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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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276. AL P. D. GASPARO CAIONE.

Parla di una missione da farsi e di alcuni soggetti.

 

NOCERA, 17 APRILE [1757]

 

Vi prego far capitare questa, per via sicura, a D. Giuseppe Caselle. Leggete quest'altra del vicario di Salerno, il quale non lascia d'insistere per la missione a Castelluccia. Vedete in ogni conto di mandarvi almeno due Padri; ma due non possono arrivare, vogliono esser tre. E buono sarebbe che si andasse subito dopo Teora. Basta: fatela far presto questa missioncina senza meno, e si lasci (se bisogna) ogn'altra cosa; ed avvisatelo al P. Fiocchi subito. D. Gaspare mio, quanto mi ha dispiaciuto questa cosa del P. N.! Mentre io l'ho pregato più volte, e l'ultima così premurosamente, di portarsi ad Iliceto per D. Francesco Antonio Maffei, ed esso ci ha mandato un corriere a dire se lo volea; e quello più si ha pigliato collera, ed ha rinnovata la proibizione di fare anche le legna secche al bosco.1 Se abbiamo contrario Maffei, è finita quella casa. Dio mio, di questo modo come ho da governare la Congregazione? V. R. mi avvisi poi perché non ci è voluto andare. Forse stava poco


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bene? Io aspetto a fargli una buona correzione, ma aspetto miglior tempo.

Per Fratello N., questo Fratello mi fa tremare, perché mi pare che sia almeno schirchio [strano]. È vero però che la cosa degli schiaffi al novizio non l'ho trovata vera; appena gli toccò la testa per burla. Ma non si dubita che ha fatti mille difetti. La lettera però che mi ha scritta mi ha consolato. Fatevi dare a leggere quella che gli ho scritta io, e vi prego di starci attento a dirigerlo e farvi dar conto di tutto, perché è un soggetto di riuscita. Per Fratello N., dite poi che mi è piaciuta la sua lettera. La penitenza sia una visita di più al SS. Sacramento, cercando aiuto per far l'ubbidienza, e che lo benedico. Non gli scrivo a parte, perché non mi fido più. Benedico tutti e specialmente V. R. nello stato miserabilissimo in cui vi trovate. Viva Gesù, Maria, Giuseppe e Teresa!

 

Conforme all'edizione romana.




1 Maffei era in Iliceto l'agente del principe di Castellanetta, e perciò avendo da sé dipendenti gli amministratori del comune, gli riuscì di proibire a' nostri il legnare, e il servirsi degli altri privilegi comuni.






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