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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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306. A D. GIOVANNI BATTISTA GARGANO, STUDENTE DELLA CONGREGAZIONE.

Gli permette alcune mortificazioni, ma lo vuole sottomesso al suo Superiore immediato.

 

Viva Gesù e Maria!

 

NOCERA, 13 DICEMBRE 1758.

 

In quanto al trattenervi la sera (se non erro, ve lo scrissi un'altra volta), non occorre; perché avete da studiare: voglio che dormite, come fanno gli altri.

In quanto al digiuno, parlando di digiuno in pane ed acqua, sì signore, non ne voglio più che uno la settimana; l'altro si può fare a pane e minestra.

In quanto alla direzione, è vero che discipline e catenelle s'appartiene anche all'interno; ma perché son cose che possono poi sapersi dal Prefetto per mezzo d'altri, bisogna averne anche la sua licenza. Vi benedico.

 

Fratello ALFONSO del SS. Redentore.

 


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[P. S.] La cosa richiesta, non la posso concedere, perché è contro la Regola e porta esempio per gli altri; se la concedo a V. Carità, l'ho da concedere poi anche agli altri.

La Regola vuole che gli studenti si regolino col Prefetto... Il desiderio mio è che tutti gli studenti, come dice la Regola, si dirigano col Prefetto; alla direzione del quale tengo per certo che Dio più vi concorra, perché vi è l'ubbidienza della Regola, ancorché l'ubbidienza si faccia di mal genio. Dio non concorre coi geni, ma coll'ubbidienza.

 

Conforme all'originale che si conserva in Amalfi, presso l'arcidiacono D. Michele Camera.




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