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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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435. AD UNA MONACA DI SUA DIOCESI.

A confortarla, le spiega la natura della tiepidezza.

 

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

 

DURAZZANO, 15 GIUGNO 1764.

 

Accludo qui la licenza per il P. Guardiano, perché stimo che può giovarle per sollievo di spirito il conferire con tal Padre le cose dell'anima.

Del resto, non si accori per vedersi tediosa e distrutta in tutti gli esercizî divoti che fa, sin nelle comunioni, parendole che le faccia senza divozione e senza fede.

La tiepidezza non consiste nel sentir tedio e svogliatezza nell'orazione e divozione; basta che quelle si facciano con buon fine e non si tralascino. La tiepidezza dannosa è quella che ci fa tralasciare gli esercizî divoti, o per non aver quel tedio o per non privarci de' divertimenti terreni.

Tiri dunque avanti V. R. e séguiti, quando può farli, gli esercizî che fa, ancorché le paiano tutti perduti, e lasci fare a Dio.

Ed in quanto a' difetti che commette, dopo il difetto non si disturbi; faccia un atto di amore a Dio e ripigli la carriera. Abbiamo che fare con un buon Signore, il quale, quando vede l'anima umiliata, subito se l'abbraccia e stringe.

Quando ci è che fare per la comunità, non importa che lasci tutte le sue orazioni.

Non lasci di raccomandarmi a Gesù Cristo, quando fa la visita al Sacramento.

La benedico e resto, ecc.

 

Conforme all'edizione romana.




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