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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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213. AL NOVIZIO LUIGI CAPUANO.

L'ammaestra come si debba comportare nell'assalto che gli sarà dato da parte dei parenti, e nelle tentazioni che l'agitano contro la vocazione.

Viva Gesù, Maria, Giuseppe e Teresa!

 

NOCERA, 4 AGOSTO [1755].

 

I vostri parenti si sono quietati alquanto, ma non in tutto e, come sento, verrà vostra madre e padre ne' Ciorani a tentarvi colle tenerezze e false ragioni. State attento, perché questo sarà l'ultimo assalto; non fate che il demonio si abbia da fare una risata di quanto avete fatto finora.

Il leggere non però, nella vostra lettera, che continuamente siete agitato dalle tentazioni di perdere la vocazione, mi fa temere di voi; non già per le tentazioni, perché, quando voi vi raccomandate a Dio e le discacciate, non ci è che temere. Il timore mio è che voi diate troppo udienza alle tentazioni, ci discorrete e non siete attento a ricorrere a Gesù e Maria, quando vengono. E se non ci state attento, perderete la vocazione e poi la salute eterna; mentre la vostra vocazione è più chiara del sole: onde se la perdete, che ne sarà di voi?

Ma io vorrei che mi tornaste a scrivere, con dirmi quali sono i motivi che vi propone il demonio per lasciare la Congregazione, dopo che tanto l'avete desiderata e dopo che Dio tanto vi ha aiutato per entrarvi. Forse la tenerezza de' parenti? Ma come? per contentare i parenti volete lasciare Gesù Cristo, che con tanto amore vi ha chiamato a farvi santo? Forse perché in Congregazione si patisce? Basta: io parlo in aria, perché non so per quale via vi tenta il demonio; e perciò vi prego di tornarmi a scrivere in particolare quali sono queste tentazioni.

Per carità, D. Luigi mio, non vi mettete in pericolo di perdere quella gran corona che vi apparecchia Gesù Cristo. Quando si affaccia qualche pensiero d'inferno, mettetevi avanti il punto della morte, considerando qual rimorso sentirete allora in morir fuori della Congregazione, ed in aver lasciato Dio per


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qualche fine di terra. Oh Dio mio, quanto mi dispiacerebbe che voi perdeste la vocazione! mentre da tanto fastidio che si è pigliato Lucifero, animando i vostri parenti (meglio dico i nemici dell'anima vostra) a fare quel che hanno fatto, io vedo che se voi state forte, avete da fare gran cose per Dio; poiché tutti quelli che nella Congregazione han patito queste grandi tempeste de' parenti e si sono portati forte, dopo hanno fatte gran cose.

Per carità, quando si affaccia la tentazione, subito, subito scacciatela con violenza e con santo sdegno e dite: Gesù e Maria, e replicate spesso: Gesù e Maria. E rinnovate il proposito, dicendo: No, Gesù mio, non ti voglio mai, mai lasciare, ancorché ci avessi a morir pena. E quando con tutto ciò la tentazione non si parte, andate, se vi è permesso, a' piedi del SS. Sacramento, o buttatevi nella stanza a' piedi del Crocifisso, piangendo e pregando: Gesù Cristo mio, aiutami, io non ti voglio lasciare, no, no, no. E poi subito conferite col maestro de' novizi e, se bisogna, tornatemi sempre a scrivere.

Io voglio aiutarvi quanto posso; ma quando voi trascurate di ricorrere a Gesù Cristo ed a Maria santissima, che è la Madre della perseveranza, e di conferire col maestro, io tengo per perduta la vostra vocazione. Vedete povero N. e povero N., che stanno per essere licenziati dalla Congregazione, ma senza colpa loro (ed io quanto li compatisco!) E voi vorrete volontariamente dare udienza all'inferno di tornare al mondo, per far ridere non solo all'inferno, ma a tutta la vostra diocesi, a Monsignor Borgia ed a tutto il mondo? Spero a Dio che no.

Vi prego, la mattina in alzarvi rinnovate il proposito di perseverare nella Congregazione, e replicatelo sempre nell'orazione, comunione, visita ed esame della sera. Chiamate sempre Gesù e Maria e conferite. Fate così, e non dubitate che non perderete la vocazione.

Vi benedico ed aspetto l'altra vostra lettera, per sapere dove vi tenta il demonio. Io vi raccomando a Gesù Cristo ed a Maria, e voi fatelo per me. Viva Gesù, Maria, Giuseppe e Teresa!

 

Conforme all'edizione romana.




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