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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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472. AL PRINCIPE DI CENTOLA, UNO DE' REGGENTI DEL REGNO NELL'ETÀ MINORE DI FERDINANDO IV.

Richiama l'attenzione di lui sopra una pessima libreria, impegnandolo a volerne impedire i funesti effetti.

 

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

 

SANT'AGATA, 16 AGOSTO 1765.

 

Prego V. Ecc. ad avere la pazienza di leggere tutta questa mia. Qui non tratto di qualche mio interesse, ma parlo dell'onor di Dio e della Fede.

È troppo grande la rovina che cagiona in Napoli quel libraio francese N. N., che abita alla strada di S. Chiara. Costui si fa venire continuamente libri da Francia, dove al presente si piange da per tutto da quei buoni prelati, per tanti libri infetti


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di ateismo che escono ivi alla giornata e senza ritegno. Egli poi li vende a tutti in Napoli.

Dalla città passa indi la peste di questi libri ad infestare tutte le nostre diocesi del Regno. E il male cresce di giorno in giorno, per lo spaccio continuo che si fa di tali opere. Tanto più che oggidì, in Napoli, corre la massima di non bisognarvi più licenza per leggere qualunque libro proibito. Ultimamente, come ho saputo, questo libraio si ha fatto venire una balla di questi libri impestati.

Io di ciò ne feci supplicare in Napoli l'Emo Arcivescovo, ma altro non mi fu risposto che esso ancor ne piangeva.

Sig. principe mio veneratissimo, a questo male V. Ecc., colla sua autorità e zelo, può rimediare. Io ho voluto scrivere a V. Ecc., sapendo quanto è zelante ed ama l'onor di Dio. È vero che la Francia è la sorgente di questi libri, ma pure in Francia dalla Corte si fa ricerca di tali libri e si bruciano. Ma il libraio in Napoli liberamente li vende a tutta passata. Perché non si ha da mandare a rivedere da quando in quando la bottega e la casa di questo libraio e, trovando libri infetti, bruciarli con rigore?

Perdoni se parlo così; così mi fa parlare la rovina che vedo di tutto il nostro Regno nella Fede, per cagione di questi maledetti libri. Io non pretendo risposta di questa mia, ma spero che la pietà di V. Ecc. abbia da rimediare a questo gran male.

Resto facendole profondissima riverenza, e pieno di stima umilmente mi raffermo, ecc.

 

Conforme all'edizione romana.




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