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S. Alfonso Maria de Liguori
L'amore delle anime

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CAPITOLO XV. - Dell'amore dell'Eterno Padre in averci donato il suo Figliuolo.

1. Sic Deus dilexit mundum, ut Filium suum unigenitum daret (Io. III, 16). A tal segno, disse Gesù Cristo, Dio ha amato il mondo, che gli ha donato il suo medesimo ed unico Figlio. Tre cose dobbiamo considerare in questo dono: chi è quello


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che dona, che cosa dona, e con quale amore la dona. Già si sa che quanto è più nobile il donatore, tanto è più stimabile il dono. Se alcuno riceve un fiore da un monarca, stimerà egli quel fiore più che un tesoro. Or quanto dobbiamo stimar noi questo dono, che ci viene dalle mani di un Dio? E che cosa esso ci ha donato? Il suo proprio Figlio. Non fu contento l'amore di questo Dio in averci donati tanti beni su questa terra, se non quando arrivò a donarci tutto se stesso nella persona del Verbo incarnato: Non servum, non angelum, sed Filium suum donavit, dice S. Gio. Grisostomo.1 Quindi esclama esultando la santa Chiesa: O mira circa nos tuae pietatis dignatio! O inaestimabilis dilectio caritatis! Ut servum redimeres, Filium tradidisti (Exult. in sabb. s.).2

O Dio infinito, come avete potuto degnarvi d'usar con noi una pietàammirabile? Chi mai potrà capire un eccessogrande, che voi per riscattare lo schiavo abbiate voluto donarci l'unico vostro Figlio? Ah mio benignissimo Signore, giacché voi mi avete donato il meglio che avete, è ragione che io vi dia il più che posso. Voi desiderate da me il mio amore: io non altro desidero da voi, che l'amor vostro. Eccovi il mio misero cuore, tutto lo consacro ad amarvi. Uscite voi creature tutte dal cuor mio, date luogo al mio Dio, che merita e vuole possederlo tutto, e senza compagni. V'amo, o Dio d'amore, v'amo sopra ogni cosa; e solo voi voglio amare, mio Creatore, mio tesoro, mio tutto.

2. Dio ci ha donato il Figlio, e perché? Per solo amore. Pilato per timore umano diede Gesù a' Giudei: Tradidit voluntati eorum (Luc. XXIII, 25). Ma l'Eterno Padre diede a noi il suo Figliuolo per l'amore che ci portò: Pro nobis omnibus tradidit illum (Rom. VIII, 32). Dice S. Tommaso, che Amor habet rationem primi doni (p. III, q. 38, a. 2).3 Quando ci è fatto un dono, il primo dono che riceviamo è dell'amore che il donante ci offerisce in quella cosa che dona; poiché, riflette


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l'Angelico, l'unica ragione d'ogni dono gratuito è l'amore;4 altrimenti quando si dona per altro fine che di puro affetto, il dono perde la ragione di vero dono. Il dono che ci l'Eterno Padre del suo Figlio fu vero dono, tutto gratuito e senz'alcun nostro merito; che perciò si dice essersi fatta l'Incarnazione del Verbo per opera dello Spirito Santo, cioè per solo amore, come parla il medesimo santo Dottore: Ex maximo Dei amore provenit, ut Filius Dei carnem sibi assumeret (III p. q. 32, a. 1).5

Ma non solo per puro amore Iddio ci donò questo suo Figlio, ma ce lo donò con amore immenso. Ciò appunto volle significar Gesù, dicendo: Sic Deus dilexit mundum. La parola sic, dice S. Gio. Grisostomo, significa la grandezza dell'amore col quale Dio ci fe' questo gran dono: Verbum sic significat amoris vehementiam.6 E qual maggiore amore potea un Dio dimostrarci, che condannare alla morte il suo Figlio innocente per salvar noi miseri peccatori? Qui proprio Filio suo non pepercit, sed pro nobis omnibus tradidit illum (Rom. VIII, 32). Se l'Eterno Padre fosse stato capace di pena, qual pena avrebbe mai provata, allorché si vide indotto dalla sua giustizia a condannare quel Figlio amato quanto se stesso, a morire con una morte così crudele tra tante ignominie? Et Dominus voluit conterere eum in infirmitate (Is. LIII, 10): Voll'egli farlo morire consumato da' tormenti e da' dolori, dice Isaia.

Immaginatevi dunque di vedere l'Eterno Padre con Gesù morto in braccio, che ci dica: Uomini, questo è il Figlio mio diletto, in cui ho trovato tutte le mie compiacenze: Hic est


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Filius meus dilectus, in quo mihi bene complacui (Matth. XVII, 5). Ecco come ho voluto vederlo maltrattato per le vostre scelleraggini: Propter scelus populi mei percussi eum (Is. LIII, 8). Ecco come l'ho condannato a morte su questa croce, afflitto, abbandonato ancora da me che tanto l'amo. Questo l'ho fatto acciocché voi m'amiate.

O bontà infinita! O misericordia infinita! O amore infinito! O Dio dell'anima mia, giacché voleste morto per me l'oggetto più caro del vostro cuore, io vi offerisco per me il gran sagrificio che vi fe' di se stesso questo vostro Figlio; e per li meriti suoi vi prego a donarmi il perdono de' peccati, il vostro amore, il vostro paradiso. Son grandi queste grazie che vi domando, ma è più grande l'offerta che vi presento. Per amore di Gesù Cristo, Padre mio, perdonatemi e salvatemi. Se v'ho offeso per lo passato, me ne pento sopra ogni male. Ora io vi stimo, ed amo sopra ogni bene.

3. Ah chi mai se non un Dio d'infinito amore poteva amarci sino a questo segno? Scrive S. Paolo: Deus autem, qui dives est in misericordia, propter nimiam caritatem qua dilexit nos, cum essemus mortui peccatis, convivificavit nos in Christo (Eph. II, 4, 5). Chiama l'Apostolo troppo amore quest'amore che dimostrò Iddio, in donare agli uomini per mezzo della morte del Figlio la vita della grazia da essi perduta per li loro peccati. Ma non fu troppo quest'amore a Dio ch'è lo stesso amore: Deus caritas est (I Io. IV, 16). Dice S. Giovanni che in ciò voll'egli farci vedere dove giungeva la grandezza dell'amore d'un Dio verso di noi, in mandare il suo Figlio nel mondo ad ottenerci colla sua morte il perdono e la vita eterna: In hoc apparuit caritas Dei in nobis, quoniam Filium suum unigenitum misit Deus in mundum, ut vivamus per eum (Ibid., 9).

Eravamo noi morti per la colpa alla vita della grazia, e Gesù colla sua morte ci ha ritornati in vita. Eravamo noi miserabili, deformi ed abbominevoli; ma Dio per mezzo di Gesù Cristo ci ha renduti graziosi e cari agli occhi suoi divini: Gratificavit nos, scrisse l'Apostolo, in dilecto Filio suo (Eph. I, 6). Gratificavit, cioè, gratiosos nos fecit, dice il testo greco. Onde S. Gio. Grisostomo soggiunge che se vi fosse un povero lebbroso tutto lacero e deforme, ed alcuno gli sanasse il corpo dalla lebbra, e di più lo rendesse bello e ricco, quale


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obbligazione egli non conserverebbe a questo suo benefattore?7 Or quanto più siamo noi tenuti a Dio, poich'essendo le anime nostre deformi ed odiose per le colpe commesse, egli per mezzo di Gesù Cristo non solo le ha liberate da' peccati, ma di più le ha rendute belle ed amabili? Benedixit nos, in omni benedictione spirituali in caelestibus in Christo (Eph. I, 3). Commenta Cornelio a Lapide: Benefecit nobis omni dono spirituali.8 Il benedire di Dio è beneficare; l'Eterno Padre dunque, dandoci Gesù Cristo, ci ha colmati di tutti i doni, non già terreni nel corpo, ma spirituali nell'anima. In caelestibus, donandoci col Figlio una vita celeste in questo mondo ed una celeste gloria nell'altro.

Beneditemi dunque e beneficatemi, o Dio amatissimo, e 'l beneficio sia tirarmi tutto al vostro amore: Trahe me vinculis amoris tui.9 Fate che l'amore che mi avete portato m'innamori della vostra bontà. Voi meritate un amore infinito; io v'amo coll'amore che posso, v'amo sopra ogni cosa, v'amo più di me stesso. Vi dono tutta la mia volontà; e questa è la grazia che vi cerco: fatemi da oggi avanti vivere ed operare tutto secondo la vostra volontà divina, con cui voi altro non volete che il mio bene e la mia eterna salute.

4. Introduxit me rex in cellam vinariam, ordinavit in me caritatem (Cant. II, 4). Il mio Signore, dicea la sacra Sposa, mi ha portata nella cella del vino, cioè mi ha posti avanti gli occhi tutti i benefici che mi ha fatti per indurmi ad amarlo:


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Ordinavit in me caritatem. Dice un autore che Dio affin di acquistarsi l'amor nostro ci ha spedito contro, per così dire, un esercito di grazie e d'amore: Instruxit contra me caritatem tamquam exercitum (Gasp. Sanchez).10 Ma il donarci Gesù Cristo, dice Ugon cardinale, fu poi la saetta riserbata predetta da Isaia: Posuit me sicut sagittam electam, in pharetra sua abscondit me (Is. XLIX, 2). Siccome il cacciatore, dice Ugone, tien riserbata la saetta migliore per l'ultimo colpo a fermare la fiera, così Dio, fra tutti i suoi benefici, tenne riserbato Gesù, sino che venne il tempo della grazia, ed allora lo mandò come per ultimo colpo a ferire d'amore i cuori degli uomini: Sagitta electa reservatur; ita Christus reservatus est in sinu Patris, donec veniret plenitudo temporis, et tunc missus est ad vulneranda corda fidelium.11 Da questa saetta ferito, parla S. Gio. Grisostomo (Hom. de Turt.), dicea S. Pietro al suo Maestro: Signore, voi ben sapete ch'io v'amo: Domine, tu scis quia amo te (Io. XXI, 15).12

Ah mio Dio, io mi vedo circondato da ogni parte dalle finezze del vostro amore. Ancor io v'amo, e s'io v'amo, so che ancora voi m'amate. Ma chi mai potrà privarmi del vostro amore? Solo il peccato. Ma da questo mostro d'inferno voi per la vostra misericordia me ne avete a liberare. Io mi contento d'ogni male, della morte più crudele, anche d'essere distrutto


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prima che offendervi con peccato mortale. Ma voi sapete già le mie cadute passate, sapete la mia debolezza; aiutatemi, Dio mio, per amore di Gesù Cristo. Opus manuum tuarum ne despicias (Ps. CXXXVII, 8):13 Son fattura delle vostre mani, voi mi avete creato, non mi disprezzate. Se merito d'essere abbandonato per le mie colpe, merito non però che m'abbiate misericordia per amore di Gesù Cristo, che vi ha sacrificata la vita per la mia salute. Io vi offerisco i meriti suoi, che son tutti miei; e per questo io vi domando e spero da voi la santa perseveranza con una buona morte, e frattanto la grazia di vivere la vita che mi resta tutta a gloria vostra. Basta quanto v'ho offeso; ora me ne pento con tutto il cuore, e voglio amarvi quanto posso. Non voglio più resistere al vostro amore: tutto a voi mi rendo. Datemi la grazia vostra e 'l vostro amore, e fatene di me quel che volete. Mio Dio, io v'amo, e voglio e dimando di sempre amarvi. Esauditemi per li meriti di Gesù Cristo.

Madre mia Maria, pregate Dio per me. Amen, così sia.




1 “His enim verbis, Sic dilexit, et Deus mundum, ingens amor significatur.... Et quae postea sequuntur perinde vehementia sunt; ait enim: Ut Filium suum unigenitum daret; non servum, non angelum, non archangelum ait.” S. Io. CHRYSOSTOMUS, In Ioannem, hom. 27 (al. 26), n. 2. MG 59-159, 160.



2 In officio Sabbati Sancti, ad benedictionem Cerei.



3 “Amor habet rationem primi doni, per quod omnia dona gratuita donantur.” S. THOMAS, Summa Theol., I, qu. 38, art. 2, c.

4 “Donum proprie est dati irredibilis, secundum Philosophum (Topic. lib. 4, cap. 4, n. 12), id est quod non datur intentione retributionis: et sic importat gratuitam donationem. Ratio autem gratuitae donationis est amor; ideo enim damus gratis alicui aliquid, quia volumus ei bonum. Primum ergo quod damus ei, est amor quo volumus ei bonum. ” S. THOMAS, ibid.



5 “Conceptionem corporis Christi tota Trinitas est operata: attribuitur tamen hoc Spiritui Sancto, triplici ratione. Primo quidem quia hoc congruit causae Incarnationis quae consideratur ex parte Dei. Spiritus enim Sanctus est amor Patris et Filii... Hoc autem ex macimo Dei amore provenit, ut Filius Dei carnem sibi assumeret in utero virginali.” S. THOMAS, Sum. Theol., III, qu. 32, art. 1, c.



6 “Illud verbum, Sic dilexit, et illud, Deus mundum, immensam amoris significant vehementiam.” S. Io. CHRYSOSTOMUS, In Ioannem, hom. 26: Opera, III, Venetiis, 1574. - In Ioannem, hom. 27 (al. 26), n. 2. MG 59-159.

7 “Non dixit.... gratis donavit, sed.... gratos fecit: hoc est, non solum liberavit a peccatis, sed etiam fecit amabiles. Quemadmodum enim si quis scabiosum et peste ac morbo senioque et paupertate ac fame confectum et perditum, statim formosum fecerit iuvenem, omnes homines pulchritudine vincentem, e genis quidem splendorem valde emittentem, et micantium oculorumei aculationibus solis fulgores occultantem: deinde eum constituerit in ipso fiore aetatis, et postea eum purpura induerit et diadema imposuerit, et omni regio ornatu decorarit: ita nostram instruxit et ornavit animam, pulchramque fecit, desiderabilem et amabilem. Cupiunt enim angeli talem aspicere animam, archangeli quoque et omnes aliae Virtutes. Ita nos etiam fecit gratiosissimos, et sibi desiderabiles. Concupiscet enim, inquit, Rex speciem tuam (Ps. XLIV, 12).” S. Io. CHRYSOSTOMUS, In Epistolam ad Ephesios, hom. 1, n. 3. MG 62-14.



8Qui benedixit nos, id est, qui beneficit nobis.... omni benedictione, id est, omni bono, beneficio et dono, non terreno, ut sunt honores, opes, forma, robur, voluptates: has enim non venit ocnferre nobis Christus; sed spirituali.” CORNELIUS A LAPIDE, Commentaria in Epistolam ad Ephesios, in cap. I, 3.



9 Allusione a Os. XI, 4: In funiculis Adam traham eos, in vinculis caritatis.



10Et ordinavit in me caritatem. Adhuc perseverat sponsa reddere rationem cur non potuerit non amori succumbere. Nam talis sponsi officiis et blandimentis, aut eius voluntati, infiammatae pariter atque infiammanti, non obsequi, eius esset qui non officii modo curam, sed etiam humanitatem prorsus ac mentem exuisset. Id vero optime explicatur his verbis: ordinavit in me caritatem. Quod ut intelligatur magis, observandum est, omnium fere consensu hic metaphoram esse militarem: est eim, pro ordinavit, hebraice Diglo alai, id est: vexillum eius super me caritas, id est, instruxit contra me caritatem tamquam aciem. Sumitur autem hic vel pars pro toto, vel signum pro re significata, vexillum nempe pro exercitu.” Gaspar SANCHEZ, Centumputeolanus, S. I., Comment. in Canticum Canticorum (in cap. II, 4, n. 19), Lugduni, 1616, pag. 93.



11 “Et posuit me sicut sagittam electam: quasi sicut sagittarius optimas sagittas abscondit, donec tempus veniat extrahendi.... (Mystice de Christo: nota marginalis): Sagitta electa reservatur usquedum necesse sit; ita Christus quasi reservatus est in sinu Patris, donec venit plenitudo temporis, ut dicitur Gal. IV, 4. Et tunc missus est ad vulnerandum corda fidelium promissione bonorum et comminatione poenarum.” HUGO A SANCTO CHARO, O. P. Cardinalis primus, Postilla super Isaiam, in cap. XLIX, 2, gol. 110, col. 3. Opera, Venetiis, 1703.



12 “Ista sagitta vulneratus Petrus dicebat Christo: Domine, tu nosti quia diligo te.” Sermo (d' ignoto autore) de turture seu de Ecclesia. Inter Opera S. Io. Chrysostomi, MG 55-600.

13 Opera manuum tuarum ne despicias. Ps. CXXXVII, 8.




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