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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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486. AL MEDESIMO.

Obbligo del parroco di correggere i suoi parrocchiani.

 

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

 

[1 DICEMBRE 1765].

 

Ho letta la risposta fatta da V. S. a questo D. Felice [Verzella] mio segretario, circa la pratica di Carlo Esposito con Grazia di Palma, il quale verisimilmente seguiterà a vivere in quella.

Quelle ultime parole scritte nel suo biglietto, della protezione che godono questi tali, io non intendo che vengano a dire. Sarebbe bene che V. S. si spieghi, acciocché io vi possa metter rimedio.

Del resto non mi sono piaciute quelle parole: altro non mi è rimasto del mio obbligo, che parlare e predicare dall'altare; perché il parroco contro gli scandali dee sempre insistere e correggere, ancorché la correzione la preveda affatto inutile: altrimenti gli altri scandalosi, vedendo che il parroco non parla più, piglierebbero animo a seguitare il male, e gli uomini dabbene si scandalizzerebbero in vedere che lo scandalo seguita ed il parroco tace.

Ciò non lo scrivo ora, ma già l'ho scritto da gran tempo nella mia Morale, e questa dottrina l'ho consigliata con altri uomini dotti.

La benedico e resto

 

Di V. S.

Affmo servitore

ALFONSO MARIA, vescovo di Sant Agata.

 

Conforme ad un'antica copia.




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