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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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364. A SUO FRATELLO D. ERCOLE DE' LIGUORI, IN NAPOLI.

Afflittissimo per la sua elezione alla dignità vescovile, lo prega di imprestargli una certa somma di danaro.

 

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

 

NOCERA, 21 MARZO 1762.

 

Fratello mio caro, io sono restato così stordito da questo precetto che ho avuto dal Papa, ad accettare il vescovado per ubbidienza, che sto come uno stolido, pensando che ho da lasciare la Congregazione dopo esservi stato trent'anni.

Del resto, vi ringrazio che volete improntarmi i danari per le spese. Se voi non volevate, io già aveva pensato di scrivere al Papa in ultimo caso, che io non aveva come fare per le Bolle e per tante altre spese che bisognano; e chi sa se forse questa impotenza m'avesse liberato dal vescovado?

Aveva scritto che il Cardinale Spinelli m'aiutasse a liberarmi, ed esso ha fatto tutto il contrario. Che voglio dire? Mi sacrifico alla volontà di Dio.

Ma pensate che il danaro che bisognerà sarà molto. Aspetto per altro da Roma la notizia del quanto. Ma per tutte le spese di Roma e di Napoli, forse vi vorranno da quattro mila ducati, o almeno 3500.

signore, s'intende che ho da restituire tutto il danaro, insieme con tutto l'interesse che patirete e avrete da pagare; ma vedete che non potrò restituirlo tutto insieme.

Se il vescovado rende 5000 ducati, penso che potrò restituire 1500 ducati l'anno, coll'interesse che patite; perché non mancheranno pensioni sopra il vescovado, ed a principio che vi entro, mi bisogneranno molte spese.

Di più, vi prego a far presto le diligenze; perché io voglio partire per Roma quanto più presto posso, perché ivi bisogna portare tutto il danaro per le Bolle ed altre spese, ed ivi avrò da trattenermi molto tempo, e voglio sbrigarmi prima che il Papa vada alla villeggiatura di maggio.


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In quanto alla casa, io non vorrei caricarmi di spese. Penso che, quando vengo in Napoli, mi basterà una o due camere dentro lo stesso quarto vostro di basso, dove posso ricevere poi qualche nobile, che viene a trovarmi; perché il quarticello di sopra resterà per li compagni, e d'altra parte non è cosa per me e per le genti che verranno a trovarmi.

In quanto poi alla carrozza, sì signore, l'avrò da comprare; ma voglio vedere se il vescovo passato avesse lasciato carrozza servibile, perché l'avrei a molto buon mercato. Per tanto, fate aspettare un poco a vendere la carrozza del marchese Valva, perché manderò a vedere alla diocesi, e se la carrozza del vescovo non serve, mi piglierò questa del marchese.

Io, in questa o nell'altra settimana, sarò in Napoli, e parleremo. Ma per il tempo che starò in Napoli, non mi bisogna comprare subito la carrozza e le mule che intendo pigliare: mi servirò della carrozza di Forcella, per le visite che ho da fare.

Vi prego una cosa per ora. Io ho d'andare a Caserta a visitare i Reggenti, e bisogna che mi trattenga una sera a Caserta. Vorrei stare quella sera nel convento de' Carmelitani. Onde vi prego di parlare, o pure di mandare il portiero della Piazza al Priore del Carmine, acciocché mi procurasse il comodo di potere stare una sera in quel convento.

Voi vi siete rallegrato, ed io non fo altro che piangere. Dove mi stava apparecchiato il vescovado nella vecchiaia? Ma sia sempre fatta la divina volontà, che mi vuol martire in quest'ultimi anni di vita! Ho perduto il sonno, l'appetito, e son diventato stolido in pensare che il Papa non mai tali precetti, ed a me l'ha voluto dare.

Saluto Da Rachele,1 e v'abbraccio.

 

Di V. S.

 

Affmo fratello

ALFONSO, vescovo eletto di Sant'Agata.

 

[P. S.] Io oggi, domenica, sto poco bene; stamattina mi è venuta la febbre, e questa sera, quando scrivo, non mi è passata ancora.

 

Conforme ad un'antica copia.

 




1 Da Rachele, moglie di D. Ercole.




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