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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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197. AL SOMMO PONTEFICE BENEDETTO XIV.

Gli manda il secondo volume della sua Teologia, e lo supplica di alcuni favori per la sua Congregazione.

 

[8 GIUGNO 1755].

 

Invio a V. S. il secondo tomo della Morale, che mi ha costato due anni di fatica. Spero che non Le dispiacerà, se si degnerà di dargli un'occhiata.

 


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Oltre le Bolle di V. S., confesso di aver ricevuto gran luce dalle sue degnissime Notificazioni, che sono state la mia guida nelle questioni che stanno ivi diligentemente esaminate con gran dottrina e fatica.

Delle materie pratiche appartenenti all'istruzione de' confessori, ne ho fatto poi un ristretto in lingua volgare e l'ho inserito nell'opera, e l'ho stampato anche a parte, che unitamente Le invio con altre mie operette spirituali, le quali mi ho preso l'ardire di umiliarle, fidandomi della benignità di V. S. che non le sdegnerà.

Il suddetto ristretto intitolato Pratica, spero che debba riuscire molto utile per l'istruzione de' confessori novelli, circa ciascuno stato e genere di persone, peccatrici e spirituali.

Io non sono così temerario che pretendessi ricompensa; mi basta che V. S. li gradisca e li benedica, acciocché possano giovare, se vi è qualche cosa di buono, per la salute delle anime. Ma prostrato a suoi piedi, La supplico di qualche grazia spirituale per la nostra minima Congregazione. Essa, dall'approvazione di V.S. ha ricevuto l'essere. Le grazie, di cui la supplichiamo, sono la comunicazione dei privilegi de' PP. Pii Operarî,1 e la facoltà di potersi ordinare i soggetti della Congregazione a titolo di mensa comune, almeno per qualche numero determinato, conforme si è degnata di accordarlo ai PP. del Monte Argentaro, ossia Passionisti, affinché la Congregazione possa aumentarsi, stante la messe grande che abbiamo per le mani.

Ma in ciò, per esser compita la grazia, avrebbe V. S. da concedere la facoltà al Rettore Maggiore della nostra minima Congregazione di far dimissorie per detti ordinandi, e che li medesimi possano ordinarsi dall'arcivescovo di Benevento, dove ultimamente abbiamo presa una fondazione, a richiesta del presente arcivescovo, nel tenimento di Benevento, e propriamente a S. Angelo, feudo totalmente soggetto a V. S. Onde La supplico a darci una speciale benedizione per questa fondazione,


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per cui siamo doppiamente sudditi di V. S. Dico, ordinarsi in Benevento; altrimenti resterebbe inutile la grazia, per le ragioni che la savia mente di V. Beatitudine può considerare. Se questa grazia, non siamo degni di ottenerla da V. S., che ha dato l'essere a questa minima Congregazione, molto meno potremo sperare di ottenerla da' suoi successori.

Noi ancora stiamo afflitti senza l'Exequatur regio; perché non abbiamo ancora creduto il tempo opportuno di presentare il Breve di V. S., spedito già da 7 anni. Se V. S. potesse al nostro Re avvanzare una sua circa l'assenso regio, stimo che molto gioverebbe... [Manca il resto.]

 

Conforme all'abbozzo originale, che si conserva nel nostro archivio generalizio di Roma.

 

A questa supplica, il Papa fece la sequente risposta.

 

[15 luglio 1755].

Dilecto filio Alphonso de Liguorio, presbitero Congregationis SSmi Redemptoris.- Nuceriae Paganorum.- Benedictus XIV.

 

Dilecte fili, salutem et apostolicam benedictonem.

 

Abbiamo ricevuta una sua lettera degli otto di giugno, unitamente col secondo tomo della sua Morale, ed altri pure suoi libri di minor mole, ma di gran profitto per la salute delle anime. Noi la ringraziamo del regalo, ed avendo data una scorsa al libro della sua Morale (ch'è dedicato a noi, del che rendiamo particolari grazie) l'abbiamo ritrovato pieno di buone notizie, ed ella può restar sicura del gradimento universale e della pubblica utilità. Tratto, tratto l'anderemo leggendo, e speriamo che quanto leggeremo corrisponderà a quanto abbiamo letto.

Abbiamo lette le petizioni che ella promuove per la sua Congregazione. Fuori della nostra benedizione, che diamo volentieri a lei e a tutta la Congregazione, il restante a poco può servire, se una volta non si ottiene l'Exequatur regio pel nostro Breve, già spedito sette anni sono. Noi non lasciamo di far qui le nostre parti col Duca di Cerisano, ministro del Re delle due Sicilie appresso di noi, e se le nostre premure avranno il loro effetto, si penserà al rimanente.

Datum Romae apud S. Mariam Majorem, die 15 Julii 1755, Pontificatus nostri anno decimo quarto.




1 Infatti, questa comunicazione fu concessa per un Rescritto Pontificio del dì 19 luglio 1756 e per un Breve del dì II agosto 1757.




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