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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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228. AI FRATELLI LAICI DELLA CASA D'ILICETO.

Si lagna della loro difettosa condotta, ed ammonendoli fa ad essi alcune minacce.

 

Viva Gesù, Maria, Giuseppe e Teresa!

 

NOCERA, 13 GENNAIO [1756].

 

Fratelli miei, Dio sa l'amarezza ch'ho intesa, in sentire tanti difetti commessi da voi in poco tempo, e quello che più dispiace, difetti di superbia, quando voi dovete sommamente attendere all'umiltà, ch'è la virtù più propria de' Fratelli servienti. Orsù, per ora io vi perdono (parlando in generale); ma vi dico che per l'avvenire non m'obbligate a darvi quel castigo, che si tirerà appresso il castigo eterno: perché se m'obbligate a cacciarvi


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dalla Congregazione, non so come anderà; anzi molto temo della vostra eterna salute. Né pensate di pigliarmi di filo e spaventarmi, con dire voi, che ve ne volete andare. De' Fratelli che vogliono venire nella Congregazione, ne licenzio tanti alla giornata; oltrecché senza pigliarne altri, se ve ne andaste, ci manderei subito i Fratelli che son soverchi nelle altre case. E così (vi prego) questa parola di volervene andare, non me la fate sentire più, perché questa sola parola basterà ad obbligarmi a licenziarvi dalla Congregazione. Ora ch'è inverno, gli atti comuni del giorno, li farete la sera, nella quale ci è tanto tempo, né voi avete obbligo di studiare come li Coristi. E così ancora, essendo ora la giornata così corta, il riposo del giorno non è necessario: vi basta quello della notte. Così si pratica nelle altre case. Dimando: se stavate alle case vostre, avreste riposato e fatta la lezione ed orazione il giorno, o avreste faticato? Sempre ci sarà poi la carità con coloro che stan poco bene, e ne hanno preciso bisogno. Il luogo vostro sarà sempre l'ultimo, dopo i Padri, studenti e novizi. Che vergogna, sentire i Fratelli servienti, che pretendono precedenza di luogo! Li Teresiani e li Francescani stanno in Religione [coi voti solenni]; ma voi state in questa nostra Congregazione, dove il Rettore Maggiore può mandarne e licenziarle i soggetti, sempre che gli pare. L'officio proprio de' Coristi è di predicare, confessare e studiare. L'officio de' Fratelli laici è di servire e faticare in tutto ciò che loro è comandato. Onde sappiate che il servire a tavola, il lavare i piatti ad essi tocca; solamente per umiltà si questo officio, qualche volta, ma solamente qualche volta, alli Coristi. Orsù, non mi date più disgusto; io v'amo come fratelli, ma vi voglio santi. Che serviva venire alla Congregazione, se non vi fate santi? E le virtù a voi più necessarie per farvi santi, sono l'umiltà, l'ubbidienza e la pazienza: senza patire non ci è santità.


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Benedico tutti li Fratelli che hanno buona intenzione, e maledico tutti gli altri che hanno mala intenzione, e sappiate che questa mia maledizione viene accompagnata da quella di Gesù Cristo. Viva Gesù, Giuseppe, Maria e Teresa!

 

Conforme all'originale che si conserva nel nostro archivio generalizio di Roma.




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