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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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446. A D. FRANCESCO DI FILIPPO, ARCIPRETE DI FRASSO.

Vuole assolutamente l'erezione di una nuova parrocchia.

 

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

 

SANT'AGATA, 3 DICEMBRE 1764.

 

Molto Illustre e molto Revdo Signore mio ossmo.

 

Sono andato odorando che V. S. non giudica opportuno di fare l'altra parrocchia o sia grancia ne' luoghi bassi di Frasso.

Ma io, come le dissi già in Frasso, la stimo cosa non solo utile ma necessaria. Le ragioni che mi muovono, V. S. stessa può pensarle.

occorre dire che in Frasso già vi sono due chiese: poiché queste stanno all'ultimo confine sopra del paese, e stanno quasi attaccate l'una coll'altra; onde la maggior parte del popolo ne sta lontana e non può salire alle parti di sopra senza molto incomodo; e questo appunto è il caso del Concilio di Trento, sess. 21, C. 4, in cui dice il Concilio che il vescovo può costituire nuove parrocchie, assegnando a suo arbitrio una rendita competente al nuovo parroco da' frutti spettanti alla chiesa matrice.

V. S. in Frasso mi si dimostrò condiscendente in fare quest'opera, ma ora se ne dimostra svogliato.1 Io stimo all'incontro avanti a Dio che in ogni canto si ha da fare questa nuova chiesa, ed in ogni conto voglio essere ubbidito.

In quanto al luogo, ben si troverà: a principio si farà una cappella, col disegno d'ingrandirla poi quando vi sarà più soccorso.


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Almeno bisogna assegnare al parroco, che ci ha da venire, la congrua di ducati cento, e ducati venti o almeno dodici per tenere un sostituto. Se poi vogliono unire le rendite dell'arcipretura al collegio, io non dissento, purché vi siano queste condizioni:

Per prima, che si assegnino ducati duecento all'arciprete e ducati quaranta ad un economo, acciocché vi possa vivere un sacerdote forestiere, quando non vi fosse sacerdote idoneo nel paese; e questo sostituto si ha da destinare dal vescovo pro tempore.

Per seconda, che si assegnino i ducati centododici al parroco di basso; il quale assegnamento si ha da fare in ogni caso, o succeda o non succeda l'annessamento delle rendite al collegio.

Per terza, che nell'elezione de' canonici si muti natura e si eleggano come in tutte le altre collegiate; e sarà anche espediente che, restando per ora i canonici che vi sono, in avvenire essi non siano più di diciotto, o al più ventiquattro, ma meglio sarebbe diciotto, acciò ognuno possa mantenersi col suo decoro.

Del resto, torno a dire: la chiesa di basso assolutamente si ha da fare.

Ho voluto scriverle questa, acciocché V. S. sappia che questa è la volontà risoluta. Aspetto risposta per poter prendere i dovuti espedienti all'affare.

La benedico e resto, ecc.

 

Conforme all'edizione romana.




1 Il P. Tannoia (Vita di S. Alfonso lib. III, cap. 25) scrive così intorno a quest'affare: " Nella terra di Frasso avendo Alfonso veduto che molte anime non potevano comodamente essere aiutate dal parroco, per esser troppo lontane dalla chiesa arcipretale, voleva dividere la cura, e situare in una chiesa ivi esistente un economo curato, dipendente dalla principale. Ma vi si oppose gagliardamente l'arciprete."




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