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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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247. AL P. D. ANTONIO TANNOIA, ILICETO.

Indica il mezzo per liberare un Padre dallo sdegno di un vescovo, e parla di varie cose spettanti al noviziato.

 

Viva Gesù, Maria, Giuseppe e Teresa!

 

PAGANI, 25 MAGGIO [1756].

 

Ho inteso la cosa del P. Rizzi.1 Se le cose stanno nello stesso stato, e Monsignore non si è finito di placare, e vi è sospetto che lo mandasse a carcerare


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cerare, subito, subito mandatelo a Caposele e non ci perdete tempo. Dite però al Padre Rizzi che non ha fatto bene a far quella lettera: esso l'ha fatto per zelo, ma non sa che a noi è proibito, fuori di confessione, d'intrigarci in fatti che possono ad altri causare disturbi. Che per l'amor di Dio lasci questi zeli da oggi avanti! Abbiamo da pensare più al bene comune della Congregazione, che al bene degli altri. Per lo Sacramento al noviziato, la voglio consigliare meglio con li Consultori, e quando verrà il P. Fiocchi (che lo manderò subito), esso porterà la risposta così per questa, come per altre cose. Dite al Fratello N. che vennero quelli tre giovani, ma D. Andrea esso lo sa che non è abile, essendo troppo scarso di lingua latina, e già in Napoli glielo dissi che non era cosa. Quell'altro N. è imbroglio, perché non si sa dove si avrebbe da ordinare. Venne un'altro giovane, ma quello non tiene patrimonio. Mando però questi due giovani, che già hanno avuto li voti de' Consultori. Circa le altre cose, il P. Fiocchi, quando verrà, porterà le risposte. Date questa a Fratello Perez. Mandate subito il libro [Dissertazione contro gli errori dei moderni increduli] al canonico Vitale di Bisaccia. Dite al P. Rizzi che dica tre Ave Maria per penitenza. [Il P. Francesco] Pentimalli ha da venire senza meno a Ciorani, con tutto che lo vogliono a Caposele. Quietatevi per Pentimalli. Ho scritto a Caposele che almeno vi mandino il P. [Andrea] Strina che predica bene, e il P. [Stefano] Liguori: e così rimediate. Io scrivo a Monsignore di Bovino, e spero con questa si quieti.

Il P. Rizzi quelle cose doveva dirle, quando si confessava (Monsignore), ma non per lettera.


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Se il P. Fiocchi arriva qui a tempo, io subito lo manderò costì. Basta: quando lo posso avere, subito lo mando costì, ed ora l'ho mandato a chiamare, e lo levo dagli esercizî a Ciorani, per mandarlo a voi. Replico: se le cose son quietate, non serve a mandar il P. Rizzi a Caposele; e se viene in quella casa Monsignore, sarebbe bene che in segreto se gli andasse a buttar a' piedi a cercargli perdono, accusandosi della sua indiscretezza. Fratello [Michele] Ferrazzano si ristabilisca meglio, e poi si parlerà de' voti. Viva Gesù, Maria, Giuseppe e Teresa! Dice il P. Margotta che vi siete associato per la Madonna [le Glorie di Maria SSma]; ma li danari? Viva Gesù e Maria!

 

Fratello ALFONSO del SS. Redentore.

 

Conforme all'edizione Napolitana dell'anno 1848.




1 Il P. Rizzi, conforme racconta il Tannoia nella Vita di S. Alfonso, aveva scritto al suo penitente il vescovo di Bovino, Mgr Tommaso Pacelli, una lettera, nella quale l'avvertiva de' suoi doveri, perché la diocesi era poco soddisfatta di lui, e questa ammonizione sdegnò talmente il prelato che voleva incarcerare il zelante, ma questa volta troppo indiscreto Padre.




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