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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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470. A D. FRANCESCO ANDREA MOSTILLO, AGENTE DEL DUCA DI MADDALONI.

Dice dell'erezione d'un monastero in Sant'Agata e del gran bene che è per derivarne alla città.

 

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

 

SANT'AGATA 25 LUGLIO 1765.

 

Illmo Sig. Sig. Pne mio ossmo.

Per grazia di Dio ho ricevuta oggi la lettera dell'abbate Puoti,1 [dove si dice] che nel giorno 19 luglio, essendo stata riferita in Congregazione la supplica per il monastero di S. Agata, insieme colla mia relazione per l'assenso così circa la nuova apertura di monastero di clausura come circa l'assegnamento dalle cappelle ecclesiastiche,2 è stato accordato l'uno e l'altro juxta votum episcopi, e che già lo stesso abbate Puoti presto ne incamminava la spedizione.

Mi dispiace che V. S. Illma, come sento, tarderà molto a venire e forse verrà dopo la mia partenza da Sant'Agata, che sarà, fatta qui la festa dell'Assunzione di Maria. Onde la prego, subito che viene, a favorire di venirmi a trovare o a Sant'Agata o ad Arienzo, dove vado colla Visita e dove mi tratterrò tutto questo inverno.

Frattanto bisognerà pagare in Roma la spesa della spedizione delle Bolle; e perciò ho mandato a chiamare il P. Barbieri, acciocché mi somministri, subito che bisogna, il danaro per detta spesa.


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E quando V. S. Illma viene, vogliamo consultare di nuovo il modo per cominciar presto a mettere il monastero in piedi, secondo già qui discorremmo; poiché al sussidio delle Cappelle che manca per questi due o tre altri anni, possono supplire le paghe delle educande, ed io, come ho detto, prometto ancora per questo tempo di dare cento ducati l'anno per vedere cominciata quest'opera di tanta gloria di Dio, per mezzo della quale spero che abbia a ridursi questa benedetta città di Sant'Agata.

Le orazioni di tal monastero l'hanno da ridurre, mentre già vedo che forza umana non può arrivarci; ed è certo che se quest'opera non si fa in vita mia, non si farà più. Si farà bensì il monastero, ma riuscirà come tutti gli altri fondachi di donne chiuse, come stanno in questa diocesi, che inquietano il vescovo, le loro case e li paesi dove stanno.

Ma se riesce il monastero colla Regola del SS. Redentore, sarà la gioia non solo di questa diocesi, ma di tutta questa provincia per lo buon odore che daranno; e le vostre figlie staranno più contente in questo monastero, che non istanno contente le monache di S. Chiara e di Donna Regina di Napoli1, con tutti i duecento e trecento ducati di vitalizio che tengono.

Onde la prego, subito che viene, ad affaticarsi ed andare attorno per gli altri che hanno da mettere le loro figliuole, acciocché presto si cominci: e non importa che le cose non siano tutte compite; per la via si finisce d'aggiustare la salma. Tutte le prime fondazioni cominciano colle cose incomplete.

Io già scrivo alle monache2 la grazia ottenuta da Roma, acciocché si apparecchino.

Resto rassegnandomi e con ossequio mi dico ecc.

 

Conforme all'edizione romana

 




1 Francesco Paolo Puoti, fratello di Monsignor Antonio Puoti arcivescovo di Amalfi, faceva allora la sua dimora in Roma. " Conobbi - così egli nel Processo di beatificazione del Santo - la prima volta di persona il servo di Dio, allorché nell'anno 1767, eletto vescovo di S. Agata, si portò nell'alma città di Roma per approvarsi e consacrarsi, ed io ebbi l'onore di assisterlo così nell'una, come nell'altra funzione ecc. ecc."....



2 Per la fondazione del monastero, il Santo aveva dal Papa la licenza di prendere sulle Cappelle ecclesiastiche ducati annui novantasette, ed ottenne dal Sovrano altri centoventicinque sulle Cappelle laicali.



1 Il monastero S. Maria Donna Regina, fondato nel 1305 dalla regina Maria, moglie di Carlo II re di Napoli e figliuola di Stefano IV, re d'Ungheria.



2 Cioè alle monache di Scala, destinate ad essere le fondatrici del nuovo monastero.






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