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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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342. A SUOR MARIA ARCANGELA LIPPO,1 NEL MONASTERO DEL SS. ROSARIO IN MONTICCHIO, DIOCESI DI MASSALUBRENSE.

Le accorda un favore per quietarla, e le rimprovera la insistenza fattagli all'uopo.

 

Viva Gesù, Maria, Giuseppe e Teresa!

 

NOCERA, 22 DICEMBRE 1760.

 

Dunque per V. R., se morisse il P. Apice, non ci è speranza di salute?

signore, mi ha parlato il P. Antonio ed il P. Chiesa;2 ma


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non è stato possibile, perché il P. Apice sta in Gaeta per ordine del Presidente del Consiglio, tiene in mano quel Conservatorio di 300 persone (se non erro) e non può lasciare.1 Io ho faticato per farmelo venire, e non mi è riuscito.

Ma Dio mio! vi sono costì tanti confessori del paese per togliervi i vostri scrupoli, e voi non pensate ad altro che al P. Apice, il quale, se non stesse ora a Gaeta, starebbe alle missioni forse di Conza, più giorni lontano, e neppure potrebbe venire. Il demonio è quello che v'ha fatta ostinare in ciò per vedervi perduta.

Io, per compassione che ho della vostra anima, vi mando da qui questo altro nostro Padre, D. Celestino de Robertis. Questo è un buon Padre, non inferiore al P. Apice. Procurate subito la licenza del Vescovo per la facoltà di potervi confessare, e presto a lui dite tutti i vostri scrupoli.

Questo Padre mi servirebbe qua; ma io, per bene della vostra anima, lo mando con pena mia. Vi prego a servirvi di questo Padre, ora che l'avete; e se non volete a questo Padre comunicare la vostra coscienza, dopo che lo mando costà con tanto scomodo, non serve a cercarmi più né P. Apice, né altri della nostra Congregazione, perché non vi darò più risposta.

Via, dite tutto a questo Padre, e vi prego a sbrigarlo quanto più presto, perché egli serve qui. Né appresso pensate di mandarmi a cercare né questo né altri Padri. Il viaggio sino a Massa è molto scomodo. Resto ecc. Viva Gesù, Maria, Giuseppe e Teresa!

Se io avessi da mandare i miei compagni per tutti i monasteri, dove essi sono stati una volta colla missione (per tanti paesi lontani dove vanno continuamente) a levare gli scrupoli alle monache, sarebbe una bella cosa. Noi, quando siamo stati ad un paese, non ci accostiamo più.


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Dico ciò, acciò non mi nominate più il P. Apice, il quale affatto non lo posso far venire da Gaeta. Volesse Dio e lo potessi far venire per me! Viva Gesù, Maria, Giuseppe e Teresa!

Mi raccomandi a Maria SSma.

 

Umo servo

ALFONSO DE' LIGUORI della C. del SS. Redentore.

 

Conforme all'originale che si conserva presso le Madri carmelitane della città di Ferrara.




1 Nella Vita del P. Apice, si fa menzione di questa monaca come d'una persona di santissima vita. Ivi ancora si trovano alcune lettere che le furono scritte da questo Padre.



2 Il P. Chiesa, dell'Ordine eremitano di S. Agostino, della Congregazione di S. Giovanni a Carbonara, era un uomo molto dotto e grand'amico di S. Alfonso.

1 Il P. Tannoia, nella Vita di S Alfonso lib. II, cap. 47, parla lungamente della riforma di questo orfanotrofio, intrapresa e condotta felicemente a termine dai Padri della nostra Congregazione.






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