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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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335. AL P. D. EMANUELE CALDARERA DELLA CONGREGAZIONE DELL'ORATORIO.

Manifesta il suo parere intorno allo stabilimento della sua Congregazione nella Sicilia.

 

Viva Gesù, Maria, e Giuseppe!

 

NOCERA, 30 GIUGNO 1760.

 

Molto Revdo Padre e Pne colmo.

 

Ricevo l'altra sua carissima, e sempre più la ringrazio. Ma, Padre mio, come voglio mandare costì i soggetti, quando l'arcivescovo [di Palermo] si è dichiarato che non ci vuole? Bisogna aspettare e procurare, prima di tutto, questo consenso dell'arcivescovo. Vedete se da costì fosse persona che potesse


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da lui ottenerlo; ma già vedo che sarà difficile, mentr'egli poco se la tira co' Siciliani.1

Il Sig. Balì Bonanno sta forte in dire, esser necessaria prima anche la rappresentanza della deputazione del Regno.

Quello che mi spaventa si è che i Padri della Missione, dopo esser stati chiamati anche dal Vescovo in Sicilia con tante istanze, pure se n'ebbero da tornare.

Perciò, prima di mandare i Padri, non voglio certezza, ma almeno qualche soda probabilità, che non se ne abbiano a tornare con nostro disonore; tanto più che la spesa del viaggio è grossa, e poi costì la rendita per ora è poca. Io non ripugno, ma purché avessi qualche sicurezza per l'avvenire.

Le avviso poi, come appunto in questa settimana ho ricevuto una lettera di Monsignor [Andrea Lucchesi, vescovo] di Girgenti, dove mi dice per prima ch'esso non può mandarmi la limosina da me richiesta, perché sta esausto di spesa.

Ciò sarà stato imbroglio di alcuno, che in nome mio gli ha cercata questa limosina, mentre io affatto non mi sono sognato di ciò.2


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Mi scrive poi ch'esso ha fatta la rendita di cento cinquanta oncie,1 e presto spera di compirla sino a ducento, e che vuol fare una casa di missionari, d'esercizî spirituali e missioni, accanto del suo palazzo e che ivi ci vuole la nostra Congregazione.

Io gli ho risposto che sono pronto a mandar i soggetti, ma l'ho pregato, s'è possibile, che la casa la facesse fuori dell'abitato, e secondo la povertà del nostro Istituto, colle celle di dodici palmi e corridori di otto. Non so che ne succederà, perché il vescovo è vecchio, ed è di tardo moto.

Prego V. R. ad avvisarmi qualche cosa, se ne sa niente, e di darmi qualche istruzione su di ciò, e sopra tutto mi raccomandi a Gesù Cristo.

Mi rallegro che abbia a trattenersi costì per qualche altro tempo. Chi sa, fra questo tempo, se meglio si indirizzassero le cose. Resto, baciandole le mani

Di V. R.

 

Umo e devmo servitore vero

ALFONSO DE' LIGUORI della C. del SS. Redentore.

 

Conforme ad una antica copia.

 




1 Mgr Marcello Papiniano Cusano non era amato a Palermo, perché non era originario della Sicilia, ma del Napolitano e propriamente di Frasso, diocesi di Sant'Agata de' Goti.



2 Quest'imbroglio o, per dir meglio, questa truffa si trova così raccontata dal P. Tannoia nella Vita del Santo: " Un galantuomo napoletano, facendo abuso del venerato nome di Alfonso, scrisse in nome di lui a molti vescovi di Sicilia, chiedendo sussidio per le opere di pietà che aveva per le mani. Tutti, per la somma stima in che si aveva Alfonso, gli corrisposero con grosse somme di danaro. Ancorché sollecito fosse il galantuomo di prendere le lettere alla posta, una volta non però, così disponendo la Provvidenza, fu prevenuto dal nostro Fratello Francesco Tartaglione, che attendeva in Napoli al disbrigo de' comuni affari. Apre Alfonso la lettera in Pagani, e ritrova con istupore che Mgr Lucchesi incaricato aveva il suo agente di somministrargli ducati venti. Ringraziò Alfonso il prelato della cortese esibizione ed avvisollo nello stesso tempo che non esso, ma un qualche mariuolo, avevagli fatto in nome suo tal domanda. Più cortese gli rispose Monsignore; e volle che ricevesse il contante e l'impiegasse a sua disposizione."

1 L'oncia è moneta siciliana del valore di 3 ducati, ed il ducato pari a lire 4, 25.




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