene. Vorrei pure sacrificarvi mille vite se potessi, giacché avete voluto voi sacrificar la vostra vita divina per me. Deh concedetemi quegli aiuti per amarvi che voi mi avete meritati con tante pene! Donatemi quel santo fuoco che voi siete venuto ad accendere in terra col morire per noi. Ricordatemi sempre la vostra morte, acciò io non mi scordi di più d'amarvi.

6. Factus est principatus eius super humerum eius (Is. IX, 6). La croce appunto, dice Tertulliano, fu il nobile strumento


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con cui Gesù Cristo si acquistò tante anime.9 Sì, perché, morendo in quella, egli pagò la pena de' nostri peccati, e così ci riscattò dall'inferno e ci fece suoi: Qui peccata nostra ipse pertulit in corpore suo super lignum (I Petr. II, 24). - Dunque, o Gesù mio, se Dio vi caricò di tutti i peccati degli uomini - Posuit Dominus in eo iniquitatem omnium nostrum (Is. LIII, 6) - io co' miei peccati vi rendei più pesante la croce che portaste al Calvario.

Ah mio dolcissimo Salvatore, già voi vedevate allora tutte le ingiurie ch'io avea da farvi, e contuttociò voi non lasciaste d'amarmi e di prepararmi tante misericordie che poi m'avete usate. Se dunque a voi sono stato io così caro, io vilissimo ed ingrato peccatore che tanto v'ho offeso, è ragione che ancora a me siate voi caro, voi, mio Dio, bellezza e bontà infinita che tanto mi avete amato. Ah che non vi avessi mai disgustato! Ora conosco, Gesù mio, il torto che v'ho fatto. O peccati miei maledetti, che avete fatto? Voi mi avete fatto amareggiare il Cuore innamorato del mio Redentore, Cuore che mi ha tanto amato. Deh Gesù mio, perdonatemi che io mi pento d'avervi disprezzato! Per l'avvenire voi avete da essere l'unico oggetto del mio amore. V'amo, o amabile infinito, con tutto il mio cuore, e risolvo di non amare altri che voi. Signore, perdonatemi e datemi il vostro amore, e niente più vi domando. Amorem tui solum, vi dico con S. Ignazio, cum gratia tua mihi dones, et dives sum satis.10

7. Si quis vult post me venire, abneget semetipsum... et sequatur me (Matth. XVI, 24). Giacché dunque, o mio Redentore, voi innocente mi andate avanti colla vostra croce e m'invitate a seguirvi colla mia, camminate pure ch'io non voglio lasciarvi. Se per lo passato vi lasciai, confesso ch'ho fatto male: datemi


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ora quella che volete, ch'io l'abbraccio qualunque sia, e con essa voglio accompagnarvi sino alla morte. Exeamus... extra castra improperium eius portantes (Hebr. XIII, 13). E come possiamo, Signore, non amare per amor vostro i dolori e gli obbrobri, se voi tanto gli avete amati per la nostra salute?

Ma giacché c'invitate a seguirvi, sì, vogliamo seguirvi e morire con voi, ma dateci fortezza per eseguirlo; questa fortezza vi domandiamo per li meriti vostri e la speriamo. V'amo, Gesù mio amabilissimo, v'amo con tutta l'anima, e non voglio più lasciarvi. Mi basti il tempo che sono andato lontano da voi. Ligatemi ora alla vostra croce. Se io ho disprezzato il vostro amore, me ne pento con tutto il cuore: ora lo stimo sopra ogni bene.

8. Ah Gesù mio, e chi son io che mi volete per vostro seguace e mi comandate ch'io v'ami? e se non vi voglio amare, mi minacciate l'inferno? Ma che occorre, vi dirò con S. Agostino, minacciarmi le miserie eterne?11 E qual maggior miseria mi può succedere che non amar voi, Dio amabilissimo, mio Creatore, mio Redentore, mio paradiso, mio tutto? Vedo che, per giusto castigo delle offese che vi ho fatte, meriterei d'essere condannato a non potervi più amare; ma voi, perché ancora m'amate, continuate a comandarmi che io v'ami, replicandomi sempre al cuore: Diliges Dominum Deum tuum ex toto corde tuo, et ex tota anima tua, et ex tota mente tua (Marc. XII, 30). Vi ringrazio, amor mio, di questo dolce precetto: e per ubbidirvi io v'amo con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutta la mente mia. Mi pento di non avervi amato per lo passato. Al presente eleggo ogni pena prima che vivere senz'amarvi, e propongo sempre di cercarvi il vostro amore. Aiutatemi, Gesù mio, a fare sempre atti d'amore verso di voi e ad uscire da questa vita con un atto d'amore, acciocché io venga ad amarvi da faccia a faccia in paradiso, dove poi v'amerò senza imperfezione e senza intervallo con tutte le mie forze per tutta l'eternità.

O Madre di Dio, pregate Gesù per me. Amen.




1 S. ANSELMUS, Orationes, Oratio 2 ML 158-861. - Vedi Appendice, 3, B.



2 “Non enim in te video causam mortis, nisi superabundantiam caritatis.” Stimulus amoris, pars 1, cap. 2. Inter Opera S. Bonaventurae, VII, p. 195, col. 2: Lugduni (post editiones Vaticanam et Germanicam), 1668. - Vedi Appendice, 2, 5°.



3 “Sed est quod me plus movet, plus urget, plus accendit. Super omnia, inquam, reddit amabilem te mihi, Iesu bone, calix quem bibisti, opus nostrae redemptionis. Hoc omnino amorem nostrum facile vindicat totum sibi.” S. BERNARDUS, In Cantica, sermo 20, n. 2. ML 183-867.

4 Non abbiam trovato questo testo nelle Opere di S. Ambrogio, Cornelio a Lapide nel suo commentario e il Lirano nella sua “Postilla” (in Matt. XXVII, 31) danno questa ragione per cui furono a Gesù Cristo restituite le sue vesti . S. Ambrogio ne indica un' altra: “Pulchre ascensurus crucem regalia vestimenta deposuit; ut scias quasi hominem passum esse, non quasi Deum regem; etsi utrumque Christus, quasi hominem tamen, non quasi Deum cruci esse suffixum.” S. AMBROSIUS, Expositio Evangelii secundum Lucam, lib. 10, n. 108. ML 15-1830, 1831.



5 “Ut dicitur in historiis, opinio est crucem Domini quindecim pedes habuisse in altum.” Meditationes vitae Christi, cap. 77. Inter Opera S. Bonaventurae, VI, 387, Lugduni (post editiones Vaticanam et Germanicam) 1668. - Vedi Appendice, 2, 7°.



6 “Crux vero adeo magna erat, quod habebat quindecim pedes in longitudine.” Dialogus de Passione Domini, cap. 8. Inter Opera S. Anselmi, (opusculum insertum non genuinis), ML 159-281.



7 “Non enim expectavit ut imponeretur sibi (crux) a milite: sed viso salutis signo, ut fortis athleta laetus arripuit.” S. THOMAS A VILLANOVA, In festo unius martyris, concio 1, n. 4. Conciones, II, 749: Mediolani, 1760.

8 Questa locuzione settecentesca significa che gli agenti del Tribunale aprono il corteo e si avviano al luogo dell' esecuzione capitale. - S. Alfonso nel 1725-1732 fu membro attivo della Congrega dei Bianchi della Giustizia: in tale ufficio egli assisté alle ultime ore dei condannati a morte, presso la mannaia eretta in piazza del Mercato a Napoli.

9 “Age nunc, si legisti penes David (Ps. XCV, 10), Dominus regnavit a ligno, exspecto quid intelligas... Cur Christus non regnasse dicatur a ligno, ex quo crucis ligno mortuus, regnum mortis exclusit?... Cuius imperium super humerum eius (Is. IX, 6). Qui omnino regum insigne potestatis suae humero praefert, et non aut capite diadema, aut manu sceptrum, aut aliquam propriae vestis notam? Sed solus novus rex novorum aevorum Christus Iesus, novae gloriae et potestatem et sublimitatem suam humero extulit, crucem scilicet, ut... exinde Dominus regnaret a ligno.” TERTULLIANUS, Adversus Marcionem lib. 3, cap. 19. ML 2-347, 348.



10 S. IGNATIUS LOYOLA, Exercitia spiritualia, Hebdomada 4, Contemplatio ad amorem spiritualem in nobis excitandum.  - Versione letterale dall' originale spagnuolo (edizione Roothaan, Prep. Gen. d. C. d. G.): “Da mihi amorem tui et gratiam, nam haec mihi sufficit.”

11 “Quid tibi sum ipse ut amari te iubeas a me, et nisi faciam irascaris mihi et mineris ingentes miserias? Parvane ipsa est, si non amem te? ” S. AUGUSTINUS, Confessiones, lib. 1, cap. 5, n. 5. ML 32-663.




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