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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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474. AI PADRI E FRATELLI DELLA CONGREGAZIONE DEL SS. REDENTORE.

Zelo del Santo per la regolare osservanza; Varii avvisi, particolarmente ai giovani.

 

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

 

SANT'AGATA, 27 AGOSTO 1765.

 

Dilettissimi Fratelli in Gesù Cristo.

 

Sento con molta mia pena che lo spirito è molto decaduto ne' soggetti della nostra Congregazione.

Prego ognuno d'oggi avanti di badare a sé, perché io non posso soffrire di vedere in vita mia rilassata l'osservanza. Come sento, ora poco piace la povertà e la mortificazione. Dunque siam venuti alla Congregazione a star comodi e spassarci? Meglio era restarci alle case nostre.

L'ubbidienza poi a' Superiori sento ch'è andata a terra. Finita l'ubbidienza, è finita la Congregazione. Perdendosi l'ubbidienza, che cosa diventeranno le nostre case, se non ridotti d'inquietudini, di contrasti e di peccati?

Io mi ho chiamato qui il P. Vicario D. Andrea Villani, e gli ho detto che de' difetti gravi e notabili ora ne voglio essere inteso io; perché a' difetti notabili si daranno notabili mortificazioni, e chi si conoscerà incorreggibile andrà fuori. La Congregazione non ha bisogno di molti soggetti, ma di soggetti che vogliano farsi santi; e basta che ne restino dieci, i quali amino veramente Dio.

È troppa ingratitudine a Dio, che, mentre egli sta sollevando la Congregazione, noi lo paghiamo d'ingratitudine. E che, vogliamo diventare come tanti altri, che sono più presto di scandalo alla Chiesa che di edificazione?

Io ho ammonito il P. D. Andrea che egli nel suo governo è troppo debole e dolce, e perciò ho detto che delle cose più gravi voglio esserne io inteso. E Prego ognuno ad avvisarmi degli sconcerti più gravi, quando ne avrà avvisato il P. Villani e vedrà che non vi si rimedio; perché allora ben troverò io la strada di rimediarvi. Il Signore a questo fine mi mantiene ancora in vita.


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Specialmente raccomando ai giovani che non fomentino quest'ansia di predicare. Vorrei che avessero ansia di dar gusto a Gesù Cristo.

Niuno dimostri di voler predicare, se non gli è imposto dall'ubbidienza.

E prego tutti, specialmente li giovani, a ben rivedere e studiare quel che han da dire in pubblico, ancorché fosse un sentimento di notte. Ora si predica a staccio; e poi perché ci lamentiamo di sentir dire dagli altri che predichiamo allo sproposito?

Ogni giovane senza meno si faccia rivedere le prediche da qualche Padre intendente, come dal P. Caione, dal P. Rizzi, e simili. Ed ognuno poi, quando va a predicare o a far l'istruzione, studi e rilegga attentamente quello che ha da dire, acciocché tutto sia ordinato e sodo, senza frasi toscane, ma alla familiare, perché questo è lo stile de' missionari. E chi farà altrimenti sarà proibito dal predicare.

E prima di tutto bisogna attendere alla mortificazione, e a dar gusto a Dio; altrimenti il Signore non ci concorre e predicheremo al vento.

Benedico tutti, ma benedico coloro che hanno buona intenzione; altrimenti se non li maledico io, li maledirà Iddio, e li caccierà della Congregazione.

 

Fratello ALFONSO MARIA, del SS. Redentore e vescovo di Sant'Agata.

 

Conforme all'originale che si conserva nel nostro archivio generalizio in Roma.




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