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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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409. AL P. D. DONATO MELACCIO, NELLA CASA DI PAGANI.

Lo conforta soavemente nella morte imminente.

 

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

 

[AIROLA], 12 GENNAIO 1763.

 

Figlio mio caro, Dio sa la pena che mi ha cagionata la vostra infermità sin dal principio; ma mi rassegno alla volontà di Dio che così dispone.

E così rassegnatevi ancora voi, abbandonandovi tutto nelle braccia del vostro buon Dio che vi vorrà togliere da questo mare così pericoloso del mondo, perché vi vuole salvo.

Consolatevi e statevi sicuro della vostra salute eterna, perché morite in Congregazione. Poveri coloro che sono stati nostri, e muoiono fuori della Congregazione! Che serve la vita, se non per fare una buona morte in grazia di Dio?

Della vostra buona morte io ve ne assicuro, e così che andate più cercando? Che più bella cosa, finire il tempo di fare più peccati ed uscire dal pericolo di perdere più Dio?

Quando dunque vi affliggerà il pensiero della morte, ravvivate la confidenza e la rassegnazione, e dite: Mentre ora Dio vuole che io lasci il mondo, questo è il meglio per me. Chi sa, se foste campato, che non vi si fosse svoltato il cervello, come si è svoltato a tanti, e sareste morto fuori della Congregazione, e Dio sa in quale stato?

Allegramente! Dio vi vuole salvo. Se egli vi chiama all'altra vita, non lasciate di raccomandarmi alla Madonna, alla quale io vi raccomando prima e dopo la vostra morte, se la vostra sarà prima della mia. Ma se voi andate prima di me all'eternità, poco potrò io tirare a seguitarvi. E così spero tra poco di rivederci in luogo di salute ad amare Dio, senza pericolo d'esserne più separati.

Vi priego ora a stare attento a non perdere cosa da offerire a Dio, così in quanto alle pene dell'infermità, come in quanto alla poca assistenza che qualche volta proverete.


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Quando vi vedete più solo e più abbandonato, allora stringetevi più con Dio, perché allora certamente Iddio più v'assiste. Ora sieno sempre nella vostra bocca questi nomi: Gesù Cristo mio caro; Mamma mia cara, acciocché così dicendo possiate morire.

signore, io vi assolvo d'ogni difetto commesso intorno a' voti. Prendete i rimedi che vi danno, ma tutta la vostra speranza e volontà sia di volere solo quel che vuole Dio. Terminate, come mi avete scritto, la vostra vita con fare l'ubbidienza; ché così non potete errare.

In fine vi mando mille benedizioni. A rivederci in Paradiso tra breve! Siate benedetto! Amen, amen.

Di nuovo vi abbraccio e vi benedico. A rivederci nell'eternità beata!1

Viva Gesù e Maria!

 

Fratello ALFONSO del SS. Redentore vescovo di Sant'Agata.

 

Conforme all'originale che si conserva nell'archivio della nostra casa di Pagani.

 




1 Il P. D. Donato Melaccio morì il 22 aprile 1764. Nato in Calitri il 18 luglio 1732, si ritirò da giovane nella Congregazione, ove visse da semplice convittore un anno e mezzo, prima di poter cominciar il noviziato. Fu ammesso alla professione il 16 luglio 1752. " Fece poi gli studi con gran profitto spirituale e temporale. Dopo il sacerdozio, fu applicato all'officio della santa predicazione con molto vantaggio delle anime. Pareva uno stupore come un uomo di statura piuttosto bassa che alta avesse una voce così ampia, che faceva rimbombare tutta la chiesa e scuoteva i cuori dei peccatori più duri ed ostinati. Ma col tanto sforzarsi nel predicare, gli venne nel pulpito medesimo un butto di sangue che col tempo si andò sempre avanzando in maggior quantità. Egli era sempre allegro, perché moriva per amor di quel Redentore che aveva dato per noi il suo sangue e la sua vita. Spirò finalmente la sua bella anima il 22 aprile 1764 nel collegio di Pagani, dove fu sepolto. " Così il P. Giuseppe Landi nella sua Cronaca.




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