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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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433. ALLE MONACHE DI FRASSO.

Come mezzo efficacissimo di perfezione inculca loro l'osservanza della Regola, indicandone specialmente alcuni punti.

 

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

 

SANT'AGATA, 22 APRILE 1764.

 

Molto RR. Madri e Figlie mie in Gesù Cristo.

Io non ho potuto sinora venire a riverirvi, come desiderava; ma spero venire senza meno in questo giugno. Vengo pertanto con questa mia a ricordarvi il fine, per cui siete venute in cotesto monastero.

Voi avete lasciato il mondo per assicurare la salute eterna e per esser tutte di Gesù Cristo; siete venute in somma a farvi sante. E questo è quello che io vi raccomando: fatevi sante, e non vogliate, dopo aver lasciato il mondo, e dopo esservi chiuse tra quattro mura, mettervi a pericolo di perdervi per sempre.

Cotesta comunità incominciò bene; ma ora non è quella che fu a principio. Siete buone religiose, ma Gesù Cristo non è contento di voi, perché vi vuole tutte sante.

 


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Io, come vostro Padre che vi amo assai in Gesù Cristo, desidero di vedervi sante, ma sante di verità e non di nome, e perciò bisogna che si mettano in osservanza tutte le Regole.

Io non voglio aggiugner niente, acciocché nessuna si lamenti; ma voglio che da oggi avanti si osservino con rigore quelle stesse Regole, che voi avete abbracciate. Raccomando specialmente le seguenti cose:

Per primo, il silenzio della mattina e della sera avanti l'orazione e dopo la ricreazione, e nella chiesa, dormitorio, sagrestia e refettorio; dove se si parla, non è più refettorio di Religiose, ma diventa taverna di secolari. E perciò raccomando ancora, come dice la Regola, che si legga sempre qualche libro di Vite de' Santi per tutta la prima tavola, e nella seconda sino alla fine della prima pietanza, e nel sabato si leggano le Regole sino alla metà della tavola.

Per secondo, raccomando che la ricreazione si faccia in comune nella stanza a ciò destinata, e non già separatamente in altri luoghi.

Per terzo, raccomando l'osservanza della Regola di non entrare nella cella delle altre, senza espressa licenza della Priora. Questa è una regola sacrosanta, tolta la quale, ne vengono mille sconcerti e pericoli.

Per quarto, raccomando che si tenga sempre la porta chiusa, che non si apra senza preciso bisogno e licenza del Superiore, e neppure per causa de' parenti. Inoltre raccomando che nel monastero non si facciano entrareuomini, né donne, né fanciulli, senza licenza del vicario del monastero. Io perdo il concetto di quelli monasteri, dove si apre la porta senza necessità. È vero che in alcuni monasteri ciò si pratica con libertà, ma tali monasteri io li chiamo serragli, non già case di Sante.

Quinto, raccomando tener il velo calato avanti agli uomini, secondo a quello che dice la Regola. Questa regola più edificazione, che il vedere le monache in estasi.

Sesto, raccomando sommamente che si faccia il capitolo delle colpe ogni sabato, dove la Priora, o altra religiosa per


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commissione della Priora, faccia qualche breve esortazione sopra qualche difetto che si vede nella Comunità; oppure sopra qualche regola speciale, come dell'orazione, della mortificazione, ubbidienza, povertà, mansuetudine, carità l'una coll'altra e specialmente colle inferme, della modestia, della rassegnazione alla volontà di Dio nelle cose contrarie, o altre cose simili.

Settimo, che ogni mese senza meno la Priora tenga consulta colla Vicaria e Discrete, conchiudendosi le cose co' voti della maggior parte, come dice la Regola: così le cose vanno più ordinate e si tolgono i lamenti delle monache.

Ottavo, che la Priora faccia la visita delle celle sette o otto volte l'anno, come dice la Regola; almeno ogni due mesi nel primo lunedì, per vedere se vi sono cose superflue contro la Regola.

Per ultimo, raccomando che ognuna faccia la lezione spirituale in cella, tra quell'ora di silenzio dopo la recreazione; e nell'estate si può fare dopo un'ora di riposo, perché allora poco si dorme la notte.

E raccomando anche che ognuna faccia, in ogni anno, gli esercizî spirituali in particolare per otto giorni, ritirata in silenzio, senza scendere alle grate.

Spero, quando verrò in questo giugno, di vedere poste in osservanza tutte le cose della Regola, e specialmente queste che ho raccomandate.

Non ci è rimedio: Dio vi vuole sante, e bisogna compiacerlo. Persuadetevi che queste cose solamente vi faranno fare una morte contenta; tutte le altre vi daranno pena e rimorso di coscienza, e vi faranno morire inquiete.

Speriamo poi nel Signore di aver la grazia della clausura; [ma] io già mi sono protestato e ritorno a protestarmi, che se non vedo posta in esecuzione la Regola, per la clausura io non ci metterò mano; e senza la mano mia, Roma non accorderà la clausura.

Benedico tutte, una per una, e specialmente la Priora che sarà fatta, a cui di nuovo raccomando le cose raccomandate


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e tutte le officiali, acciocché ognuna attenda a fare perfettamente l'officio suo; ed ognuna mi raccomandi specialmente a Gesù Cristo, quando fa la visita al SS. Sacramento.

E resto protestandomi

Delle RR. VV.

 

Devmo ed obblmo servo

ALFONSO MARIA vescovo di Sant'Agata.

 

Conforme all'originale che si trova nella diocesi di Sant'Agata de Goti.




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