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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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227. AL P. D. ANTONIO TANNOIA, RETTORE DELLA CASA D'ILICETO.

Indica il castigo da infliggersi ai sediziosi Fratelli, manda un soccorso in denaro e lo prega di studiare la Teologia morale.

 

Viva Gesù, Maria, Giuseppe e Teresa!

 

NOCERA, 13 GENNAIO [1756].

 

Sento le belle prodezze de' Fratelli. Tutti quelli dell'appuntamento, di volersene andare, meriterebbero tutti d'esser cacciati. Questa volta ce la perdono. Ma non posso perdonare al Fr. novizio: questo subito, subito licenziatelo. Ma essendo esso capo popolo e furioso, temo che vi faccia qualche incontro, o sovverta qualche altro Fratello, se lo licenziate voi da costì. Onde direi, che lo mandate a qualche parte, per esempio a Lacedogna o altro luogo, con qualche lettera ad alcun amico, che gli manifestasse ch'esso non è più della


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Congregazione, e lo licenziasse con buone parole da parte mia. Basta; fate come vi pare, ma licenziatelo subito, e cercate di evitare qualche sconcerto, come ho scritto. A Fr. Giacomo poi, levategli la veste sino ad ordine mio; che mangi fuori di refettorio, e solo la domenica si comunichi. Giacché han nominato la lite de' Teresiani e Francescani, state attenti a non far pigliare usi, specialmente nel servire a tavola e lavare i piatti. Per questi primi tempi almeno, procurate, come meglio si può, di far lavare quasi sempre ad essi i piatti e servire a tavola, e solamente da quando in quando, ma interrottamente mettete i novizi a servire. Non importa che perciò si scarichino i Fratelli di altra fatica. Basta; serviamo le consuetudini, acciò non si nomini più uso, e si eviti il dire: non tocca a noi. Chiamatevi tutti i Fratelli a parte, e dite loro ch'io sto sdegnato ecc., e fate loro sentire la lettera inclusa che loro scrivo. E chiamatevi Fr. Cesare a parte e ditegli, da parte mia, che stia attento a vedere chi parla e si lamenta, e ve n'avvisi, per communicarlo poi a me. E ditegli ch'esso corregga subito chi dicesse qualche parola. Sento poi le miserie di costì; non so come potrete durare senza grano, senz'olio, senza biancherie e senza danari. Vi mando dieci ducati (e do 15 carlini al Fratello per lo viaggio): ma questi, che bastano? Penso mettere ancora una tassolina per le case. Ma con tutto ciò, come arriveremo? Il P. Ferrara mi scrive che Fr. Vitelli se ne potrebbe mandare, con pretesto che si dubita del patrimonio. Se veramente non l'ha, certamente non può essere ricevuto. Del resto, è stato già ricevuto; è vero ch'è scarso di talento, ma si porta bene. Quando viene il P. Villani, consultate, e scrivetemi. Circa il P. Villani, si signore lo fo Visitatore; ma non occorre farlo venire in questo carnevale, e fargli lasciare tante missioni che ivi s'han da fare.1 Basta che venga questa quadragesima.


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Scriveteglielo subito da costì, acciò non venga. Meglio era che, prima che scriveste a lui che venisse, l'aveste scritto a me. Ho scritto a Ciorani che vi mandino un corpo [una copia] delle Glorie di Maria. Accordo i libri duplicati di divozione al noviziato; ma non vi posso accordare a voi leggere Cassiano, ed Alessandro. Voi state così colla testa! Più a caro avrei che vi leggeste, mezz'ora il giorno, del libro mio di Morale, acciò vi potessi far confessare. Avete da star sempre senza poter confessare, voi che avete già l'intelligenza? Vedete che in ciò vi è qualche vostra tepidezza, o sia svogliatezza. Almeno vi leggete i trattati principali, come li Precetti del Decalogo, de Peccatis, de Poenitentia, de Matrimonio, de Censuris, de Charitate, de Conscientia e de Legibus. Dico quelli che non avete ancora letti. Non vi do ubbidienza, ma fatelo, quando potete. Benedico tutti e specialmente i novizi. Viva Gesù, Maria, Giuseppe e Teresa!

 

Fratello ALFONSO del SS. Redentore.

 

Conforme all'originale che si conserva nell'archivio della casa di Pagani.




1 Il P. Andrea Villani era allora Rettore della nuova casa di S. Angelo a Cupolo.




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